Recensione a cura di Albyrinth - tutte le immagini sono copyright degli aventi diritto
Nota Importante: Questo articolo contiene alcuni SPOILER riguardanti il film Spider-Man: Brand New Day; per quanto il mistero riguardante l'identità del personaggio interpretato da Sadie Sink sia ormai stata svelato, eviterò di parlarne direttamente. Grazie.
Non c'è bisogno di dire quanto Kevin Feige (e ovviamente anche i vertici Sony che hanno prodotto e distribuito il film) aspettasse l'uscita di Spider-Man: Brand New Day. D'altronde è sotto gli occhi di tutti che il Marvel Cinematic Universe (MCU da questo momento) nella Fase 4 e Fase 5 sia entrato in una crisi conclamata, con una serie di risultati deludenti al botteghino (l'ultimo dei quali il reboot dei Fantastici Quattro, di poco superiore ai 500 milioni di dollari di incasso globale). D'altronde, a ben vedere, l'ultimo grande successo in tal senso negli ultimi 6 anni (!) era stato appunto Spider-Man: No Way Home, capace di arrivare vicino ai due miliardi di incasso, peraltro ancora durante la pandemia. Fortunatamente Spider-Man: Brand New Day ha decisamente fatto il botto e, nel momento in cui sto scrivendo questo articolo, si sta trionfalmente avviando a battere l'incasso del precedente e (con tutta probabilità) anche quello di Avengers: Infinity War; il che in realtà, non indica affatto che la crisi dei film supereroistici sia passata, ma attesta una volta per tutte che Spider-Man sia il supereroe più popolare insieme a Batman. Aldilà di queste considerazioni, vale la pena vedere Spider-Man: Brand New Day? Tutto sommato sì: la pellicola, pur con alcuni problemi e una certa, forse eccessiva, linearità di fondo, è divertente, ben girata e con un cast in palla.
Peter Parker, Questo Sconosciuto
Dopo l'incantesimo del Doctor Strange che ha cancellato qualunque ricordo riguardante Peter Parker (interpretato da Tom Holland) dall'intera umanità, l'esistenza di Peter è interamente votata alla sua attività di vigilante nei panni di Spider-Man. Una vita soddisfacente per quanto riguarda la sua attività da supereroe che l'ha fatto diventare un beniamino della città di New York, ma estremamente triste e solitaria dal punto di vista delle relazioni personali. Un equilibrio che viene rotto da due avvenimenti: la scoperta dell'esistenza di un potente e misterioso essere (interpretato da Sadie Sink) in grado di prendere il controllo delle menti altrui e che ha preso di mira la forza governativa Damage Control (specializzata nel controllo e arresto di esseri con superpoteri) in cerca di un misterioso oggetto chiamato "V-max". Al contempo, Peter, preso dalla nostalgia, si imbuca a una festa a casa di Ned Leeds e MJ (interpretati da Jacob Batalon e Zendaya - rispettivamente il miglior amico e la fidanzata di Peter prima dell'incantesimo) per rivedere i vecchi amici. La scoperta, però, dell'esistenza del nuovo fidanzato di MJ è troppo per la psiche di Peter, che inizierà a mostrare i segni di un'ulteriore mutazione dei geni proveniente dai ragni che manderanno i suoi poteri fuori controllo. Insomma, la definizione di "super-eroe con super-problemi" è più che mai calzante per Peter!
Ricorda Qualcosa Questa Scena?
Un Vero Fumettone
Per correttezza, i primi a trovare una netta corrispondenza tra il film Spider-Man: Brand New Day e le tipiche dinamiche narrative di un fumetto supereroistico seriale sono stati Roberto Recchioni nella sua Video-Recensione per Screenweek e Lou Ferragni per la sua Recensione su I400Calci e, dopo la visione del film, devo dire che sono d'accordo completamente con la loro idea. Spider-Man: Brand New Day è una pellicola che non ha uno svolgimento classico in tre atti con un villain principale, ma sembra più una run di Amazing Spider-Man, con vari episodi legati da una trama orizzontale, ma con un piccolo scontro in ogni numero e con comparsate di altri personaggi Marvel (in questo caso, il Punisher di Jon Bernthal e l'Hulk di Mark Ruffalo). Questa scelta da un lato rende il film piuttosto scorrevole e lineare con pochi tempi morti, ma toglie quella sensazione di completezza che la visione di un'opera al cinema dovrebbe dare, facendolo sembrare un classico episodio di passaggio prima dei crossover con gli Avengers (in cui la presenza del personaggio non è però stata per ora confermata) e del più che probabile quinto film della saga. Spider-Man: Brand New Day è sicuramente un blockbuster che fa cose molto semplici ed elementari, ma ha l'indubbio merito di farle generalmente piuttosto bene (al netto di alcuni difetti di cui parleremo nei prossimi paragrafi) e, alla fine, è ciò che conta maggiormente nel giudizio generalmente positivo di questa pellicola.
Un Peter Parker Perfetto
Ammetto che il titolo di questo paragrafo è volutamente paradossale, d'altronde stiamo parlando del quarto film nella saga. Eppure, nonostante momenti più o meno riusciti, l'impressione era quella di non avere mai visto il vero Peter Parker dei fumetti: classico adolescente, ma con un padre putativo come Tony Stark, un costume all'avanguardia con nanotecnologie, una AI avanzatissima a sua completa disposizione e Happy Hogan come assistente a sua disposizione. Insomma, il personaggio già c'era, ma mancava quasi totalmente quella dimensione più urbana e concreta, con problemi più terreni che salvare il mondo da potentissimi esseri intergalattici votati al nichilismo: sostanzialmente ciò che ha reso Spider-Man uno dei supereroi più amati e conosciuti di tutti i tempi. Spider-Man: Brand New Day colma brillantemente questa lacuna, presentandoci un Peter Parker solo e sfortunato, totalmente dedicato alla protezione della sua città, New York (vera e propria co-protagonista silente del film), con scontri col supercriminale di turno. È un canovaccio ben noto e già visto nella trilogia di Raimi e nella dilogia di Webb, ma che qui trova forse la sua espressione migliore, grazie anche a una morale forse semplice, ma comunque moderna e adatta al pubblico di riferimento. Merito anche e soprattutto di Tom Holland che negli anni ha mostrato una buona crescita a livello attoriale e che in Spider-Man: Brand New Day è chiamato a tirare quasi interamente la carretta, peraltro in modo brillante. I comprimari (oltre a Zendaya e Jabcob Balaton, anche Jon Bernthal) svolgono comunque il loro compito, che è quello di essere semplicemente funzionali alla storia e alla crescita del personaggio di Peter.
Azione Ripresa Bene
Immagino che qualcuno abbia storto il naso alla notizia che, a sostituire Jon Watts alla regia del film, sarebbe stato Destin Daniel Cretton, buon mestierante che nel MCU si era già visto alla guida di Shang Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli. Film che aveva sì alcune palesi criticità (soprattutto nella brutta scena di combattimento finale), ma che mostrava invero una cura per le scene d'azione decisamente superiore alla media del MCU, tra inaspettati omaggi al Wuxia e coreografie efficaci. Con Spider-Man: Brand New Day, il regista di origine giapponese conferma di avere un buon occhio per riprendere l'azione: le scene con Peter che dondola tra i palazzi di New York, oltre a essere la fiera del fan service citazionista con intere copertine ricreate ad arte, sono dinamiche ed esaltanti, con la telecamera in continuo movimento e un utilizzo insistito, ma mai fastidioso delle riprese POV [cosa che, a essere sinceri, aveva fatto brevemente anche Marc Webb in Amazing Spider-Man 2]. Anche le scene di lotto sono ben coreografate e tutte differenti tra loro, adattandosi ovviamente al nemico di turno, che sia lo Scorpione, un carro armato lanciato a tutta velocità per le strade della Grande Mela o i ninja della Mano, piazzati lì come stilosa carne da macello, ma indubbiamente molto fighi da vedere. Insomma, le scene d'azione di Spider-Man: Brand New Day, per quanto generalmente abbastanza veloci, lasciano il segno e sono uno dei punti di forza della pellicola. Piccola menzione anche per la CGI, che è di qualità altalenante: in alcuni momenti (lo scontro con i ninja della Mano e quello con Hulk) si rivela efficacissima, in altri (soprattutto in alcune scene di spostamento tra i palazzi) si ha quell'effetto plasticoso che è, purtroppo, divenuto ormai un segno distintivo delle produzioni Marvel negli ultimi anni.
Il Punisher Zuzzurellone
Detto dei punti positivi, credo sia giusto parlare anche delle scelte narrative che mi hanno convinto di meno. La prima e più visibile, è l'utilizzo e la caratterizzazione del Punisher interpretato da Jon Bernthal. Se è una scelta giusta affiancare a Spider-Man un personaggio che possa fungere al contempo da sidekick e da figura "paterna" (tra molte virgolette), trovo che sia stato sbagliato puntare sul Punisher, che aveva invece una caratterizzazione ben definita di vigilante psicotico ed estremo e che qui, invece, si trasforma in un personaggio estremamente edulcorato, pronto alla battutina e, tutto sommato, non certo così violento come ce lo ricordavamo, ovvero dopo avere macellato una cinquantina abbondante di sbandati in quel di Little Sicily. Insomma, è sicuramente positivo che in casa Marvel abbiano decisamente allentato i cordoni della continuity per permettere a questa storia di essere indipendente, così come capisco che il canovaccio del Punisher si inserisse bene nella trama concepita dagli sceneggiatori Chris McKenna e Erik Sommers, in particolare nel climax del film, ma un'inversione così netta nella personalità di Frank Castle, peraltro costruita in anni di serie Tv, finisce per dare un po' fastidio.
Il Villain di Sadie Sink (Senza Spoiler, Più o Meno)
L'altro punto critico è il personaggio interpretato da Sadie Sink (scelta di casting perfetta, comunque), che non svelerò per correttezza, nonostante sia esattamente chi tutti pensavano che fosse [bravo comunque il marketing Disney a mantenere il mistero fino all'ultimissimo e giocarci sopra per generare aspettativa nello spettatore]. Aldilà dell'identità del personaggio in sé, è proprio la sua gestione a essere piuttosto critica. Nella prima parte del film gli sceneggiatori cavalcano l'ormai abusato tema della "adolescente incazzata e sconsiderata che causa guai enormi" e, per rendere la sua minaccia più concreta, le fanno compiere alcuni atti decisamente questionabili. In particolare, ho trovato decisamente esagerato il farle sacrificare con estremo cinismo un ignaro passante solo per fare vedere quanto è potente, così come la tremenda tortura psicologica inflitta al povero Peter non solo è assolutamente inutile, fuori luogo e gratuita, ma denota anche un sadismo estremo. Tutto ciò sarebbe anche accettabile per un villain duro e puro, ma, ovviamente, nella seconda parte tutto si ribalta e il personaggio interpretato da Sadie Sink si rivela essere invece una vittima del vero cattivo [non che fosse difficile intuire che non fosse uno stinco di santo già dalla prima scena in cui appare, a essere sinceri], con Peter che corre a salvarla una volta intuita la verità. E la distanza tra la caratterizzazione del personaggio nella prima e la seconda parte diventa fin troppo evidente nella scena finale, che ripropone il più classico dei dilemmi morali e che potrebbe anche avere senso, non fosse altro che 40 minuti prima aveva fatto investire un povero vecchio per strada solo per dimostrare la propria potenza. Insomma, davvero poca coerenza, contando anche che si tratta di uno dei probabili protagonisti del futuro del MCU.
Addio alla Continuity
Non c'è dubbio che la continuity in casa Marvel si sia rivelato essere un giochino pericoloso, con gli spettatori che si sono presto annoiati di vedere opere che presupponevano conoscenze di serie TV oscure o di film minori per essere apprezzate appieno. In questo senso, Spider-Man: Brand New Day mostra una decisa inversione di rotta: per potere comprendere il film bastava avere visto la trilogia precedente, cosa peraltro abbastanza ovvia essendo un sequel. Nonostante la presenza di Hulk, il Punisher o la nuova Vedova Nera, non è affatto necessario essersi sorbiti stagione intere per capire chi sia Frank Castle o vedere la pellicola dedicata ai Thunderbolts/New Avengers per capire chi sia Yelena Belova. Non che manchino comunque riferimenti precisi ad altre opere [per esempio il nuovo sindaco di New York, che è una faccia molto nota agli spettatori di Daredevil Rinascita], ma sono trattati più alla stregua di simpatici easter egg piuttosto che una conoscenza fondamentale per la comprensione. Insomma, per quanto un utilizzo più "rilassato" di uno strumento come la continuity possa poi portare a situazioni controverse come la caratterizzazione del Punisher, credo sia la strada giusta per cominciare a riparare ai tanti errori compiuti negli ultimi sei anni dai Marvel Studios e per tentare di riacchiappare gli spettatori perduti.
Il Brand Spider-Man
Ok, ammetto che il gioco di parole tra il titolo del paragrafo e il titolo del film sia davvero scontato, ma non sono riuscito a resistere. Questioni di semantica a parte, il successo epocale del film [mentre scrivo queste parole il blockbuster si sta avviando trionfalmente verso i 2 miliardi di incasso in sole tre settimane di programmazione], arrivato peraltro dopo una sequela di risultati modesti al botteghino per il MCU, certifica una volta per tutte quanto Spider-Man sia il supereroe più popolare e amato. È inutile arrovellarci sulla cosiddetta "superhero fatigue" o se il genere supereroistico al cinema sia rinato dopo questi risultati, perché la verità è che basta la presenza di Spider-Man per portare la gente al cinema: negli ultimi vent'anni si sono susseguite ben 4 versioni differenti del personaggio e il successo (chi più, chi meno) è sempre rimasto una costante, segno di quanto questo supereroe sia un fenomeno culturale. Difficile spiegare in poche parole il perché, ma la ragione principale, probabilmente, è che le persone riescono a riconoscersi in Peter che, sì, ha forza e agilità straordinaria, ma che è anche uno squattrinato, segnato da molte tragedie e con una vita sentimentale disastrosa: insomma è umano e credibile. E Spider-Man: Brand New Day sfrutta al 100% queste caratteristiche ed è uno dei motivi del gran successo, dovuto anche a un passaparola eccellente.
In Conclusione
Spider-Man: Brand New Day è un film caratterizzato da un approccio interessante, che sembra quasi snobbare la sua natura cinematografica per portare al cinema un'esperienza molto più vicina al fumetto seriale. Il risultato è sicuramente controverso, visto che alla pellicola diretta da Destin Daniel Cretton manca una certa coerenza interna, con una trama spezzettata in tanti piccoli microepisodi, quasi fossero singoli albetti da 32 pagine raccolti in un paperback. È altrettanto vero che Spider-Man: Brand New Day è anche un'opera che fa della semplicità e linearità il suo vessillo, puntando tutto sul personaggio di Peter Parker e sulla sua crescita personale e, personalmente, l'ho trovata una scelta apprezzabile che ha reso la visione dell'opera più piacevole e divertente. Al contempo, la sua mancanza di una vera e propria conclusione (alla fine si tratta di un episodio intermedio, a ben vedere) potrebbe dare fastidio ad alcuni, così come alcune scelte poco riuscite, che sia la caratterizzazione del Punisher estremamente edulcorata o la gestione incoerente del villain interpretato da Sadie Sink. Quello che è certo è che il successo epocale al botteghino di Spider-Man: Brand New Day rappresenta una bella boccata d'ossigeno per i Marvel Studios (oltre che per la Sony, ovviamente) in vista dei prossimi due Avengers.
Spider-Man: Brand New Day è ancora presente nei cinema. La pellicola arriverà tra un paio di mesi in VOD e home video, mentre non ci sono ancora notizie su possibili approdi sui servizi streaming.