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Recensione a cura di Albyrinth - tutte le immagini sono copyright degli aventi diritto
Nota Importante: Questo articolo contiene sicuramente alcuni SPOILER sull'ultima stagione di Stranger Things. È DECISAMENTE consigliato vedere la stagione prima di leggere questo articolo. Ho comunque messo una nota appena prima dei paragrafi dove sono presenti i maggiori spoiler, in modo da poterli saltare, nel caso. Grazie.
Come è ben noto, se non avete vissuto su Marte nell'ultimo mese, Stranger Things è arrivato alla sua naturale conclusione dopo 10 anni; un decennio in cui, da passion project di due sconosciuti registi e sceneggiatori, i gemelli Ross e Matt Dufer, grazie all'esplosione di Netflix e a un perfetto mix di fantascienza, horror, nostalgia e cultura nerd [in realtà il primo ad avere capito in anticipo il trend è stato quel volpone paraculo di J.J. Abrams con il sottovalutato Super 8], è diventato il primo vero fenomeno globale nato sulle piattaforme streaming. Visto che della quinta e ultima stagione ha parlato (anche a sproposito, ça va sans dire) tutta internet, per una volta evito di proporre una recensione classica, passando invece a una serie di considerazioni sparse. Let's go!
Una Stagione Finale Mastodontica
Nella recensione della quarta stagione, avevo paragonato la visione delle puntate come a una leggera indigestione e avevo più di un sentore che quest'ultimo blocco di episodi finisse per essere ancora più mastodontico e indigeribile. E avevo ragione: 8 episodi per una durata totale di circa 10 ore e 20 minuti [Nota di colore: c'è chi sostiene che pure questo valore sia stato studiato a tavolino come sottile rimando alla prima stagione, ma mi pare una delle tante sovra-analisi che ha inondato la rete nell'ultimo mese], decisamente troppo, contando anche che i blocchi 1-3 e 5-7 sono essenzialmente un lunghissimo preambolo alle due grosse scene d'azione delle puntate 4 e 8. Insomma, l'impressione è che in questa stagione (come nella precedente) sia decisamente mancata la figura di un produttore caparbio che imponesse tagli di scene più o meno superflue, o quantomeno, imponesse una gestione migliore del ritmo, eliminando alcuni dialoghi ridondanti che sembrano avere come unico scopo quello di allungare il più possibile il running time...e il budget, arrivato alla mostruosa cifra di quasi 480 milioni di dollari, praticamente quasi tre blockbuster.
Certo, ci sono delle scusanti: innanzitutto non mi stupirei affatto se il diktat di mamma Netflix fosse stato quello di allungare il brodo il più possibile in modo da potere dividere la stagione in tre blocchi, massimizzando così il tempo in cui gli spettatori sono connessi alla piattaforma, che è sostanzialmente quello che è accaduto con le ultime due stagioni di Squid Game (ne avevamo parlato QUI). La seconda scusante è che, come si evince chiaramente dal lungo e ben fatto Documentario, i Duffer siano arrivati davvero col fiatone, con la sceneggiatura non ancora terminata, in particolare sul blocco più critico (e noioso) di puntate, quelle tra la quinta e la settima. Insomma, per quanto alcune spiegazioni su cosa sia realmente il Sottosopra e la dimensione del Mind Flayer, oltre che sul passato di Henry/Vecna fossero ovviamente dovute, ci sono tanti momenti che sono tirati davvero troppo in lungo, risultando addirittura involontariamente assurdi. Mi riferisco, in particolare, al sospirato e atteso coming out di Will, che da scena madre si trasforma in un interminabile e (visto il momento in cui avviene) assurdo monologo che distrugge tutta l'importanza simbolica del momento.
I Dolori della Crescita
Aldilà di una sceneggiatura che avrebbe avuto bisogno di una sostanziosissima potatura (e magari anche un paio di episodi in meno, perché no), non c'è dubbio che quest'ultima stagione abbia sofferto per la presenza di qualche problemino. Partiamo da quello più visibile: l'età anagrafica. Purtroppo, anche [è giusto ricordarlo] per questioni esterne alla produzione, ovvero la pandemia di COVID e il lunghissimo sciopero di sceneggiatori e attori, quest'ultima serie di episodi arriva con almeno due o tre anni di ritardo, con tutti i giovani attori che ormai sono diventati adulti e che, in teoria, dovrebbero interpretare dei sedicenni. Per cui a costumisti e staff addetto al make-up è toccato un lavoro semi-miracoloso per fare sembrare tutti gli attori principali dei sedicenni, un compito alquanto complicato che a tratti porta a risultati quasi ridicoli, soprattutto per quanto riguarda le due attrici principali, Millie Bobby Brown e Sadie Sink.
Oltre a questo, spiace constatare [senza citare nessuno nello specifico] che non tutti i giovani protagonisti sono riusciti a divenire bravi attori negli anni, e il livello è molto disomogeneo, in alcuni casi quasi tragico. Certo, alla fine ci si passa sopra in virtù dell'affetto che si prova verso questi personaggi, ma è innegabile che questo sia un fattore divenuto evidente nelle ultime due stagioni. È anche giusto dire che Nell Fisher, la nuova giovanissima attrice che interpreta la sorella minore di Nancy e Mike, Holly Wheeler, è davvero fenomenale, tanto da rubare costantemente la scena e da avere uno screen time forse superiore a quello dei protagonisti, la vera sorpresa della stagione.
Millie Incarognita
Un'altra cosa che salta immediatamente all'occhio durante la visione di questi 8 episodi è la prestazione della protagonista principale della serie, ovvero Millie Bobby Brown nel ruolo di Undici. Che l'attrice inglese non sia esattamente la novella Meryl Streep è ben noto, ma, sia nelle prime stagioni, che nella sua già ben avviata carriera hollywoodiana, Millie ha dimostrato di riuscire a tenere bene la scena e di avere comunque una buona dose di carisma, che compensa una certa mancanza di espressività. La cosa sconvolgente è che, in quest'ultima stagione, la attrice recita in maniera svogliata con un'unica espressione, quella che potete vedere nell'immagine qui sopra, sia nelle scene d'azione, che quelle più leggere, che quelle più sentimentali. Una sola espressione. Difficile capire se sia una scelta consapevole di Millie, una richiesta specifica dei Duffer, un incidente "tecnico" col filler [come sostengono i soliti maligni in rete] o una reazione istintiva ai supposti (e mai confermati ufficialmente) problemi avuti sul set, in particolare con David Harbour. Il fatto è che questa prestazione francamente sconcertante di Millie si unisce a una gestione del personaggio tutt'altro che impeccabile (salvo poi riprendersi nel finale) e a costumi terrificanti (per metà stagione è vestita come Josh Brolin nelle prime scene dei Goonies e per l'altra metà con una muta da sub), che rendono decisamente amaro l'addio al personaggio più amato della serie.
I Militari: Diabolus Ex Machina
Un altro fattore che ho trovato davvero poco sopportabile è l'utilizzo della sottotrama relativa alla presenza dei militari a Hawkins. È vero che quello dell'esercito che vuole catturare Undici è una sottotrama aperta sin dalla primissima stagione e ha accompagnato tutta la serie, ma, sinceramente, in queste puntate finali, i militari sono utilizzati come conveniente deus, anzi diabolus ex machina, piazzato lì per avere carne da macello nelle scene d'azione, per creare noie costanti ai protagonisti (peraltro con un tempismo sempre incredibile) e, soprattutto, per essere caratterizzati come cattivi monodimensionali da odiare senza troppe remore. Alla fine credo che si sarebbe potuta concludere nel primo blocco di puntate la sottotrama e togliere la base militare di mezzo una volta per tutte, lasciando il finale al solo scontro finale tra buoni e cattivi (ovvero Vecna e il Mind Flayer). Da sottolineare anche come Linda Hamilton sia stata chiamata solo in virtù del fatto che è stata un'attrice di culto negli anni '80, con il suo personaggio - quello della Dottoressa Kay a capo di tutta la base - buttato lì, per nulla sviluppato e con un'unica caratterizzazione, quella di essere una stronza inumana: contando che sarebbe la vera mente dietro a tutto il progetto dei superumani e che pure il Dottor Brenner in teoria prendeva ordini da lei, forse si poteva dedicare qualche minuto in più al personaggio.
Nota Importante: i prossimi paragrafi contengono alcuni spoiler sostanziali sul finale di Stranger Things. Se non avete ancora visto la serie, potete saltare in blocco i paragrafi per arrivare alle considerazioni finali, cliccando QUI.
Un Finale Che Funziona [SPOILER WARNING]
Detto dei tanti problemi, piccoli o grandi che siano, che hanno vessato questa stagione, devo dire che il finale, un vero e proprio film di oltre due ore (!) è stato soddisfacente. La scena della battaglia finale dei protagonisti contro Vecna e il Mind Flayer, non sarà stata stilosa come la scena d'azione che conclude la puntata 4 (girata peraltro in piano sequenza), ma funziona bene: ognuno dei personaggi (anche la Joyce interpretata da Winona Ryder!) ha il suo spazio, il suo momento di gloria ed è utile alla sconfitta dei due villain principali, Vecna e il Mind Flayer. In molti si sono lamentati per il fatto che la dimensione detta Abisso, dove si svolge la battaglia, sia risultata estremamente spoglia, senza alcuna presenza di demogorgoni, demodogs o pipistrelli: la cosa è stata ovviamente dibattuta (a quanto pare in modo piuttosto vivace) nella writer's room, ma l'unico modo per non fare sembrare inverosimile lo scontro all'esterno del Mind Flayer senza rendere tutti i mostri "minori" debole carne da macello, in totale contrasto con quanto narrato fino a questo momento, era quello di non farli apparire [forse anche per non sforare la fatidica cifra dei 500 milioni di budget]. Certo, poi i Duffer, hanno tentato di trovare una giustificazione logica, peggiorando ulteriormente le cose.
L'Ambiguo Destino di Undici [SPOILER WARNING]
Non potevamo non parlare del momento più discusso del finale, ovvero il destino di Undici che sembra sacrificarsi nell'implosione del Sottosopra, anche se Mike, nella scena finale, spiega in che modo la ragazza avrebbe potuto in realtà salvarsi ed essere una ragazza finalmente libera dalla caccia dei Militari. Insomma, un classico finale aperto con due possibili interpretazioni, con i Duffer che hanno lasciato intelligentemente allo spettatore la decisione su quale sia per loro il finale preferito. Una scelta che, personalmente, ho trovato azzeccata e intelligente. Sei pessimista? Allora credi nel sacrificio per evitare che il suo sangue finisse in mano ai militari per evitare che tutto si ripetesse di nuovo. Sei ottimista? Allora credi nella versione di Mike [a proposito, furbi i Duffer a non mostrare la morte di Kali], con Undici sopravvissuta e finalmente libera di vivere la propria vita. Il bello di questa scelta è proprio l'ambiguità della narrazione e il trattare lo spettatore con intelligenze dandogli la libertà di credere alla versione preferita.
Ma, evidentemente, i Duffer non avevano fatto i conti con l'oste, ovvero che la maggioranza del pubblico attuale non è in grado, non dico di apprezzare, ma addirittura di tollerare un finale aperto; no, tutto deve essere spiegato per filo e per segno, deve esserci una spiegazione universale e ufficiale, non c'è spazio per le interpretazioni. E così, per un paio di settimane tra social e YouTube si è scatenata la guerra tra i sostenitori delle due ipotesi, con tanto di interpretazioni ardite e, in alcuni casi, di veri e propri fake [come un video dove era chiaramente photoshoppata Undici sullo sfondo di un fotogramma contando che tanto la gente non sarebbe riuscita a mettere in pausa quel frame sgranato su Netflix]. Aldilà dei video, trovo quasi deprimente che ci sia una buona fetta di pubblico incapace di apprezzare quello che è un finale volutamente ambiguo e che perda invece ore e ore a trovare particolari che possano dimostrare la veridicità di una delle due tesi, sperando che i Duffer, prima o poi diano un'interpretazione ufficiale. Ma, d'altronde, c'è ancora gente che dopo oltre tre lustri si arrovella il cervello per capire cosa succeda alla trottola nel frame finale di Inception, che è invece perfetto così.
Ma, evidentemente, i Duffer non avevano fatto i conti con l'oste, ovvero che la maggioranza del pubblico attuale non è in grado, non dico di apprezzare, ma addirittura di tollerare un finale aperto; no, tutto deve essere spiegato per filo e per segno, deve esserci una spiegazione universale e ufficiale, non c'è spazio per le interpretazioni. E così, per un paio di settimane tra social e YouTube si è scatenata la guerra tra i sostenitori delle due ipotesi, con tanto di interpretazioni ardite e, in alcuni casi, di veri e propri fake [come un video dove era chiaramente photoshoppata Undici sullo sfondo di un fotogramma contando che tanto la gente non sarebbe riuscita a mettere in pausa quel frame sgranato su Netflix]. Aldilà dei video, trovo quasi deprimente che ci sia una buona fetta di pubblico incapace di apprezzare quello che è un finale volutamente ambiguo e che perda invece ore e ore a trovare particolari che possano dimostrare la veridicità di una delle due tesi, sperando che i Duffer, prima o poi diano un'interpretazione ufficiale. Ma, d'altronde, c'è ancora gente che dopo oltre tre lustri si arrovella il cervello per capire cosa succeda alla trottola nel frame finale di Inception, che è invece perfetto così.
Pure i Complottisti: il Conformity Gate! [SPOILER WARNING]
Non bastavano le due fazioni opposte riguardanti il destino di Undici, ci sono anche gli irriducibili delusi che non riescono ad accettare che la serie sia veramente finita: poco dopo la pubblicazione a Capodanno dell'ultima puntata di Stranger Things è infatti divenuta virale una folle teoria del complotto, il cosiddetto Conformity Gate, che sosteneva che la puntata numero otto fosse in realtà un finto finale e che il 6 gennaio sarebbe invece uscito il VERO finale della serie. A sostegno di questa tesi tutta una serie di particolari più o meno credibili (ma indubbiamente bene assemblati e presentati, come si confà ad ogni teoria del complotto che si rispetti) che indicavano chiaramente, secondo gli ideatori della teoria, che tutta la parte ambientata 18 mesi dopo lo scontro con Vecna fosse in realtà un'illusione plasmata dallo stesso villain, che ha in realtà intrappolato tutti i protagonisti. I complottisti puntavano anche sul fatto che cercando termini come "Conformity Gate" e "Fake Ending" nella app di Netflix, uscisse appunto come unico risultato Stranger Things, che in realtà è una perfetta dimostrazione di come funzioni l'algoritmo di ricerca della società di Los Gatos più che una conferma del complotto.
Ovviamente il 6 gennaio non è successo nulla ed è uscito solo il bel documentario di due ore sull'ultima stagione; d'altronde sarebbe stato impensabile per Netflix giocare un tiro così incredibile su quella che è stata la serie più amata, facendo sentire decine di milioni di spettatori presi per i fondelli, non esattamente una grande pubblicità. Detto questo, se davvero fosse successo, sarebbe stato un momento epocale e irripetibile nella storia della serialità, questo è sicuro.
Ovviamente il 6 gennaio non è successo nulla ed è uscito solo il bel documentario di due ore sull'ultima stagione; d'altronde sarebbe stato impensabile per Netflix giocare un tiro così incredibile su quella che è stata la serie più amata, facendo sentire decine di milioni di spettatori presi per i fondelli, non esattamente una grande pubblicità. Detto questo, se davvero fosse successo, sarebbe stato un momento epocale e irripetibile nella storia della serialità, questo è sicuro.
Il Futuro del Franchise
Salvo pochi irriducibili complottisti che spostano continuamente la supposta data di rilascio dell'episodio segreto [in modo peraltro simile a chi è convinto di sapere la data dell'Armageddon, salvo poi venire costantemente smentito dai fatti], possiamo affermare con certezza che la serie di Stranger Things sia arrivata al suo giusto capolinea. Che, per Netflix, come è semplice immaginare, non vuol dire affatto rinunciare a un franchise così popolare.
Di sicuro, per adesso, ci sarà il rilascio, già quest'anno, di uno spin off animato, Tales from '85, ambientato tra la seconda e la terza stagione con protagonista Nancy e con ovvie comparsate di tutta la ciurma; non c'è ovviamente bisogno di spiegare perché sia stato scelto di utilizzare l'animazione, anche se mi sarebbe piaciuto un utilizzo creativo del Rotoscope, cosa comunque impossibile da ottenere visto il cachet milionario del cast.
Di sicuro, per adesso, ci sarà il rilascio, già quest'anno, di uno spin off animato, Tales from '85, ambientato tra la seconda e la terza stagione con protagonista Nancy e con ovvie comparsate di tutta la ciurma; non c'è ovviamente bisogno di spiegare perché sia stato scelto di utilizzare l'animazione, anche se mi sarebbe piaciuto un utilizzo creativo del Rotoscope, cosa comunque impossibile da ottenere visto il cachet milionario del cast.
È inoltre noto che uscirà tra almeno un annetto una miniserie ambientata nell'universo di Stranger Things, che però non dovrebbe vedere presente nessun nome noto e dovrebbe approfondire l'origine della pietra che ha dato i poteri a Henry e che ha di fatto dato origine a tutto, divenendo in pratica un tie-in dello spettacolo teatrale (già abbondantemente citato durante la quinta stagione), che, tra l'altro, non mi stupirei di vedere apparire prima o poi in qualche forma su Netflix.
Anche se i Duffer hanno dichiarato di volere girare pagina con nuovi progetti [compreso un "trasloco" quadriennale su Paramount+, che però non dovrebbe impedire ai due di continuare la collaborazione con Netflix per progetti già esistenti], credo che sotto sotto qualcosa bolla in pentola: magari una serie ambientata nello stesso universo e con tematiche simili, ma ambientata negli anni '90 e con un nuovo gruppo di ragazzi, oppure una miniserie che segua le disavventure di Hopper in quel di Montauk [Nota: Montauk è una città realmente esistente, dove si ritiene che la CIA abbia fatto esperimenti segreti per creare dei superuomini. È inoltre il nome con cui i Duffer hanno presentato la serie a Netflix].
Permettetemi una provocazione: e se, a seguito della futura acquisizione di Warner Bros da parte di Netflix, si decidesse di fondere gli universi di IT e Stranger Things? Sarebbe assurdo, ma clamoroso.
Anche se i Duffer hanno dichiarato di volere girare pagina con nuovi progetti [compreso un "trasloco" quadriennale su Paramount+, che però non dovrebbe impedire ai due di continuare la collaborazione con Netflix per progetti già esistenti], credo che sotto sotto qualcosa bolla in pentola: magari una serie ambientata nello stesso universo e con tematiche simili, ma ambientata negli anni '90 e con un nuovo gruppo di ragazzi, oppure una miniserie che segua le disavventure di Hopper in quel di Montauk [Nota: Montauk è una città realmente esistente, dove si ritiene che la CIA abbia fatto esperimenti segreti per creare dei superuomini. È inoltre il nome con cui i Duffer hanno presentato la serie a Netflix].
Permettetemi una provocazione: e se, a seguito della futura acquisizione di Warner Bros da parte di Netflix, si decidesse di fondere gli universi di IT e Stranger Things? Sarebbe assurdo, ma clamoroso.
Stranger Things: Un Successo Epocale
Aldilà di tutte le possibili discussioni sulla gestione della serie, sul fatto che le ultime due stagioni siano caratterizzate da alcuni problemi e sostanziali difetti e sul finale che ha inevitabilmente scontentato qualcuno, una cosa è indiscutibile: Stranger Things è stata la prima serie uscita in esclusiva per una piattaforma streaming e, quindi, sostanzialmente irreperibile in formato fisico a divenire un fenomeno di costume globale. Quanti altri show moderni possono vantare la quantità di merchandise di Stranger Things, inclusi capi di vestiario disponibili nelle più importanti catene di moda a basso prezzo? Esistono altre serie capaci di portare in cima alle classifiche brani di quasi 40 anni prima come "Running Up That Hill" di Kate Bush e addirittura "Master of Puppets" dei Metallica? La risposta è: nessuna ed è il testamento del buon lavoro svolto dai fratelli Duffer.Che, in realtà, hanno capito che la nostalgia sarebbe diventata un trend imperante [anche se, come detto, il primo ad averlo intuito è stato quel volpone di J.J. Abrams] e, partendo da un misto di ispirazioni dichiaratissime (Carpenter, Spielberg e Stephen King su tutte) è riuscita a costruire un mondo affascinante da esplorare, ma, soprattutto, è riuscita a fare affezionare gli spettatori ai protagonisti, riuscendo nella missione impossibile di acchiappare l'attenzione non solo del pubblico di 40-50enni che negli anni '80 sono effettivamente cresciuti, ma anche di un pubblico giovane e trasversale, risultato alquanto complicato per una serie ambientata negli eighties.
Merito di sceneggiatura, regia, casting, scenografia, costumi e caratterizzazioni, ma anche di tanta cura per i particolari (come il ricorso ad effetti prostetici quando possibile invece di affidarsi in toto a green screen e CGI), e di tanta passione e cuore, fattori che rendono ancora oggi davvero piacevole ed emozionante la visione delle prime tre stagioni. Poi i problemi produttivi e il peso enorme di riuscire a plasmare un finale all'altezza delle attese [missione comunque impossibile, come discusso un paio di paragrafi più in alto] ha portato alle ultime due stagioni, sicuramente meno riuscite e più controverse, ma comunque sempre più che guardabili.
In Conclusione
Si conclude così il viaggio di Stranger Things, con una quinta stagione ipertrofica, lenta, problematica e strapiena di spiegoni e sottotrame, ma che riesce a chiudere con un vero e proprio acuto, trovando un finale ben congegnato, che conclude la trama principale e regala una serie di finali ad alto tasso emozionale, un commiato perfetto a personaggi amatissimi dal pubblico. Certo, non tutti sembrano avere apprezzato l'ambiguità del destino di un certo personaggio o alcune scelte narrative, ma era inevitabile scontentare qualcuno. Aldilà di spin-off e possibili show ambientati nell'universo creato dai fratelli Duffer, siamo comunque di fronte a un momento epocale, con la chiusura della prima vera serie trasmessa esclusivamente in streaming ad avere ottenuto un successo globale, entrando nell'immaginario comune. Personalmente la serie mi mancherà parecchio, devo ammettere.
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