Note Importanti: - Questo articolo potrebbe contenere alcuni SPOILER riguardanti la serie Good Omens, soprattutto nelle sinossi delle stagioni due e tre, che svelano elementi del finale delle precedenti. Grazie.
- Come già successo in passato, con questo articolo non entrerò nel merito delle accuse di violenza sessuale che gravano su Neil Gaiman, se non per spiegare il motivo per cui la terza stagione di Good Omens si è trasformata da una miniserie di 6 puntate a un film di 100 minuti circa.
Nato come libro scritto a quattro mani da due tra i più famosi autori britannici di letteratura fantastica, Terry Pratchett e Neil Gaiman, Good Omens [Nota: la prima edizione del libro in Italia aveva il titolo Buona Apocalisse a Tutti!] è stato poi adattato come serie tv per Prime Video, con showrunner lo stesso Gaiman: un progetto molto sentito perché, pochi anni prima, era venuto a mancare proprio Terry Pratchett e Neil voleva tributargli un giusto omaggio. Grazie a un cast azzeccato e a un buon battage pubblicitario da parte di Amazon, Good Omens si è rivelato un ottimo successo, portando a un inaspettato rinnovo, per una seconda e terza stagione che sono state poi basate su alcune idee discusse dai due autori per dare un seguito al libro, purtroppo mai concretizzate su carta. Le accuse di violenza sessuale a Neil Gaiman hanno però messo in serio pericolo la serie: dopo alcune contrattazioni, lo scrittore inglese è riuscito a ottenere la produzione di un film che chiudesse la storia in modo coerente, a patto di rinunciare a qualunque credit artistico e produttivo (a parte l'ideazione del soggetto). A poche settimane dall'uscita del finale della serie, ho pensato che valesse la pena sia ripercorrere brevemente le tre stagioni della serie con i loro punti di forza e di debolezza, sia parlare del libro che ha dato origine allo show.

Good Omens: Il Libro
Il paradiso e l'inferno hanno deciso che è arrivata l'ora di dare il via a un nuovo Armageddon: per questo motivo il demone Crowley, rappresentante delle schiere infernali sulla Terra, viene incaricato di consegnare l'Anticristo a un ordine segreto di suore sataniche, che dovrà scambiarlo con il neonato di una famiglia di diplomatici americani. Per una serie di errori e coincidenza, la stirpe demoniaca viene invece assegnata a tranquilla famiglia inglese, gli Young senza che nessuno sappia niente, neppure lo stesso Crowley e il suo corrispettivo celeste, l'angelo Aziraphale, rappresentante delle schiere divine sulla Terra. I due, in realtà, nel corso dei secoli hanno stretto una specie di amicizia ed entrambi apprezzano gli umani e la vita terrestre, tanto da arrivare a collaborare per sabotare l'Apocalisse in corso. Ad aiutarli, alcuni personaggi strampalati come la sbadata occultista Anathema Device [Nota: il nome del personaggio rappresenta un gioco di parole inglese decisamente intraducibile il cui significato è, suppergiù: "strumento narrativo per attirare anatemi"] - pronipote di una sventurata strega che aveva scritto un libro di profezie dal valore inestimable - e il goffo (e ben poco convinto) cacciatore di streghe Newton Pulsifer. Ma, quando Adam Young (ovvero l'Anticristo) compie 11 anni, i piani per l'Armageddon si mettono ufficialmente in moto e i 4 Cavalieri dell'Apocalisse vengono richiamati per portare rovina e distruzione sul mondo. Inutile dire che il piano segreto di Crowley e Aziraphel per salvare l'umanità diventerà alquanto complicato.
Unire i talenti di due degli scrittori fantastici britannici più apprezzati e amati come Terry Pratchett e Neil Gaiman era un'idea assolutamente geniale. Da un lato avevamo un autore di una serie sterminata di libri, gran parte di essi dedicati all'assurdo universo di Mondo Disco [Discworld in originale], una serie di saghe dove Pratchett reinterpreta a modo suo gli stilemi fantasy ibridandoli con altri generi e iniettando il tutto con una generosissima e sempre presente dose di puro British Humour. Insomma, uno scrittore argutissimo, divertente e dotato di un'immaginazione sterminata. Dall'altro lato avevamo invece un fumettista che ha marchiato a fuoco il mondo della Nona Arte con un'opera ormai considerata a tutti gli effetti un capolavoro e un classico della narrativa fantastica, ovvero Sandman e che stava pensando di fare il grande salto diventando un romanziere (che sarebbe arrivato 6 anni più tardi con Nessun Dove).
Insomma, due autori arguti e intelligenti che hanno scritto pagine importantissime per quanto riguarda il mondo della letteratura fantastica: per questo motivo c'era grande attesa per un libro che unisse i loro talenti, ovvero Good Omens...che, invece, si è rivelato essere (almeno in parte) un'occasione perduta o, meglio, uno di quei casi dove la somma delle parti dà un risultato inferiore a quello che sarebbe potuto essere. Per carità, il romanzo non è affatto brutto e, effettivamente, rispecchia perfettamente le due anime degli autori che lo hanno scritto: c'è lo stile anarchico e costantemente ironico e satirico, nonché la narrazione per accumulo tipica di Pratchett, così come sono presenti le trame complesse e la rielaborazione dei miti (in questo caso quelli legati alla Bibbia e all'Apocalisse di San Giovanni) tipiche di Gaiman. Good Omens è un libro indubbiamente ben scritto, con tante trovate divertenti e azzeccate [soprattutto per quanto riguarda la descrizioni delle schiere celesti e infernali, burocratiche e snob le prime, pasticcione e stupide le seconde] e con una sobria satira sulle religioni, ma che risulta essere "solo" puro intrattenimento che non riesce a lasciare il segno, un'opera che vi farà passare qualche ora in allegria, ma non certo in grado di competere con i romanzi migliori partoriti dai due scrittori.
Una Prima Stagione Fedelissima al Libro
Nonostante esistesse già un adattamento del suo romanzo più famoso, American Gods [per la cronaca, adattamento finito in vacca e lasciato a metà, dopo una partenza fulminante] e la pre-produzione della versione live-action del suo fumetto capolavoro Sandman fosse già partita [anche lì le cose, per vari motivi, non sarebbero andate lisce con un risultato piuttosto deludente], il progetto a cui Neil Gaiman ha sempre tenuto maggiormente, tanto da riservarsi il ruolo sia di principale sceneggiatore che di showrunner, era proprio Good Omens. Il motivo è semplice: quattro anni prima, nel 2015, Terry Pratchett se n'era andato in seguito a complicazioni dovute all'Alzheimer e Neil voleva quindi tributargli un sentito omaggio. Aldilà dei nobili intenti, l'idea di adattare Good Omens in una serie era indubbiamente valida: il romanzo aveva una trama accattivante, uno svolgimento pieno di eventi, ma sostanzialmente lineare e autosufficiente e un tono leggero e divertente perfetto per una miniserie da vedere in binge-watching.
A essere sinceri, il vero difetto della prima stagione di Good Omens è il timore reverenziale da parte di Neil Gaiman verso il materiale originale, che è praticamente riproposto pari pari senza nessuna modifica o aggiunta, e sappiamo come questo possa essere un limite nel passaggio da un medium all'altro [per informazioni, chiedere a Stephen King riguardo al disastroso adattamento di The Shining in una serie TV fedele al suo romanzo originale]: in particolare, il ritmo è fin troppo compassato nei primi episodi e le sottotrame non riescono a confluire in modo organico nel finale, invece abbastanza compresso e forse troppo anticlimatico per il pubblico televisivo.
Una scena "leggermente" simbolicaDetto questo, l'adattamento di Good Omens riesce comunque a portare a casa il risultato in virtù innanzitutto di una messa in scena curata e personale, tipica da produzione inglese, con un buon mix di effetti speciali digitali e pratici, scenografie molto curate e quasi "teatrali" (in particolare per quanto riguarda l'angolo di strada dove si trova la libreria curata da Aziraphale) e, più in generale, di valori produttivi di buon livello. Ma, soprattutto, a essere azzeccato è il casting: David Tennant è semplicemente perfetto nel ritrarre il demone Crowley, cinico, caustico e spregiudicato, ma tutto sommato animato da buoni sentimenti. Martin Sheen, interprete dell'angelo Aziraphale è il suo perfetto contraltare: serissimo, impostato, tremendamente British, ma anche animato da un senso di giustizia che lo porta a contravvenire ai suoi doveri come angelo. I due non solo sono scelte pressoché perfette, ma la serie di appoggia completamente alla chimica perfetta che esiste tra i due attori (tanto che la cosa sarà poi sfruttata nelle seguenti stagioni, in modo piuttosto sorprendente) che riescono a trascinare la narrazione anche nei momenti morti. Oltre a loro, è giusto segnalare sia i tanti caratteristi di buon livello che interpretano i personaggi minori, sia i riusciti cameo (fisici o vocali) di star come Benedict Cumberbatch, Frances McDormand (rispettivamente voci di Satana e Dio nella versione originale), Adria Arjona e Jon Hamm (che sarà poi co-protagonista della seconda stagione). In definitiva, i pregi e i difetti della serie sono sostanzialmente quelli del libro che adatta scrupolosamente, ma Good Omens porta comunque a casa il risultato, in virtù di una trama comunque accattivante e divertente, di una buona cura globale del prodotto e, soprattutto, di scelte di casting perfette, che riescono a rendere tridimensionali i personaggi principali. Quello che nessuno avrebbe potuto prevedere era che l'ottimo successo di critica e pubblico portò Amazon a chiedere a Neil Gaiman una seconda stagione, una richiesta che comportava un piccolissimo problema: non esiste un seguito del libro e, quindi, lo scrittore britannico avrebbe dovuto creare una nuova storia.
Una Seconda Stagione Tra Alti e Bassi
Dopo gli eventi della prima stagione, Aziraphel e Crowley sono sempre sul chi vive dopo che il loro tradimento ai rispettivi schieramenti per sabotare l'Armageddon (evitata per un soffio) è stato scoperto. in più, ovviamente, sia in Paradiso che in Inferno stanno trovando il modo migliore per innescare una nuova Apocalisse e arrivare al tanto atteso scontro. A complicare le cose arriva l'Arcangelo Gabriele (interpretato ancora da Jon Hamm) sulla porta della libreria di Aziraphale, nudo, senza alcuna memoria e in possesso di una scatola vuota di cartone. Toccherà ovviamente ad Aziraphel e Crowley indagare su cosa sia successo a Gabriele, mantenendo al contempo la sua presenza nascosta a entrambe le fazioni. Come se non bastasse, il duo, per una serie di ragioni piuttosto convulse, dovrà tentare di fare innamorare due donne proprietarie di negozi nel vicinato, l'introversa e timida Nina, e Maggie, estroversa e bloccata in una relazione infelice.
Come detto, non esiste un secondo libro, ma
Neil Gaiman ha dichiarato che aveva discusso più volte di un possibile sequel del romanzo con
Terry Pratchett e che i due avevano anche fatto alcune sessioni di brainstorming per buttare giù la storia e i personaggi. Basandosi su quegli appunti, il fumettista e scrittore inglese ha iniziato a delineare la trama di base in modo che fosse coerente con il libro e che continuasse così la storia dei due protagonisti. Nasce così l'inaspettata seconda stagione di
Good Omens che alterna cose ottime a cose decisamente meno riuscite. Tra i fattori negativi, abbiamo una trama che si è decisamente rimpiccolita come portata rispetto alla prima stagione, che aveva dalla sua un accumulo costante di situazioni: diciamolo chiaramente, la storia principale riguardante l'Aracangelo Gabriele e il mistero riguardante la perdita di memoria non è né particolarmente originale, né molto sviluppata. È solo uno strumento utile a dare qualcosa da fare al duo di protagonisti, il classico
MacGuffin. Non che sia un problema di
Jon Hamm, peraltro perfetto nella parte dello smemorato svampito, è proprio che la trama gira intorno a stilemi molto noti.
Jon Hamm è l'Arcangelo Gabriele
Dove invece le sei puntate brillano, è nell'utilizzo di ottimi flashback (che occupano una sostanziosa porzione della narrazione), dove Gaiman può narrare la nascita e lo sviluppo dell'amicizia tra il demone e l'angelo nell'arco di epoche differenti, così come la loro crescente insofferenza verso l'autorità (celeste o infernale che sia). Sono micro-episodi davvero deliziosi che rendono i personaggi molto più definiti e preparano efficacemente la via a quella che è la "sorpresa" prima dell'ovvio cliffhanger finale.
Aldilà di questi fattori, si nota decisamente che questa stagione non è un semplice adattamento, ma nasce espressamente per il medium televisivo: il ritmo è più regolare, la narrazione più lineare e c'è maggiore tempo per caratterizzare al meglio protagonisti e comprimari senza dovere stare dietro a una trama anarchica che impilava continui eventi. Il contrappasso è che lo show perde quella patina di anarchia e imprevedibilità che, tutto sommato, rappresentava uno dei punti di forza delle prime sei puntate. Insomma, la seconda stagione di Good Omens, pur senza mai brillare eccessivamente e con alcuni oggettivi problemi, rimane comunque un buon prodotto di intrattenimento e divertimento che ha saputo mantenere l'interesse del pubblico, tanto da essere rinnovato quasi immediatamente, anche in virtù dei temi inclusivi decisamente ben presenti, ma comunque trattati con una certa delicatezza, e di un grande cliffhanger che chiudeva le sei puntate.
Un Bel Finale (Alquanto Compresso)
Aziraphale è tornato in Paradiso per portare avanti il piano divino, ovvero dare il via a un'altra Apocalisse (!) facendo resuscitare Gesù e rimandandolo sulla Terra: ovviamente l'angelo tenterà in tutti i modi di evitare la fine del mondo e, anzi, di migliorarlo, sfruttando appunto il ritorno del Figlio di Dio tra gli uomini. Ovviamente nulla andrà per il verso giusto, con Gesù che se ne scappa sulla Terra senza che nessuno sappia dove è finito e con alcuni degli angeli maggiori (tra cui il potentissimo Metatron) che sono misteriosi spariti; non dal Paradiso, dall'esistenza stessa! Aziraphale sarà costretto a tornare tra gli umani e chiedere aiuto al riluttante Crowley, ancora arrabbiato per gli eventi successi alla fine della seconda stagione e ridotto a vivere come un senzatetto dopo avere perso la sua mitica Bentley al gioco. Il duo scoprirà che, dietro alla sparizione degli angeli, si nasconde una minaccia alquanto pericolosa e che, volenti o nolenti, l'Armageddon questa volta potrebbe davvero arrivare e porre fine all'umanità.
Come detto, Good Omens aveva ricevuto quasi istantaneamente il rinnovo per una terza stagione, con la quale Neil Gaiman potesse chiudere in modo efficace tutte le trame rimaste aperte. Quando la pre-produzione degli episodi era già partita, ecco arrivare il fulmine a ciel sereno: lo scrittore inglese è stato accusato da alcune donne di violenza sessuale e comportamenti inappropriati [argomento di cui non parlerò nello specifico, come detto nelle note iniziali: sulla rete potete trovare sia gli articoli e i podcast che hanno sollevato il polverone con le accuse dirette, sia articoli e indagini in difesa dello scrittore britannico, così potete farvi la vostra idea]. Come era prevedibile, Amazon, per evitare pesanti ricadute a livello di immagine, ha messo immediatamente un stop alla produzione. A salvare lo show, alla fine è stato lo stesso Gaiman, che ha dichiarato che una cancellazione non sarebbe stata corretta nei confronti di tutto lo staff che stava lavorando alla serie e, quindi, ha deciso di estromettersi del tutto, rinunciando alla presenza sul set e a tutti i credits di sceneggiatura e produzione, mantenendo solo il proprio nome per quanto riguarda il soggetto. La mossa è stata gradita dai vertici Amazon, che, però, per risparmiare budget, hanno deciso di tagliare le sei puntate inizialmente previste e di concedere solo un film di poco più di 90 minuti (sostanzialmente la durata di due puntate) per concludere la trama.
Il personaggio di Gesù, purtroppo poco sviluppato per mancanza di tempo
Non c'è dubbio che questa decisione risulti alla fine fondamentale, in quanto non è difficile notare come le due trame principali (la fuga di Gesù tra la gente e il misterioso killer di angeli) siano davvero tanto compresse, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo centrale. Insomma, dopo un buon inizio, la narrazione inizia a correre a perdifiato e la trama non ha davvero il tempo necessario a essere sviluppata e il climax che porta poi al finale è davvero buttato troppo lì senza la necessaria tensione. Insomma, un bel pastrocchio, eppure... eppure c'è qualcosa di gratificante nel vedere una trama narrata senza perdite di tempo, senza scene buttate lì solo per raggiungere il minutaggio prestabilito, senza personaggi inconsistenti e, soprattutto, senza dialoghi piazzati lì solo per spiegare la trama agli spettatori disattenti. Paradossalmente, siamo talmente abituati alla blandezza dei ritmi e contenuti nella narrazione seriale attuale che anche qualcosa di eccessivamente compresso e mal sviluppato, ma con un ritmo davvero trascinante, sembra un raggio di sole in mezzo al buio.
Aldilà di queste considerazioni, risulta chiaro come l'eccessiva condensazione degli eventi nella prima ora fosse una scelta obbligata quanto voluta per potere garantire un buon minutaggio al finale della serie, che riesce davvero a colpire nel segno. Neil [che sospetto fortemente abbia comunque collaborato alla stesura della sceneggiatura sotto mentite spoglie] infatti concepisce una conclusione geniale quanto audace: fare finire una serie tutta basata su concetti biblici quali Paradiso, Inferno, angeli e demoni con una nota trionfalmente agnostica [Nota: sia Gaiman - nonostante origine ebree e un passato legato a Scientology - che Terry Pratchett si erano definiti atei], che esalta il libero arbitrio delle persone. Aldilà della contrapposizione di temi, a brillare è anche la narrazione del destino dei due protagonisti, a cui è riservato un finale giusto quanto emozionante e il commovente quanto sentito omaggio a Terry Pratchett. In definitiva, la terza stagione di Good Omens ha fatto di necessità virtù e, dopo una prima ora per forza di cose davvero molto compressa e con troppo poco spazio per l'ironia (giusto i tentativi di Crowley di riprendersi la Bentley), riesce a dare a tutta la serie una degna conclusione alle strampalate avventure di un demone non così malvagio e di un angelo non così ligio al proprio dovere.
In Conclusione
Nata come semplice (e piuttosto didascalico) adattamento del discreto libro scritto a quattro mani da Terry Pratchett e Neil Gaiman nel 1990, Good Omens ha saputo trovare un suo pubblico, arrivando a un'inaspettata quanto gradita riconferma per una seconda e terza stagione. Merito delle divertenti trovate del libro originale, di una trama comunque accattivante e di una messa in scena ben eseguita, ma soprattutto dell'azzeccatissimo casting dei due protagonisti, che è il fattore principale del successo della serie. Lode quindi ai bravissimi Martin Sheen e David Tennant per avere dato letteralmente vita a due personaggi non così semplici da trasporre, con la trappola del macchiettismo sempre dietro l'angolo. La serie è quindi continuata con una seconda stagione sempre divertente, ma caratterizzata da una trama un po' troppo scontata e da una terza che, a fronte degli evidenti problemi produttivi di cui ho parlato nel paragrafo precedente, sacrifica la narrazione principale per guadagnare abbastanza tempo per donare ai protagonisti un finale adeguato. In definitiva, Good Omens è stata una serie discreta, con alcuni oggettivi problemi, ma anche con una sua originalità e un amore e una cura verso i suoi personaggi principali non comune. Vista anche la durata relativamente breve (12 episodi più il film finale), consiglio senza problemi il recupero a chi vuole una serie divertente e originale su demoni, angeli e strampalati tentativi di fare finire il mondo.
Good Omens è trasmesso in streaming in esclusiva da Prime Video. Il libro su cui è basta la serie è disponibile come volume, ebook e audiolibro su tutti i principali store di libri online, oltre che ovviamente nelle librerie di varia.
L'edizione italiana è stata curata da Mondadori.