Il Calderone Vol. 12 - Send Help, Pretty Lethal, Stranger Things: Tales From '85 e At The Gates (Recensioni)
Recensione a cura di Albyrinth - tutte le immagini, e la musica, sono copyright degli aventi diritto.
Mi scuso per la qualità dell'immagine di testa, ma mi diverte un mondo fare queste immagini low-fi utilizzando programmi di editing in modo volutamente amatoriale.
Nota Importante: Questo articolo potrebbe contenere alcuni SPOILER minori riguardanti le opere recensite. Grazie.
Se ben ricordate, la scorsa volta, la nostra amabilissima streghetta aveva riempito la fetida caverna con fiori e ghirlande. Quello che non avrebbe mai immaginato, era che il clima caldo umido del suo antro sarebbe stato l'ambiente perfetto per la metamorfosi dei bruchi e, in poche settimane, la caverna è stata invase da centinaia di coloratissime e splendide farfalle! Ritorna quindi la rubrica minestrone, caratterizzata da alcune recensioni più snelle rispetto al solito. Cominciamo con Send Help, l'attesissimo ritorno di Sam Raimi all'horror (o, per essere più precisi, alla commedia nera tinta di rosso) dopo anni di attesa; si continua con Pretty Lethal - Ballerine all'Inferno, curiosa pellicola (uscita direttamente in streaming su Prime Video) dove scopriremo cosa succede quando cinque ballerine di danza classica si incazzano e decidono di menare sulle punte. Non poteva mancare una veloce recensione dell'atteso spin-off animato ambientato tra la seconda e la terza stagione di Stranger Things, ovvero Tales from '85. Chiudiamo quindi con un album molto speciale, The Ghost of a Future Dead degli svedesi At The Gates, l'ultima registrazione di Tomas "Tompa" Lindberg prima della sua morte. Let's Go!
Send Help (Recensione)
Linda (interpretata da Rachel McAdams) è una contabile presso una grande società che, nonostante sia una dedicata e brillante lavoratrice, è ben poco popolare nella sua azienda a causa del suo aspetto trasandato e della sua personalità piuttosto irritante. Il vecchio proprietario [Nota: nel film il personaggio non appare, ma occhio ai dipinti che lo ritraggono!] le aveva promesso un meritato avanzamento di carriera, ma, quando alla sua morte subentra il borioso e viziato figlio Bradley (interpretato da Dylan O'Brien), questo assegna il ruolo di manager all'amichetto Donovan, snobbando Linda (che non la prende benissimo), per la quale prova un'evidente antipatia e che sopporta solo per le sue capacità coi numeri. La situazione si ribalta del tutto quando, durante un viaggio di lavoro, l'aereo privato di Bradley si inabissa nell'oceano lasciando vivi solo Linda e Dylan, sperduti sulla classica isola deserta: Linda è infatti una mega-appassionata di reality show sulla sopravvivenza in condizioni estreme e conosce tutte le tecniche necessarie a restare in vita nell'attesa dei soccorsi, mentre Dylan è il classico figlio di papà che non sa cucinarsi neanche un uovo e che, tra l'altro, ha subito un infortunio alla gamba. Insomma, i rapporti di forza tra i due si sono totalmente invertiti e la convivenza, almeno all'inizio, non andrà affatto liscia. Col tempo, i rapporti tra i due si fanno meno tesi e più amichevoli, rendendo la situazione molto più piacevole: forse troppo per Linda, che non sembra volere affatto rinunciare alla nuova posizione di potere, nascondendo informazioni vitali a Dylan. Il conflitto, insomma, sarà inevitabile...e sanguinoso!
Inutile dire che il tocco magico di Sam Raimi è fondamentale per la riuscita del film, non solo per le ben note inquadrature sghembe, i POV ipervelocizzati, la gestione del ritmo e la costruzione delle scene sempre originale, ma anche per quel tocco ironico e divertito che infonde alla pellicola stessa, compresi alcuni jump scare assolutamente riusciti quanto insensati (e un pelino crudeli). È chiaro che è lui stesso il primo a spassarsela un mondo con questa storia che si ispira chiaramente al Travolti da un Insolito Destino... di Lina Wertmüller e che il regista americano si diverte a decostruire, giocando con le aspettative degli spettatori [ormai plagiati da anni e anni di caratterizzazioni manichee] e spiazzandole costantemente. Send Help è così un film piacevolmente cinico fino al midollo (in particolare sul finale da applausi), che calibra sapientemente la violenza riservando i momenti più piacevolmente sanguinosi per il climax, e dove entrambi i protagonisti (per motivi differenti) si rivelano pessimi essere umani e per i quali ci si sente quasi in colpa ad empatizzare. In tutto questo, è ottima la prestazione dei due protagonisti, soprattutto di una Rachel McAdams sorniona e carismatica, capace di reggere perfettamente la scena, risultando credibile sia nel ruolo della petulante impiegata sfigata, che della (alquanto stronza) maestra di sopravvivenza: in questo un plauso lo meritano anche i truccatori, in una delle più riuscite e credibili trasformazioni viste al cinema da "bruttina sfigata" a "gran bella donna".
Per contro, la sceneggiatura mostra il fianco in più di un punto, in particolare nella rivelazione che porta al twist finale e che mina abbastanza la coerenza della pellicola e, soprattutto, il film soffre per una CGI davvero inguardabile. Se le parti in "green screen" sono sostanzialmente accettabili, l'aggiunta di animali e insetti generati dal computer è di livello infimo, in particolare sulla scena che vede protagonista Linda alle prese con un grosso cinghiale: qualcosa di abbastanza inconcepibile, sia per il budget dichiarato del film (40 milioni, comunque abbastanza per garantirsi effetti speciali decenti), sia per il fatto che il regista americano è sempre riuscito a fare miracoli con effetti prostetici casalinghi realizzati a budget bassissimi. In definitiva Send Help è uno dei film horror più riusciti visti negli ultimi tempi, una commedia nera sanguinosa, divertente e cinica fino al midollo in cui la differenza la fanno la maestria di Sam Raimi e la bravura di Rachel McAdams nel reggere praticamente da sola la scena (Dylan O'Brien è un'ottima spalla, ma nulla più). Da recuperare, sperando che il buon Sam trovi presto tempo e voglia di dedicarsi nuovamente alla sua passione preferita, il cinema di paura.
Send Help è disponibile in streaming su Disney+. E' inoltre disponibile per il noleggio e acquisto in digitale presso i principali store VOD e per l'acquisto fisico presso i maggiori store online.
Una compagnia di cinque giovani ballerine americane (interpretate da Maddie Ziegler, Iris Apatow, Millicent Simmonds, Lana Condor e Avantika) guidate dall'istruttrice Thorna (interpretata da Lydia Leonard) viaggia da Los Angeles all'Ungheria per partecipare a un prestigioso concorso di danza classica. Purtroppo, la classica serie di sfortune le porta prima ad atterrare in un aeroporto differente e a dover usare un vecchio pulmino scassato che si rompe nel posto sbagliato, vino al Teremok Inn, una taverna che è il punto di ritrovo di svariati elementi della mafia locale e che è di proprietà della ex-ballerina ora gangster Devora (interpretata da Uma Thurman). Quando Thorna rifiuta le avance di uno dei mafiosi (in realtà il borioso figlio del potente boss locale), lui reagisce sparandole in testa: le cinque ballerine, testimoni oculari dell'omicidio, vengono prese e segregate negli scantinati, dove le attende presumibilmente una brutta fine. L'unica via di salvezza è utilizzare tutto quanto imparato in anni di prove, allenamenti e duri sacrifici per tentare un'improbabile fuga a colpi di calci rotanti, lamette nascoste nelle scarpette e movimenti perfettamente coordinati. Ma sarà abbastanza per avere la meglio di parecchi sgherri grandi e grossi, e armati fino ai denti?
L'high concept di Pretty Lethal - Ballerine all'Inferno [complimenti per il solito sottotitolo fantasioso italiano] è sì assurdo, ma con una sua ragione d'essere: non solo alcune arti marziali si ispirano chiaramente alla danza, ma l'idea che ragazze abituate ad avere un controllo pressoché perfetto del proprio corpo in virtù di continui ed estenuanti allenamenti possano utilizzare quelle capacità come arma di difesa e offesa è davvero interessante. E, incredibilmente, su schermo, funziona benissimo! Non c'è il minimo dubbio che siano proprio le due scene d'azione che vedono protagoniste le cinque ballerine il punto di forza di questa pellicola: fantasiose, divertenti, sopra le righe, coreografate e riprese alla perfezione (la presenza di Maddie Ziegler, nota per avere ballato in alcuni dei videoclip più famosi di Sia aiuta parecchio); d'altronde è innegabile che la stilosità e la cura delle coreografie (grazie anche al fatto che in cabina di regia sono passati gli stessi stuntman) sia uno dei fattori fondamentali del successo della saga di John Wick e dei suoi epigoni.
Purtroppo, è il resto del film a essere davvero povero povero: passi l'idea di base fregata a Hostel (ovvero giovani che finiscono nel posto sbagliato in Est Europa), ma la sceneggiatura è davvero di carta velina [a parte due battute molto molto ciniche sul mondo della danza classica, buttate lì in modo totalmente inatteso], e butta lì idee e situazioni senza approfondirle minimamente, le dinamiche tra le cinque ragazze rimangono a un livello estremamente basilare e legate a caratterizzazioni archetipiche, e il personaggio di una sprecatissima Uma Thurman, per quanto carismatico, è davvero monodimensionale. Ma il peccato più grave è la mancanza di una vera e propria scena madre: quando tutto sembra apparecchiato per un finalone d'azione, ecco che la pellicola fa una netta inversione a U con una conclusione assolutamente deludente e anticlimatica. Il sospetto è che i soldi del budget fossero finiti e che si dovesse chiudere in fretta e furia, cosa che lascia decisamente l'amaro in bocca.
Purtroppo, è il resto del film a essere davvero povero povero: passi l'idea di base fregata a Hostel (ovvero giovani che finiscono nel posto sbagliato in Est Europa), ma la sceneggiatura è davvero di carta velina [a parte due battute molto molto ciniche sul mondo della danza classica, buttate lì in modo totalmente inatteso], e butta lì idee e situazioni senza approfondirle minimamente, le dinamiche tra le cinque ragazze rimangono a un livello estremamente basilare e legate a caratterizzazioni archetipiche, e il personaggio di una sprecatissima Uma Thurman, per quanto carismatico, è davvero monodimensionale. Ma il peccato più grave è la mancanza di una vera e propria scena madre: quando tutto sembra apparecchiato per un finalone d'azione, ecco che la pellicola fa una netta inversione a U con una conclusione assolutamente deludente e anticlimatica. Il sospetto è che i soldi del budget fossero finiti e che si dovesse chiudere in fretta e furia, cosa che lascia decisamente l'amaro in bocca.
In conclusione, Pretty Lethal - Ballerine all'Inferno è un b-movie piuttosto povero e sciatto, per quanto salvato dalle due ottime scene d'azione con protagoniste le cinque ballerine: tutto sommato, vista anche la breve durata (per fortuna), si tratta di una visione inoffensiva e di discreto intrattenimento. Peccato per quella scena finale alquanto raffazzonata che toglie alla pellicola il suo climax e lascia lo spettatore alquanto infastidito.
Pretty Lethal - Ballerine all'Inferno è un film trasmesso in esclusiva in streaming su Amazon Prime Video.
Hawkins, inverno del 1985: sono passate poche settimane da quando Undici ha chiuso il portale verso il Sottosopra, mettendo fine [momentaneamente] alla minaccia del Mind Flayer. Di nascosto, uno scienziato coperto da una tuta radioattiva raccoglie resti organici provenienti dal Sottosopra per creare un siero ricostitutivo per piante. L'esperimento ha fin troppo successo e uno dei resti si trasforma in una pianta animata, che tenta la fuga: lo scienziato crede di averla distrutta col fuoco, ma la pianta riesce a riprodursi grazie a delle spore. Ovviamente toccherà alla solita gang sfuggire alle terribili piante mostruose, capire la loro origine e sbarazzarsene per sempre. Quello che però nessuno si aspettava, è che al gruppo si unisse Nikki, una ragazzina punk e ribelle appena arrivata in città: nonostante le incomprensioni iniziali, con Nikki si instaurerà una bella amicizia e lei si rivelerà un membro prezioso della gang grazie alle sue geniali doti di inventore.
Era ovvio che Netflix non potesse chiudere definitivamente il capitolo Stranger Things con la mastodontica Stagione 5, tanto che questo spin-off animato, intitolato Tales From ' 85, è stato annunciato contestualmente alla fine della serie. È altrettanto ovvio che la animazione fosse l'unico modo possibile per continuare a narrare le avventure di Mike, Will, Undici e soci, sia per ovvie questioni anagrafiche, che per il cachet dei singoli attori, ormai levitato cifre astronomiche, tanto che nessuno degli attori presta la propria voce in questo spin-off. Detto questo, ho trovato corretta la scelta di trovare un intervallo temporale originariamente non esplorato nella serie (ovvero esattamente tra la conclusione della seconda serie e l'inizio della terza stagione), sia perché quello rappresenta forse il momento migliore di Stranger Things (che avrebbe iniziato a perdere colpi dalla quarta stagione in poi), sia perché sarebbe stato troppo complesso pensare a un sequel diretto.
Per cui, ben venga questa relativamente breve avventura (8 snelli episodi della durata di 25 minuti ciascuno) che ci permette di riabbracciare la gang in versione pre-adolescenziale (più una serie di ovvie comparsate). Innanzitutto la sceneggiatura è generalmente solida, il ritmo trascinante, le scene d'azione ben congegnate, la colonna sonora [composta da moltissimi pezzi rock e punk anni '80, compresa una assolutamente inaspettata "Children of the Grave" dei Black Sabbath in un momento perfetto] azzeccatissima e l'animazione di ottimo livello, fluida e con un character design originale e riuscito. Da sottolineare come lo showrunner Eric Robles abbia anche lavorato di fino sulle caratterizzazioni dei protagonisti, evitando ovviamente di stravolgerle, ma anticipando intelligentemente alcune evoluzioni, per esempio narrando come sia iniziata la simpatia tra Max e Lucas o approfondendo alcuni aspetti dell'amicizia tra Mike e Will.
Per contro, lo showrunner si prende un rischio non da poco introducendo un personaggio completamente nuovo, Nikki (peraltro ben caratterizzato e con una personalità punk, ribelle e leggermente nichilista che è una buona aggiunta), che si unirà alla gang e stringerà una forte amicizia con tutti i protagonisti, scoprendo anche che Undici possiede poteri: infatti non abbiamo mai sentito nominare questa figura nelle ultime tre stagioni, il che suona davvero strano e che getta sinistre ombre sul suo destino. Per adesso Eric Robles ha saggiamente tergiversato, rimandando ogni spiegazione alla già annunciata seconda stagione che arriverà prestissimo, ovvero questo autunno. Di certo non sarà facile risolvere la questione senza ricorrere a fastidiose ret-con, a convenienti deus ex-machina o senza far fare una brutta fine alla povera Nikki. Oltre a questo segnalo una gestione della trama a volte un po' troppo scontata [sarà mica che lo scienziato "malvagio" è uno dei due nuovi personaggi adulti che sono magicamente apparsi nella serie?!?], il solito problema dei mostri che sembrano fortissimi e che poi diventano carne da macello quando entra in gioco il "boss finale", e alcune scene dove la sospensione dell'incredulità va un pelo troppo oltre, in particolare quando Nikki spunta fuori con un una super-arma creata nel suo garage, peraltro fin troppo simile alla celeberrima BFG 9000 di Doom.
Aldilà dei dubbi su come Eric Robles risolverà la questione Nikki e di qualche piccolo difetto, la prima stagione di Tales From ' 85 si è rivelata essere un piacevole ritorno al periodo migliore di Stranger Things: nulla di realmente imperdibile, che non aggiunge molto alla mitologia dello show, ma un'avventura divertente e ben realizzata che vi terrà occupati per un paio di ore abbondanti tra piante mostruose e club investigativi raffazzonati.
Aldilà dei dubbi su come Eric Robles risolverà la questione Nikki e di qualche piccolo difetto, la prima stagione di Tales From ' 85 si è rivelata essere un piacevole ritorno al periodo migliore di Stranger Things: nulla di realmente imperdibile, che non aggiunge molto alla mitologia dello show, ma un'avventura divertente e ben realizzata che vi terrà occupati per un paio di ore abbondanti tra piante mostruose e club investigativi raffazzonati.
Stranger Things - Tales From '85 è una serie animata trasmessa in esclusiva in streaming su Netflix. La seconda stagione è stata già annunciata da Netflix e sarà disponibile questo autunno.
At The Gates - The Ghost of a Future Dead (Recensione)
È sempre difficile parlare obiettivamente di un album come The Ghost of a Future Dead, settimo lavoro targato At The Gates, il terzo dalla reunion avvenuta nel 2014. I motivi sono purtroppo noti: lo scorso anno è infatti venuto a mancare il frontman della formazione svedese, Tomas "Tompa" Lindberg, a seguito di una lunga battaglia contro il cancro, un personaggio amatissimo e fondamentale per la scena metal svedese. Nonostante le sue condizioni fossero in rapido peggioramento, Tomas ha voluto registrare dei demo delle sue linee vocali in anticipo, continuando a collaborare con gli altri membri della band anche dal letto di ospedale, scegliendo il titolo, l'artwork (splendido, opera di Robert Samsonowitz) e il titolo alquanto significativo. Insomma, è difficile filtrare le emozioni e considerare l'album in sé senza pensare che, probabilmente, sarà l'ultimo di questa leggendaria band e senza valutarlo come l'eredità spirituale di un artista molto amato.Detto questo, posso comunque dire che The Ghost of a Future Dead è, aldilà di tutto, un ottimo lavoro. In aggiunta alle questioni legate alla morte di Tompa, c'è un altro evento importante legato alla genesi di questo disco, ovvero il fatto che sia rientrato in formazione Anders Björler al posto di Jonas Stålhammar, cacciato per spiacevoli questioni extra-musicali. Il ritorno del chitarrista è stato fondamentale per definire l'approccio a questo album: se il precedente To Drink from the Night Itself finiva (non sempre efficacemente) in territori più ariosi e progressivi e idealmente vicini ai primissimi lavori degli At The Gates, The Ghost of a Future Dead è invece un chiaro e voluto ritorno alle sonorità del capolavoro della band svedese, quello Slaughter of the Soul che è la Bibbia del melodeath di scuola Göteborg. Tornano così i riff granitici di scuola thrash, le canzoni molto compatte e senza fronzoli, le atmosfere tese e drammatiche, le melodie sempre molto ben costruite e bilanciate alla perfezione con le parti più aggressive e, soprattutto, quel songwriting molto denso, ma mai prolisso, che fa sembrare i brani lunghi il doppio di quello che effettivamente sono.
Fortunatamente non è un semplice amarcord fatto col pilota automatico, perché la qualità delle singole composizioni è sicuramente alta e il disco non presenta passaggi a vuoto degni di nota (credo che l'unica traccia a non avermi soddisfatto sia l'opener "The Fever Mask"); anzi, con l'andare avanti del minutaggio, il numero dei giri continua a salire, e il disco offre il meglio proprio sul finale con lo splendido binomio formato da "The Unfathomable" con il suo break melodico centrale clamoroso e "The Phantom Gospel" con un riffing alquanto sostanzioso e una coda melodica finale da brividi. Insomma, sia il comeback di Anders (e il suo contributo è alquanto sostanziale) che la volontà di comporre qualcosa che risultasse un'eredità meritevole dell'immenso contributo dato da Tomas alla scena, ha creato le condizioni per dare vita a un album memorabile, forse l'unico della reunion di stare accanto ai capolavori degli anni '90 e degnissimo successore del capolavoro Slaughter of the Soul.
Fortunatamente non è un semplice amarcord fatto col pilota automatico, perché la qualità delle singole composizioni è sicuramente alta e il disco non presenta passaggi a vuoto degni di nota (credo che l'unica traccia a non avermi soddisfatto sia l'opener "The Fever Mask"); anzi, con l'andare avanti del minutaggio, il numero dei giri continua a salire, e il disco offre il meglio proprio sul finale con lo splendido binomio formato da "The Unfathomable" con il suo break melodico centrale clamoroso e "The Phantom Gospel" con un riffing alquanto sostanzioso e una coda melodica finale da brividi. Insomma, sia il comeback di Anders (e il suo contributo è alquanto sostanziale) che la volontà di comporre qualcosa che risultasse un'eredità meritevole dell'immenso contributo dato da Tomas alla scena, ha creato le condizioni per dare vita a un album memorabile, forse l'unico della reunion di stare accanto ai capolavori degli anni '90 e degnissimo successore del capolavoro Slaughter of the Soul.
Detto questo dobbiamo però affrontare la questione relativa al cantato: è innegabile che la voce di Tompa risulti piuttosto afona e priva della potenza del passato. Non si potevano certo chiedere miracoli a una persona che era gravemente malata e, considerando tutto questo, si può solo apprezzare il grande sforzo compiuto dal cantante. È stato comunque bravo l'esperto produttore Jens Bogren a ottenere il massimo dai demo in possesso, evitando di coprire le linee vocali con chitarre e ritmiche (che, per questo motivo, a tratti risultano un po' sulla sfondo) e tentando di potenziare il tutto con un utilizzo molto marcato di echi e sovraregistrazioni. Il risultato finale è comunque di buon livello, forse un po' più "lo-fi" e impastato per gli standard attuali [non che sia per forza un difetto, anzi], ma indubbiamente professionale.
In definitiva, The Ghost of a Future Dead non è solo il testamento artistico di uno dei cantanti più importanti della scena death metal di tutti i tempi, ma è anche un gran bel disco a prescindere, il vero erede del capolavoro Slaughter of the Soul, poco più di quaranta minuti di canzoni tirate ed esaltanti, caratterizzate da un songwriting estremamente calibrato e a fuoco, oltre che decisamente "denso", dove il bilanciamento tra potenza e melodie è praticamente perfetto. Non sappiamo ancora se i gemelli Björler decideranno di continuare l'attività come At The Gates (magari un tour celebrativo?), di certo sappiamo che Tompa ci mancherà terribilmente e che The Ghost of a Future Dead è la conclusione perfetta per la carriera di una delle band davvero più significative della storia della musica pesante.
In definitiva, The Ghost of a Future Dead non è solo il testamento artistico di uno dei cantanti più importanti della scena death metal di tutti i tempi, ma è anche un gran bel disco a prescindere, il vero erede del capolavoro Slaughter of the Soul, poco più di quaranta minuti di canzoni tirate ed esaltanti, caratterizzate da un songwriting estremamente calibrato e a fuoco, oltre che decisamente "denso", dove il bilanciamento tra potenza e melodie è praticamente perfetto. Non sappiamo ancora se i gemelli Björler decideranno di continuare l'attività come At The Gates (magari un tour celebrativo?), di certo sappiamo che Tompa ci mancherà terribilmente e che The Ghost of a Future Dead è la conclusione perfetta per la carriera di una delle band davvero più significative della storia della musica pesante.
The Ghost of a Future Dead è disponibile in formato digitale e fisico sul sito ufficiale dell'etichetta Century Media. E' inoltre disponibile in formato fisico e digitale su tutti i maggiori store online. Il disco è ovviamente inoltre disponibile su tutti i maggiori servizi di musica in streaming, oltre che sulla Pagina Bandcamp dell'etichetta. Per maggiori informazioni, visitate il Profilo Instagram della band o il loro Sito Ufficiale.
