MCU Fase 6 - Punisher: One Last Kill (Recensione)

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Note: 
  • Questo articolo contiene alcuni SPOILER minori riguardanti lo speciale Punisher: One Last Kill. Grazie.
  • La storia narrata in Punisher: One Last Kill si svolge durante gli avvenimenti della seconda stagione di Daredevil: Rinascita, che sarà recensito tra qualche settimana anche su queste pagine. 
Dopo il buon ritorno nella prima stagione di Daredevil Rinascita (trovate la recensione QUI), è arrivato il momento di un mediometraggio [il terzo dei Marvel Special Presentation dopo Licantropus e Guardians of the Galaxy Holiday Special] tutto incentrato sul personaggio del Punisher interpretato da Jon Bernthal. Un progetto fortemente voluto dallo stesso attore [che ha tra l'altro dato una sostanziale mano con soggetto e sceneggiatura] e dal regista Reinaldo Marcus Green (noto soprattutto per i biopic dedicati a Bob Marley e al padre delle sorelle Williams),  che ci porta nei bassifondi del Marvel Cinematic Universe [MCU da questo momento] per una tesa e violentissima storia di pura azione con protagonista il personaggio più controverso della Casa delle Idee, peraltro a pochi giorni dalla morte del suo creatore, Gerry ConwayPunisher: One Last Kill arriva tra l'altro in un momento di netta ripresa, a livello qualitativo, dei progetti televisivi del MCU, con Kevin Feige che sembra essere riuscito a invertire la deriva negativa della Fase 5. Nonostante la brevità dello speciale (50 minuti, titoli di coda inclusi) e una certa prevedibilità di fondo, posso dire che Punisher: One Last Kill è un esperimento sicuramente riuscito, consigliato anche a chi magari non segue troppo le avventure cinematografiche degli Marvel, ma apprezza i film d'azione di stampo moderno.

Jon Bernthal in Punisher: One Last Kill

Call To Action

Dopo essere riuscito ad evadere dagli agenti AVTF nel finale di Daredevil Rinascita, Frank Castle (interpretato da Jon Bernthal) ha creato la sua nuova base operativa in un appartamento nel quartiere di Little Sicily a New York, piombato nel caos dopo che lo stesso Punisher ha giustiziato la famiglia mafiosi, gli Gnucci, che gestiva la zona. Purtroppo Frank ha poi avuto un crollo nervoso, schiacciato dallo stress da disturbo post traumatico: è vittima di allucinazioni dei propri ex-commilitoni e della propria famiglia defunta, e affoga i dispiaceri nell'alcol. Deciso a chiudere la sua attività di vigilante e, soprattutto, a farla finita di fronte alle tombe dei suoi familiari, viene convinto da un'allucinazione della figlia a desistere. Purtroppo per Frank non si tratterà comunque di una giornata tranquilla: Ma' Gnucci (interpretata da Judith Light), l'unica sopravvissuta della famiglia mafiosa, ha scoperto l'ubicazione della base operativa di Frank e ha messo una consistente taglia sulla sua testa. In pratica, qualunque sbandato, delinquente e membro delle gang della zona verrà a cercarlo per fargli la pelle; purtroppo per loro, si attiverà l'istinto di sopravvivenza del Punisher e questo vuol dire solo una cosa: fiumi di sangue inonderanno le strade di Little Sicily!

L'esordio del personaggio nella serie di Daredevil trasmessa originariamente su Netflix
Il Personaggio al suo Esordio nella serie Daredevil

Il Personaggio nel MCU

Il personaggio di Frank Castle è stato introdotto originariamente nella seconda stagione della serie dedicata a Daredevil originariamente trasmessa su Netflix (attualmente disponibile su Disney+, al pari delle due stagioni del serial dedicato al personaggio). Il suo esordio è stato sicuramente positivo, sia perché Jon Bernthal si era rivelato da subito la scelta azzeccata, sia perché il personaggio, alquanto difficile da trasporre in modo credibile sullo schermo, funzionava decisamente bene come contraltare di Daredevil: entrambi animati dalla stessa sete di giustizia, ma con un compasso morale decisamente differente. Insomma, il Punisher era uno specchio distorto dell'alter ego di Matt Murdock, quasi un monito di quello che sarebbe potuto diventare Daredevil senza più freni morali che decide di giustiziare i nemici. Tutto forse un po' troppo basilare, ma decisamente funzionale.

Una scena con i due vigliante Daredevil e Punisher

I problemi purtroppo sono poi arrivati quando Marvel Television e Netflix hanno dato il via libera a una serie personale per il personaggio del Punisher (tra l'altro curata da quello Dario Scardapane che è poi stato ripescato per Daredevil Rinascita): come ritrarre in modo efficace quello che è, a tutti gli effetti, un serial killer psicotico senza renderlo un personaggio totalmente negativo o, ancora peggio, un eroe, un esempio da seguire (con tutti i dilemmi morali che ne conseguono)? La risposta è in due stagioni che glissano furbescamente sull'argomento per dedicarsi a una trama più semplice da gestire, ovvero il mistero riguardante chi fossero i mandanti dell'omicidio della famiglia Castle e la più classica delle vendette da portare avanti. Il risultato è una serie tutto sommato discreta e, per certi versi, "edulcorata", che però si perde in qualche lungaggine di troppo, soprattutto nella seconda stagione, complice anche la scelta scellerata dei 13 (!) episodi per stagioni imposta dalla Marvel.
Arriviamo così allo sbarco ufficiale nel MCU, avvenuto nella prima stagione di Daredevil Rinascita, dove si nota immediatamente una virata verso una caratterizzazione più estrema del personaggio: psicotico, violento, sadico e fuori controllo. È il prologo perfetto per la ridefinizione del Punisher, che avviene con successo in questo speciale One Last Kill, basato in parte sulle storie scritte da Garth Ennis e disegnato dal mai troppo compianto Steve Dillon, in particolare il memorabile ciclo iniziale Bentornato, Frank

Una delle scene iniziali dello speciale Punisher: One Last Kill

Un Mediometraggio Semplice, Compatto ed Efficace

Esattamente come per Wonder Man, il segreto di Punisher: One Last Kill risiede nella sua linearità e semplicità. Non c'è nessuna trama complicata, nessun villain con piani astrusi e lo special lo si può vedere tranquillamente anche senza sapere praticamente nulla del personaggio e sicuramente senza avere visto le sue precedenti apparizioni su Netflix e Daredevil Rinascita. Il primo terzo del mediometraggio è dedicato all'esplorazione della psicosi e del crollo mentale di cui è vittima Frank Castle: nulla di originale, con in più omaggi e richiami diretti sia al primo Rambo, sia all'immortale Taxi Driver di Martin Scorsese, che però hanno il merito di tratteggiare la personalità del protagonista con pochi tocchi e senza il bisogno di dialoghi, in realtà ridotti al minimo e tutti nella testa di Frank. Inutile dire che grande merito va a Jon Bernthal, capace di calcare ovviamente la recitazione, ma mantenendo comunque un certo controllo per evitare di finire nei territori del patetismo. 

Un'intensa scena di azione tratta dallo speciale Punisher: One Last Kill
Uno degli stunt più intensi
Una volta superato lo scoglio della scena madre in cui Frank tenta il suicidio, Punisher: One Last Kill introduce la sua trama portante con un breve interludio con la villain Ma' Gnucci (davvero intensa la prestazione di Judith Light nei pochissimi minuti in cui appare il suo personaggio) che dà il via alla tesa e articolata scena d'azione che vede il Punisher braccato da decine di delinquenti che gli vogliono fare la pelle e che lo assaltano all'interno del condominio dove vive da qualche tempo. Un uomo solo che deve riuscire a evadere da una "fortezza" mentre è braccato da decine di sgherri tra stanchezza, lividi e ferite: è assolutamente palese come il canovaccio sia quello di The Raid, il capolavoro d'azione indonesiano che è diventato il riferimento primario per i film d'azione moderni (incluso lo stesso John Wick). Bravo il regista Reinaldo Marcus Green a mantenere salde le redini della narrazione con una lunga scena d'azione che segue da vicinissimo Jon Bernthal (al solito impeccabile e molto misurato anche nelle sequenze più concitate) mentre massacra decine di delinquenti, salvando al contempo gli innocenti condomini. A livello visivo, complice anche un utilizzo di colori molto saturi e un montaggio molto serrato, il riferimento maggiore sembra essere la saga di Tyler Rake su Netflix: anche qui nulla di troppo originale [e, a voler essere sinceri, la pellicola con protagonista Chris Hemsworth era già un mix di influenze più o meno palesi], ma decisamente funzionale, anche se qualche sbavatura la si può notare, sia negli stunt che nella CGI (utilizzata per sovrapporre il volto di Jon Bernthal a quello della sua controfigura nelle sequenze più pericolose). Detto questo, tutta la lunga scena d'azione è comunque esaltante e con un gran ritmo, anzi, forse cinque minuti in più con Frank che cerca di scappare dal condominio li si potevano aggiungere tranquillamente. Oltre a questo, è giusto sottolineare come questo special sia senza dubbio una delle cose più estreme e violente mai viste nel MCU, per quanto il montaggio così veloce e la telecamera tremolante riescano comunque ad edulcorare alcuni dei momenti più brutali nella scena dell'assedio (ma non in quella della caffetteria).

Il protagonista dello special Punisher: One Last Kill, Jon Bernthal

Un Punisher Azzeccato

Aldilà dell'ottima esecuzione tecnica e della recitazione di Jon BernthalOne Last Kill ha l'indubbio merito di riuscire a centrare perfettamente un a figura controversa e spesso monodimensionale come il Punisher. Come detto, fino a questo momento il personaggio era stato rappresentato come una specie di contraltare estremo di Daredevil o come il classico antieroe in cerca di giustizia per il massacro della propria famiglia. Questo special invece cerca di mettere le cose a posto, presentandoci innanzitutto un Frank Castle non solo ossessionato, ma anche totalmente psicotico, vittima di allucinazioni, alcolizzato e schiacciato dal rimorso e dal disturbo da stress post traumatico. Non un eroe positivo, insomma, ma una persona disturbata che cerca la violenza come rifugio dai propri demoni.
Al contempo, la sceneggiatura di Bernthal e Green mette anche in mostra quel minimo di umanità e senso di giustizia rimasto in Frank ponendolo di fronte a una scelta essenziale quanto complicata: compiere la propria vendetta o salvare delle vite innocenti. Anche qui tutto molto basilare, ma in grado di dare al personaggio del Punisher quella tridimensionalità che non era mai riuscito ad avere su piccolo e grande schermo. Un finale essenziale quanto perfetto, rimette infine le cose al posto giusto, preparando la tavola alle future apparizioni di Frank Castle nel MCU [in realtà molto presto, visto che la sua presenza in Spiderman: Brand New Day è stata ampiamente anticipata dal Trailer Ufficiale].

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In Conclusione

Punisher: One Last Kill si è rivelata essere un'ottima sorpresa: uno speciale di appena 50 minuti (titoli di testa inclusi) che ridefinisce il personaggio del Punisher, dandogli finalmente quella tridimensionalità che era sempre mancata nelle sue precedenti apparizioni. Lo fa con un episodio semplice e lineare, ma ottimamente eseguito, poco meno di un'ora di azione tirata, esaltante e iperviolenta (almeno per gli standard Marvel), girata in modo molto moderno e con un occhio di riguardo per coreografie, stunt e stilosità visiva. Uno special che prepara le prossime apparizioni del personaggio nel MCU, dove sarà uno degli antagonisti di Spiderman (prevedibilmente in una versione molto più edulcorata) nel nuovo film Brand New Day per poi partecipare al gran finale di Daredevil Rinascita; senza dimenticare che questo special lascia decisamente spalancata una porta per un eventuale seguito. Dopo Wonder Man, un altro centro per la rediviva Marvel Television! 

Piccola nota di demerito: anche se la morte di Gerry Conway è avvenuta quando ormai lo special era già pronto per la trasmissione, si poteva mettere una scritta che dedicava Punisher: One Last Kill alla memoria dello scrittore (o, almeno, non mi è parso di vederla). Speriamo che in casa Marvel mettano una pezza sull'imminente Spiderman: Brand New Day.

Punisher: One Last Kill è un mediometraggio trasmesso in esclusiva in streaming su Disney+.