The Life of Chuck (Recensione)

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Recensione a cura di Albyrinth  - tutte le immagini sono copyright degli aventi diritto

Nota Importante: la seguente recensione potrebbe contenere alcuni SPOILER minori sul film The Life of Chuck, grazie.

Non c'è dubbio che Stephen King sia uno degli autori che è stato adattato maggiormente tra cinema, televisione e fumetti, ma, a conti fatti, i film e le serie TV tratti dai suoi romanzi e racconti horror hanno sempre oscillato tantissimo in termini di qualità, spesso risultando terribilmente didascalici o incapaci di evitare che le tipiche tematiche dello scrittore del Maine inglobino la narrazione. Discorso totalmente differente per la produzione "Non-Horror" di Stephen King, che ha sempre trovato terreno fertilissimo al cinema, basti pensare al capolavoro Le Ali della Libertà, allo splendido Stand By Me (diretto dal compianto Rob Reiner), all'emozionante Il Miglio Verde e al tesissimo L'Allievo. A questo poker d'assi si aggiunge ora The Life of Chuck, basato sull'omonimo racconto [La Vita di Chuck in italiano] contenuto nella raccolta Se Scorre il Sangue: a curare l'adattamento è questa volta Mike Flanagan,  uno che, con Il Gioco di Gerald e Doctor Sleep (ma anche con il palese e riuscito omaggio di Midnight Mass) ha dimostrato di avere un grandissimo felling con la narrativa kinghiana. Il buon Mike ce l'avrà fatta nella difficilissima missione di creare un film degno di stare con i quattro citati poche righe più sopra? La risposta è decisamente positiva, nonostante The Life of Chuck si possa considerare a tutti gli effetti un flop al botteghino.

Uno dei cartelloni fittizi presenti nel primo atto del film The Life of Chuck

Apocalissi e Danze

Da alcuni giorni si stanno verificando una serie di catastrofi sempre più drammatiche nel mondo. Mentre il professore di letteratura Marty Anderson (interpretato da Chiwetel Ejiofor) sta tenendo l'ora di lezione alla sua classe di bambini improvvisamente tutta la rete internet mondiale salta in seguito all'arrivo del "Big One", il temutissimo terremoto che ha fatto staccare gran parte della California dal continente. Mentre l'ondata di panico cresce e le catastrofi continuano a succedersi, Marty comincia a notare degli stranissimi cartelloni in cui viene ringraziato un certo Charles "Chuck" Krantz (interpretato da Tom Hiddleston) per i suoi 39 anni di servizio in una non ben precisata azienda. Mentre è chiaro che la Terra stia per affrontare un'Apocalisse (con Marty che tenta di raggiungere la ex-moglie Felicia, interpretata da Karen Gillan), i cartelloni e le pubblicità che ringraziano Chuck cominciano ad apparire dappertutto. Ma chi è questo Chuck? E qual è il suo legame con le catastrofi? Lo scopriremo nel secondo e terzo atto della pellicola, dove è narrata la storia del personaggio (inclusa una lunghissima sequenza di ballo) e sarà finalmente spiegato il mistero dietro quei cartelloni.

La scena della cupola, presente nel film the Life of Chuck

Un'Affinità Elettiva

Non c'è dubbio che Mike Flanagan abbia una sorta di affinità elettiva (seconda forse solo a quella di Frank Darabont, regista dei già citati Le Ali della Libertà e Il Miglio Verde, oltre che del cattivissimo The Mist) con la narrativa di Stephen King, essendo riuscito a portare su grande schermo in modo brillante due romanzi tutt'altro che scontati: Il Gioco di Gerald e addirittura il seguito di The Shining, ovvero Doctor Sleep. In entrambi i casi, il materiale di partenza era ostico e presentava diverse criticità (trama e finale per il primo; un romanzo lunghissimo e le diatribe mai risolte tra King e la famiglia Kubrick per il secondo), ma Flanagan è riuscito nel mezzo miracolo di portare a casa brillantemente il risultato. Certo, in particolare Doctor Sleep è un film troppo lungo, con la prima parte francamente un po' troppo lenta, ma essere riuscito a fare un'opera che riuscisse a conciliare la visione originale di The Shining e la versione cinematografica di Stanley Kubrick (sempre abbondantemente criticata da King stesso) è stato un risultato pazzesco. Con The Life of Chuck, però, Mike Flanagan si è superato, riuscendo ad adattare un racconto non semplice e sicuramente non banale, mantenendosi fedele al racconto originale, ma  riuscendo però a sfruttare al massimo la magia del cinema per farlo respirare adeguatamente, creando un'opera memorabile.

Una scena con l'attrice Karen Gillan, tratta dal film The Life of Chuck

Sceneggiatura e Messa in Scena da Applausi

A fare la differenza sono in particolare due fattori, ovvero la sceneggiatura e la messa in scena. Lo script, opera sempre dello stesso Mike Flanagan, è molto calibrato e non rinuncia alla complessità del racconto originale, mantenendo la stessa narrazione non cronologica (sostanzialmente il film è narrato a ritroso) ed evitando spiegoni inutili che avrebbero reso il primo atto troppo didascalico. Il regista americano, invece, dà chiaramente le chiavi di lettura allo spettatore trattandolo in modo intelligente e inserendo piano piano gli elementi decisivi a decifrare cosa significhi veramente l'Apocalisse e i vari cartelloni. È inoltre importante sottolineare come, dopo un primo atto davvero splendido con bei tocchi surreali, la pellicola non si afflosci quando deve passare a una narrazione più "realistica", anzi, Flanagan ci guida per mano alla scoperta della vita di Chuck, tanto interessante, quanto, sostanzialmente, "normale": merito di un'ottima gestione del ritmo (a parte un paio di scene, ma ne parliamo tra un paio di paragrafi) e per dialoghi ben fatti e mai noiosi, anche quando sono, per forza di cose, molto corposi. Altro punto di interesse è la messa in scena, con Flanagan che dimostra ancora una volta le sue ottime capacità registiche, con inquadrature ben studiate e mai banali, una fotografia notevole, un utilizzo ben dosato di simmetrie e la scelta di color correction differenti (più freddo il primo atto, ipersaturo il secondo e più virato a toni seppia il terzo) che si adattano perfettamente ai tre atti. Insomma, The Life of Chuck è un film girato in modo alquanto mirabile e soprattutto personale, ben lontano dall'estetica pulitina e convenzionale del prodotto medio da streaming o da quella forzatamente "analogica" di molte produzioni indipendenti.

Un Ottimo Cast

Si tratta di un film diretto da Mike Flanagan, quindi sì, il regista americano ha "riciclato" una buona parte del cast impegnando attori con cui aveva già lavorato al cinema o in TV: un giochino che ormai è ben palese, ma che dimostra in primis che Mike deve essere una persona molto piacevole con cui lavorare e che il regista ha la dote rara di fare rendere al massimo il cast, una qualità non certo banale. È innegabile che, Tom Hiddleston a parte, non ci siano attori di serie A, ma ottimi caratteristi che sembrano rendere quasi oltre le proprie possibilità grazie alla sceneggiatura cucita addosso ad ognuno da Mike Flanagan. Due buoni esempi? Innanzitutto Mark Hamill nel ruolo del nonno di Chuck, burbero, disincantato [e semi-alcolizzato, è pur sempre un personaggio inventato da Stephen King], ma anche profondamente umano, che riesce a tirare fuori un lato inedito dell'attore noto per Star Wars. Segnalo poi Samantha Sloyan, che avevamo fin qui conosciuto per parti da villain nelle serie TV dirette da Mike, e qui invece interpreta con gran successo un personaggio finalmente positivo e sognatore, perfetta antitesi del nonno. Una menzione a parte la merita il già citato Tom Hiddleston, il cui ruolo, a sorpresa, è sostanzialmente molto più limitato di quello che sembrava da trailer e locandine, con gran parte del suo screen time occupato dalla lunga scena di danza (bravissimi sia lui che Annalise Basso, comunque). Nonostante ciò, è davvero notevole che riesca a compensare un ruolo tutto sommato limitato a pochissimi dialoghi grazie a una grande dose di carisma ed empatia, che lo rende una scelta di casting perfetta.

Un particolare di una delle locandine del film The Life of Chuck

Un Film Emozionante

Aldilà dell'ottima direzione di Mike Flanagan e del cast davvero in palla, un film come The Life of Chuck non poteva funzionare senza un buon bilanciamento del suo stesso cuore, ovvero la parte sentimentale; era francamente facile che la pellicola finisse per deragliare sotto il peso del melodramma o finendo addirittura nel ricattatorio, ovvero (senza svelare troppo), il regno tipico dei film dove si parla anche di malattia. Invece The Life of Chuck si è rivelata essere un'opera capace di essere profonda e commovente, senza mai essere stucchevole o scontata, una pellicola davvero emozionante che riesce a esaltare davvero le piccole cose, compresa la bellezza di una vita tutto sommato "normale".
Oltre a questo credo sia giusto anche sottolineare come The Life of Chuck sia un film di estrazione indubbiamente agnostica, perfettamente in linea con le affermazioni fatte dallo stesso Mike Flanagan [che ha dichiarato di avere abbandonato la Chiesa Cattolica in seguito ai puoi problemi di alcolismo]: questo non vuol dire che la pellicola contenga critiche alla Fede e o alle religioni, propone semplicemente una visione laica della vita, della spiritualità e della morte, che non ritengo in alcun modo offensiva. Chissà se questo fattore, in un momento in cui si vede chiaramente un certo ritorno al bigottismo religioso, soprattutto negli States, sia stato uno dei fattori che ha portato al flop nelle sale.

La lunga scena del balletto con chuck adulto, tratta dal film The Life of Chuck

Un Paio di Difetti

Come sempre, anche in un'opera che mi è piaciuta parecchio, come questo The Life of Chuck, trovo sempre giusto riportare anche quel piccolo paio di difetti presenti nella pellicola. Il primo difetto è l'eccessiva lunghezza delle due scene di ballo, una ambientata quando Chuck è adulto e una quando Chuck è adolescente. Sia chiaro: le scene non sono solo esercizi di stile, ma sono snodi fondamentali per la narrazione, necessarie a unire nel migliore dei modi passato e presente per delineare al meglio la personalità del protagonista, senza ricorrere a inutili spiegazioni, ma ricorrendo invece alle immagini. Detto questo, ho avuto l'impressione che entrambe le scene (per quanto ben girate e coreografate in maniera mirabile) siano state tirate fin troppo in lungo, stroncando un po' troppo il ritmo. In particolare è la prima ad avere poi una conseguenza, ovvero quello che reputo essere il secondo difetto: la parte dedicata a Chuck in versione adulta è, secondo me, troppo breve. È chiaro che Flanagan voleva evitare di mostrare troppo della vita familiare del personaggio per sfuggire alla trappola ricattatoria, ma ho avuto l'impressione che il personaggio potesse essere approfondito maggiormente: è chiaro che il Chuck adulto è il risultato degli avvenimenti del passato e delle scelte compiute da ragazzo, ma mi sarebbe piaciuto conoscerlo di più. Come già detto un paio di paragrafi più in alto, bravo comunque il regista a puntare sul carisma innato di Tom Hiddleston, capace di veicolare istantaneamente alcuni tratti della personalità del suo personaggio in modo puramente istintivo.

Una scena tratta dal film The Life of Chuck

Un Flop Immeritato

Nato come film indipendente, The Life of Chuck ha poi trovato il partner distributivo giusto con Neon ed è stato presentato in anteprima al Festival Cinematografico di Toronto (TIFF) del 2024 dove ha vinto a sorpresa il premio come opera più votata dal pubblico presente. Da lì si è cominciato a parlare della pellicola come possibile candidata anche ai premi Oscar, ma, complice anche una distribuzione avvenuta con molti mesi di ritardo rispetto all'anteprima, tutto si è sgonfiato, con il film che è stato snobbato nella stagione dei premi ed è finito sostanzialmente nel circuito d'essai, raccogliendo circa 20 milioni di dollari in tutto il mondo (fonte: BoxOfficeMojo), non sufficienti a coprire i circa 25 di budget. Un vero peccato, perché la pellicola aveva tutte le potenzialità per fare breccia in un certo tipo di pubblico generalista. Oltre che per l'intervallo di tempo troppo ampio tra anteprima e uscita nelle sale - che ha di fatto privato The Life of Chuck di tutta la spinta propulsiva ottenuta dal premio al TIFF - la colpa è probabilmente del marketing, che si è mantenuto troppo ambiguo sui contenuti del film. Puntando maggiormente (e furbescamente) sul fattore "apocalittico" e sul mistero dei cartelloni, forse si sarebbe riusciti ad attirare maggiormente la curiosità del pubblico. In più, il puntare così tanto sulla scena di danza del protagonista, soprattutto su locandine e banner, ha probabilmente generato confusione, con molte persone che avranno probabilmente pensato a un musical sulla falsa riga di La La Land, cosa che questo film proprio non è. 

Uno dei protagonisti del film the Life of Chuck, Tom Hiddlestone

In Conclusione

A consacrare definitivamente la carriera di Mike Flanagan mancava giusto un'opera esterna al genere che l'ha reso famoso, e non ci poteva essere niente di meglio di un racconto "non horror" di Stephen King, scrittore con cui Mike ha una grande affinità: The Life of Chuck è un film davvero riuscito, scritto, sceneggiato e recitato in maniera mirabile, che riesce ad emozionare genuinamente lo spettatore con una storia all'apparenza complessa, ma in realtà tanto semplice quanto profonda. Nonostante il flop nella sale, la speranza è che possa avere una seconda vita in VOD e sulle piattaforme streaming e che riesca a compiere nel suo piccolo lo stesso percorso del capolavoro Le Ali della Libertà, anch'esso delusione al box office, divenuto col passaparola una delle pellicole più amate di tutti i tempi. 

The Life of Chuck è disponibile per noleggio e acquisto digitale in VOD sulle maggiori piattaforme dedicate. Il film è inoltre disponibile in formato fisco presso i maggiori store online. Non ci sono ancora notizie su un possibile approdo su una delle piattaforme streaming.

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