Il Calderone Vol.15 - The Long Walk, Stranger Things: Tales From '85, I Delitti della Casa degli Orologi e Assorted Crisis Events (Recensioni)

Il quindicesimo articolo dedicato a mini recensioni

Recensione a cura di Albyrinth - tutte le immagini sono copyright degli aventi diritto.
Mi scuso per la qualità dell'immagine di testa, ma mi diverte un mondo fare queste immagini low-fi utilizzando programmi di editing in modo volutamente amatoriale.

Nota Importante: Questo articolo potrebbe contenere alcuni SPOILER minori riguardanti le opere recensite. Grazie.

Dopo una bollentissima e infinita estate, sta finalmente arrivando il freschetto e l'autunno alle porte. La nostra amata strega dal sorriso alquanto affabile si sta già portando avanti e, nel calderone, ha messo a bollire dei funghetti trovati appena al di fuori della sua caverna. Naturalmente tutti funghetti velenosissimi, ça va sans dire. Dopo due versioni interamente dedicate al mondo della musica metal, ecco tornare la rubrica minestrone con recensioni più stringate dedicate al film The Long Walk, alla seconda stagione della serie animata Stranger Things: Tales From '85, al libro seguito de I Delitti della Casa Decagonale, ovvero I Delitti della Casa degli Orologi e, infine, il paperback che raccoglie i primi cinque episodi dell'acclmata serie a fumetti di taglio fantascientifico Assorted Crisis Events. Let's go!!!

Un banner dedicato al film The Long Walk

The Long Walk (Recensione)

Siamo in piena distopia, in una versione alternativa degli Stati Uniti dove vige una spietata dittatura militare guidata da una figura nota semplicemente come "Il Maggiore" (interpretato da Mark Hamill). Ogni anno è organizzato uno speciale evento trasmesso in diretta tv: 50 ragazzi, tutti su base esclusivamente volontaria, partecipano a una gara mortale dalle regole alquanto semplici quanto spietate. I ragazzi dovranno continuare a camminare imperterriti mantenendosi sopra alla velocità delle 3 miglia orarie (circa 5 chilometri all'ora) e chi scenderà sotto questa andatura riceverà un avvertimento; dopo il terzo avvertimento, se non si riprende l'andatura minima il ragazzo è fucilato sul posto. In pratica si tratta di una gara a eliminazione e il vincitore, oltre a ricevere una lautissima somma in denaro, potrà avere un desiderio esaudito. Nella durata della pellicola conosceremo molti dei ragazzi, tra cui Raymond Garraty (interpretato da Cooper Hoffman), figlio di un padre giustiziato per dissidenza, l'idealista Peter McVries (interpretato da David Jonsson) e Billy Stebbins (interpretato da Garrett Wareing), che nasconde un segreto. Se le prime miglia sono caratterizzate dal buon umore, mano a mano che la fatica cresce proporzionalmente al numero di cadaveri la situazione diventerà sempre più tesa e drammatica.

Non c'è dubbio che La Lunga Marcia sia uno dei romanzi più peculiari di Stephen King: scritto sotto lo pseudonimo Richard Bachman (quando ancora non era stato scoperta l'identità), si tratta di un libro asciutto e molto diretto, con un mood molto pessimista e politico. Forse non un'opera in grado di rivaleggiare con i capolavori scritti dal Re dell'horror, ma un romanzo alquanto efficace e peculiare nella produzione kinghiana, ancora oggi parecchio amato dai fan. Inutile dire che ci sono molte cose che potevano andare storte con un adattamento di una storia così particolare: il ritmo troppo basso, i dialoghi che possono risultare troppo artefatti, il caricare inutilmente le scene di melodramma, fino all'inserire forzatamente riferimenti e metafore dirette [chessò, ritrarre il Maggiore con un una parrucca arancione], assolutamente fuori posto per un libro tanto semplice quanto universale. E invece l'adattamento di The Long Walk [presentato in Italia con l'agghiacciante e didascalico sottotitolo "Se ti fermi muori"] evita abilmente (quasi) tutte le trappole, risultando un film assolutamente riuscito. La cosa che stupisce maggiormente è che a dirigere la pellicola sia stato Francis Lawrence, regista sicuramente professionale e tutto sommato abbastanza solido, che però, in carriera, non è mai andato oltre al compitino competente, in particolare sulle pellicole di grande successo dedicate ad Hunger Games. Anzi, quando il regista americano aveva adattato un altro romanzo di culto (anch'esso estremamente asciutto e diretto) come Io Sono Leggenda di Richard Matheson, era riuscito a sbagliare praticamente tutto: atmosfera, caratterizzazioni, aggiunte nella trama e finale.
Invece con The Long Walk, Lawrence (con il sostanziale aiuto di JT Mollner alla sceneggiatura) riesce a confezionare un vero e proprio gioiellino: il film è asciutto ed essenziale, esattamente come nel materiale di partenza; i dialoghi sono sempre realistici e interessanti, il ritmo e la tensione gestiti perfettamente; le caratterizzazioni dei vari personaggi essenziali, ma efficaci; la mano del regista è fermissima nel riprendere i ragazzi che camminano mostrandoci veloci quanto significativi scorci di quest'America distopica. Oltre a questo è sorretto da un cast davvero valido (eccezionali sia il figlio d'arte Cooper Hoffman che David Jonsson) capace di dare il meglio in condizioni sicuramente non semplici, dovendo recitare tutte le proprie battute senza mai fermarsi un secondo. Anche i cambiamenti rispetto al libro funzionano bene (ci sono alcune piccole modifiche al regolamento della marcia, così come alcune caratterizzazioni differenti), compreso un finale per forza di cose riscritto, visto che quello originale, surreale e alquanto amaro, non poteva in alcun modo funzionare sul grande schermo. Alla fine, l'unico appunto che mi sento di fare alla pellicola è un flashback un po' troppo calcato (quanto banale), che, francamente, poteva tranquillamente essere tagliato dal montaggio finale. In definitiva, The Long Walk si è rivelato essere un vero e proprio gioiello, sicuramente uno dei migliori film visti quest'anno che è riuscito nella missione impossibile di rendere pienamente giustizia a uno dei romanzi più peculiari e unici di Stephen King: che a realizzare questa missione, poi, sia stato un discreto mestierante come Francis Lawrence, è ancora più stupefacente. 

The Long Walk non è al momento più disponibile per il noleggio o l'acquisto digitale, ma dovrebbe tornare disponibile a breve. Al momento, è comunque possibile acquistare l'edizione fisica inglese sui maggiori negozi online.

Un particolare della locandina della seconda stagione di Stranger Things Tales From '85

Stranger Things - Tales From '85 (Stagione 2 - Recensione)

Sono passate alcune settimane dai fatti narrati nella Prima Stagione: mentre le due coppie del gruppo stanno pensando a come festeggiare l'imminente festività di San Valentino, iniziano a succedere [sic] cose sempre più strane a Hawkins. Fiori brillanti, strane lucciole alquanto mordaci, sparizioni misteriose e, come se non bastasse, anche apparizioni di strani e mostruosi fantasmi. Toccherà ovviamente alla brigata (a cui si è aggiunto il personaggio di Nikki) indagare sui misteriosi accadimenti e capire se qualcuno ha aperto davvero un nuovo portale verso il sottosopra oppure se... i fantasmi esistono davvero!

A distanza di giusto qualche mese dal primo blocco di episodi (trovate la mini-recensione QUI), ecco arrivare la seconda stagione di Tales From '85, lo spin-off animato del celeberrimo Stranger Things, ambientato tra gli eventi della seconda e terza stagione dello show. I primi dieci episodi, per quanto indubbiamente leggerini, erano risultati comunque bene eseguiti e integrati intelligentemente nella mitologia della serie: un valido prodotto di puro intrattenimento, piuttosto veloce da vedere e, in definitiva, piacevole, per quanto superfluo. Anche il nuovo personaggio di Nikki, per quanto narrativamente problematico [in sostanza perché nessuno l'ha mai citata nella serie se era così tanto amica dei protagonisti?], si era rivelato un aggiunta valida alla ciurma, in virtù di un'attitudine più punk e scatenata. 
Era quindi abbastanza scontato che questa seconda stagione di Tales From '85 risultasse, alla fine, un classico "more of the same" e, tutto sommato, le cose stanno proprio così. Nulla di male, per carità, ma, a mancare, è la brillantezza della sceneggiatura del primo blocco di episodi: queste otto nuove puntate risultano, infatti, più dispersive e meno interessanti. Se la qualità delle animazioni (sempre che abbiate apprezzato il character design) rimane di ottimo livello, è la sceneggiatura il grosso problema di questa seconda stagione. La sottotrama iniziale del misterioso "fantasma" è piuttosto stupidina (è impossibile non notare il legame dello spettro e degli "insetti" con i mostri del Sottosopra) e portata avanti un po' a strappi, mentre le varie sottotrame non risultano così interessanti, mentre il ritmo rimane fin troppo rilassato, finale a parte. Anche la gestione dei personaggi principali è molto conservativa questa volta e il massimo dell'approfondimento psicologico è riservato a Will che ha paura di dichiararsi a Eleven, che, a sua volta, si sente frustrata perché non riesce a utilizzare i propri poteri sui "fantasmi", Max e Lucas che hanno un brutto litigio proprio prima di San Valentino e Nikki alle prese coi problemi finanziari della madre: insomma, più una serie di problemi da sitcom, con la certezza che saranno poi tutti risolti prima della fine, che reali difficoltà. 
Fortunatamente, la stagione si riprende nei suoi due episodi finali, dove scopriamo l'origine dei fiori e dei fantasmi e la minaccia diviene reale e mortale: insomma, il numero di giri aumenta parecchio e vediamo i ragazzi divisi in vari micro-gruppi, ognuno alle prese con una minaccia pericolosa per sconfiggere anche questo mostro. Tutto abbastanza prevedibile, ma comunque di buon intrattenimento. Insomma, la sensazione è che Tales From '85, vuoi per la sua natura, vuoi per evitare di interferire in qualunque modo con la sacra continuity di Stranger Things, con questa seconda stagione sia andato eccessivamente sul sicuro [fatto dimostrato anche dal fatto che la questione riguardante Nikki sia stata ancora rimandata, sempre che la serie ottenga il rinnovo], mostrando tutti i pregi e (soprattutto) difetti di un prodotto seriale senza pretese. Certo, così si può tranquillamente andare avanti per altre stagioni, magari spostando la narrazione avanti un anno o in altri punti salienti della serie madre, ma, vista la qualità non entusiasmante di questi otto episodi, c'è da domandarsi se ne valga effettivamente la pena.

Stranger Things - Tales From '85 è una serie animata trasmessa in esclusiva in streaming su Netflix.

Un particolare della copertina del libro I Delitti della Casa degli Orologi di Yukito Ajatsuji

Yukito Ajatsuji - I Delitti della Casa degli Orologi (Recensione)

Un gruppo di persone amanti dell'occulto decide di fare un esperimento: chiudersi per alcunji giorni nell'ala antica della famigerata Casa degli Orologi, dove si narra si aggiri lo spettro di Towa, la figlia del padrone della casa morta in circostanze misteriose, insieme a una medium. La costruzione, opera dell'architetto pazzo Seiji Nakamura [quello della Casa Decagonale del precedente volume], si rivela essere estremamente bizzarra sia nella forma, che nelle stanze, piene di perfette repliche di orologi antichi, tutti sincronizzati e tutti perfettamente funzionanti. Dopo una prima seduta spiritica in cui sembra palesarsi lo spirito di Towa, però. le cose iniziano a precipitare: non solo la medium sparisce misteriosamente, ma, a uno a uno, i partecipanti all'esperimento cominceranno a morire. Chi sarà però il colpevole? Un traditore nel gruppo? Qualcuno di esterno con una conoscenza degli ovvi passaggi segreti della casa? O... lo spirito di Towa, in cerca di vendetta per i fatti che condussero anni prima alla sua morte? 

Prima di iniziare con la recensione, un piccolo appunto: per quale motivo Einaudi, che ha tradotto e pubblicato il libro, ha deciso di saltare dal primo tomo della serie (I Delitti della Casa Decagonale) al quarto, saltando quindi sia I Delitti della Casa dei Mulini e I Delitti della Casa del Labirinto, rispettivamente secondo e terzo volume della serie (di cinque) dedicata da Yukito Ajatsuji alle case bizzarre di Seiji Nakamura, peraltro apertamente citati in alcuni passaggi di questa opera? Forse per la presenza di due dei protagonisti del primo libro, ovvero Kawaminami e Shimada? Francamente è un mistero, ancora di più pensando al fatto che questo I Delitti della Casa degli Orologi ricalca alla perfezione il canovaccio della Casa Decagonale, che già era un chiaro omaggio al più famoso romanzo di Agatha Christie, E Poi Non Rimase Nessuno. Insomma, diciamolo chiaramente: se avevate letto il primo volume della serie, questo libro risulterà fin troppo familiare nella struttura e anche un pochettino prevedibile, nonostante il mistero portante sia arzigogolato e cervellotico al punto giusto, con una serie continua di rivelazioni incredibili, compreso l'inevitabile doppio finale a sorpresa.
Detto questo, il romanzo è scritto molto bene, è avvincente e davvero scorrevole ed è davvero difficile da mettere giù una volta che la storia si mette in moto a piena velocità. Come per il primo volume, il maggiore difetto risiede nei personaggi, tutti non molto sviluppati e aderenti a classici stereotipi giapponesi, a parte i già citati Kawaminami e Shimada, il primo rinchiuso all'interno della casa (e in costante pericolo) e il secondo che si ritrova a indagare nella parte moderna della casa su richiesta della governante. La soluzione del mistero portante, aldilà di un paio di coincidenze davvero troppo casuali (alcuni dei partecipanti all'esperimento erano stati da bambini in una colonia estiva situata vicina alla costruzione, e la cosa avrà un peso fondamentale) e di alcune amnesie alquanto convenienti è però ben fatta e mostra un'inventiva davvero grande, soprattutto quando si scoprono le ragioni dietro all'ossessione per gli orologi del padrone originale della tenuta. 
In definitiva, I Delitti della Casa degli Orologi è un buon giallo di taglio molto classico, ben scritto e avvincente: nonostante alcune forzature e una serie di personaggi poco memorabili, si tratta di un libro più che apprezzabili, decisamente consigliato a chi aveva apprezzato I Delitti della Casa Decagonale, nonostante riproponga, a tutti gli effetti, la stessa struttura di base. Speriamo quindi che Einaudi si convinca a colmare la lacuna dei due volumi centrali della saga delle case bizzarre al più presto.

I Delitti della Casa degli Orologi è disponibile come volume e come ebook su tutti i principali store di libri online, oltre che ovviamente nelle librerie di varia. L'edizione italiana è stata curata da Einaudi nella collana Stile Libero.

Un particolare della copertina del primo volume del fumetto Assorted Crisis Events

Assorted Crisis Events (Recensione del Primo Volume)

Il mondo è impazzito! Infatti, una serie di inspiegabili eventi temporali sta distruggendo il continuum della realtà. Abbiamo universi paralleli che entrano in congiunzione, bolle temporali provenienti dal passato che si manifestano in mezzo a grandi città, complicati loop temporali e pure persone in grado di percepire la realtà in modo sincronico [in pratica, sono consce di qualunque momento del passato e del futuro non potendo però incidere in alcun modo sulla predestinazione temporale]. In tutto questo marasma spazio-temporale, l'unico che sembra capirci qualcosa è un misterioso senzatetto equipaggiato con un jetpack che appare dovunque accada uno di questi eventi di crisi. Assorted Crisis Events è un'antologia di racconti ambientati in questo universo vicino al collasso spazio-temporale.

Non c'è dubbio che il nome più "caldo" nel mondo dei comics nell'ultimo paio di anni sia quello di Deniz Camp, autore americano di origine filippina che nell'arco di quattro anni si è fatto notare prima con la serie supereroistica 20th Century Men (uscita per Image Comics) e poi con un paio di miniserie in casa Marvel dedicate agli Ultimates e agli X-Men: ma il vero punto di svolta nella sua carriera è stato Absolute Martian Manhunter, miniserie di 12 numeri dove l'autore americano è libero di ricreare da zero uno dei personaggi più noti della Justice League di casa DC Comics, un fumetto che si rivela un grande successo sia a livello di critica che di pubblico. Assorted Crisis Events, realizzato con il disegnatore Eric Zawadzki e con la colorista Jordie Bellaire, rappresenta la definitiva consacrazione per Deniz Camp, che si ritrova candidato a ben cinque Eisner Awards 2026 (tra cui la prestigiosa categoria di Miglior Scrittore), portando comunque a casa il premio come migliore nuova serie. 
Già solo sfogliando le pagine del volume è facile capire il motivo di tanto entusiasmo: le sceneggiature di Camp sono elaboratissime ed estrose, con una scansione di vignette cangiante e una serie di soluzioni grafiche studiate nei minimi particolari e che ricordano apertamente alcune delle pagine migliori scritte dal "Sommo" Alan Moore [tra l'altro ho più di un sospetto che il personaggio del senzatetto con jetpack sia una specie di omaggio verso lo scrittore inglese] per il terzo volume di Miracleman e per il capolavoro Promethea. Un paragone davvero impegnativo, ma è giusto riconoscere tanto all'autore di origine filippina che al bravissimo disegnatore Eric Zawadzki (davvero ottima la sinergia tra i due) i loro meriti, perché, a livello puramente tecnico, il livello è davvero altissimo. 

Due pagine tratte dal quinto episodio di Assorted Crisis Events
Due Pagine Tratte dal Quinto Episodio
Per quanto riguarda invece le storie, il discorso si fa più complicato: Deniz Camp sceglie di appoggiarsi a un tipo di fantascienza umanistica, dove gli eventi critici temporali sono la "scusa" per parlare di tematiche sociali e psicologiche con un occhio a metà strada tra il drammatico e il sottilmente ironico. Insomma, quel tipo di approccio di cui era assoluto maestro il mai troppo compianto Kurt Vonnegut, peraltro apertamente omaggiato nella seconda storia del volume basata su alcuni concetti di Mattatoio N. 5. Nulla di male, anzi, ma è proprio nelle storie e nei loro sottotesti che si rivelano le maggiori criticità di Assorted Crisis Events: aldilà della natura antologica, dove è ovvio che ci siano episodi più riusciti e altri meno memorabili, ho trovato che, a volte (per esempio sul secondo e terzo episodio, che parlano entrambi di immigrazione) l'autore si perda in una certa didascalicità, quella della metafora sottolineata con il pennarellone indelebile [per citare uno dei tormentoni più divertenti presenti nelle recensioni de I400Calci], cosa peraltro comprensibile vivendo in una realtà così polarizzante come quella americana. L'altro problema, probabilmente più legato a una mia percezione personale, è la sensazione che, nell'approccio di Deniz Camp, a volte manchi una certa empatia verso i personaggi e verso le situazioni descritto: il classico problema dello sbilanciamento tra mente e cuore. Il risultato è che, in alcuni episodi (in particolare gli ultimi due del volume, basati su salti e loop temporali), si avverte troppo lo sforzo di stupire il lettore con soluzioni elaboratissime (e graficamente notevoli, basta sfogliare le pagine del quinto episodio per rendersene conto), am che si perda di vista quello che dovrebbe essere il vero nucleo della narrazione, quello che dovrebbe puntare alle emozioni del lettore. Aldilà di questi appunti, se amate un certo tipo di fantascienza sociologica, consiglio comunque di dare una lettura al primo volume Assorted Crisis Events: scoprirete un'opera tecnicamente impressionante, caratterizzata da una sinergia perfetta tra sceneggiatura e disegni e con tanti spunti interessanti.

Assorted Crisis Events è disponibile come volume nei maggiori store online di libri ed ebook in versione inglese (per Image Comics) e italiana, per Panini Comics. Il volume è anche disponibile in fumetteria e nelle librerie di varia, ovviamente. 



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