Il Calderone Vol.13 - Metal Edition! Mini Recensioni di Dischi Usciti Nei Primi Sei Mesi del 2026 (Prima Parte)
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Mi scuso per la qualità dell'immagine di testa, ma mi diverte un mondo fare queste immagini low-fi utilizzando programmi di editing in modo volutamente amatoriale; giusto per totale correttezza alcuni elementi sono stati applicati utilizzando la AI e poi sistemati con un programma di editing.
- Kreator - Krushers of the World (Recensione)
- Megadeth - Megadeth (Recensione)
- Ellende - Zerfall (Recensione)
- Winterfylleth - The Unyielding Season (Recensione)
- Blindead 23 - Deuterium (Recensione)
- SABOTØR – Første Aksjon
- Abandon Agony - Endbringer (Recensione)
Kreator - Krushers of the World (Recensione)
Dopo avere scritto pagine fondamentali per quanto riguarda la scena thrash europea (di cui rimangono ancora oggi gli esponenti più significativi e popolari), i Kreator, a partire dall'arrivo del chitarrista finlandese Sami Yli-Sirniö su Violent Revolution del 2001, hanno plasmato uno stile riconoscibilissimo, dove i classici stilemi thrash si uniscono ad amplissime dosi di melodia, con canzoni lineari e immediate. Un sound che ha donato una seconda giovinezza alla band capitanata dal simpaticissimo Mille Petrozza, quantomeno dal punto di vista del successo, visto che i critici orfani della violenza dei primi album si sono sempre fatti sentire a riguardo. Aldilà di tutto, i Kreator, una volta reindirizzata la propria musica su nuove coordinate, hanno sostanzialmente riproposto lo stesso canovaccio per altri cinque dischi, alcuni molto riusciti altri meno.
Insomma, pur con uno stile altamente codificato, forse era necessaria una piccola ventata di novità, arrivata puntuale con questo Krushers of the World [perdoniamo a Mille l'utilizzo alquanto stupidino della "K" nel titolo]: detto che non aveva molto senso un tuffo nella nostalgia con un ritorno al thrash furioso di quarant'anni prima, i Kreator optano invece per un'ulteriore ammorbidimento del proprio sound, con brani ancora più semplici e diretti, una presenza ancora più marcata delle melodie e un produzione pulita, moderna e patinata. In pratica, un tentativo di rendere più appetibile il sound della band tedesca a un pubblico più giovane, in modo idealmente simile da quanto fatto da Michael Amott con il sound melodeath con i suoi Arch Enemy.
Detto questo, al netto delle ovvie critiche e strali lanciati sui social, Krushers of the World risulta essere un lavoro generalmente riuscito, sicuramente di maniera e un pelino pure becero, ma composto da qualcuno che la sa decisamente lunga e che, a distanza di quasi sei mesi dall'uscita, trovo ancora molto piacevole da ascoltare, con un songwriting molto diretto, quadrato e piacevolmente prevedibile, in cui comunque qualche sorpresina la si trova, come nel caso di "Tränenpalast", dichiaratissimo omaggio a Dario Argento e ai Goblin. Peccato solo per un finale che ho trovato deludente per quanto riguarda gli ultimi due brani, con la band tedesca che arriva un po' con il fiato corto. In definitiva, Krushers of the World è un buon disco, forse un po' furbetto, ma decisamente un ascolto più che piacevole.
Krushers of the World è disponibile in formato digitale e fisico sul sito ufficiale dell'etichetta Nuclear Blast. E' inoltre disponibile in formato fisico e digitale su tutti i maggiori store online. Il disco è ovviamente inoltre disponibile su tutti i maggiori servizi di musica in streaming, oltre che sulla Pagina Bandcamp della band. Per maggiori informazioni, visitate il Sito Ufficiale della band.
Non potevo non parlare anche di quello che è, stando almeno alle dichiarazioni dello stesso Dave Mustaine, l'ultimo album di una delle più importanti band della storia del metal, i Megadeth: concetto ben incarnato anche dall'ottima copertina (opera di Blake Armstrong) dove vediamo Vic Rattlehead vestito di tutto punto mentre sta iniziando a bruciare. Anche se negli ultimi due decenni la carriera della band capitanata da Dave Mustaine ha alternato buone cose (in particolare i dischi con Kiko Loureiro alla chitarra) a lavori quantomeno dimenticabili, è giusto ricordare il ruolo fondamentale nella musica pesante, a partire dal capolavoro Rust in Peace e passando per il binomio Countdown to Extinction e Youthanasia, tentativi alquanto riusciti di spostare il sound della formazione americana verso lidi più radiofonici.
Non stupisce, quindi, che sia proprio il sound di Youthanasia a essere scelto per questo commiato: brani concisi e diretti, tanta melodia, qualche buona spruzzata di energia e il caratteristico e inconfondibile suono delle chitarre e dei riff. Detto questo, a volere essere onesti, Megadeth sembra un po' una collezione di b-sides di quel periodo ritirate fuori da qualche cassetto e nessuna delle tracce sembra essere in grado di rivaleggiare con quelle dell'album del 1994. Sia chiaro, non sto dicendo che è tutto da buttare, anzi, qualche buon colpo lo piazza ("Tipping Point" e anche la becera e ironica "Let Ther Be Shred") e l'album scorre senza troppi intoppi nei suoi 47 minuti di durata, a parte forse "Hey God?!?", piuttosto inqualificabile e con un testo piuttosto risibile. Una citazione la merita (purtroppo) la brutta e alquanto spompa cover di "Ride The Lightning", piazzata lì solo per ribadire che quella canzone l'ha scritta Dave Mustaine e non gli altri due ex-amici, un vero e proprio colpo di coda dell'enorme ego del chitarrista americano che, però, gli si ritorce contro.
In definitiva, poteva andare molto peggio e Megadeth, pur non facendo affatto sfracelli, si aggira intorno alla sufficienza e sicuramente potrà essere apprezzato da chi aveva amato la svolta melodica di Countdown to Extinction/Youthanasia. Detto questo, al netto di una carriera costellata da tanti alti e bassi e segnata da un personaggio "larger than life" come Dave Mustaine, non possiamo che levarci il cappello di fronte a una band che ha scritto pagine importanti nella musica pesante, un altro nome storico della scena metal che (al termine del lungo tour) ci saluterà.
Megadeth è disponibile in formato digitale e fisico sul sito ufficiale dell'etichetta Frontiers Records. E' inoltre disponibile in formato fisico e digitale su tutti i maggiori store online. Il disco è ovviamente inoltre disponibile su tutti i maggiori servizi di musica in streaming. Per maggiori informazioni, visitate la pagina LinkTree di Dave Mustaine e il Sito Ufficiale della band.
Ellende - Zerfall (Recensione)
Gli Ellende, one man band [Nota: i membri che appaiono nelle foto promozionali sono sostanzialmente dei session man] austriaca creata dal vulcanico polistrumentista Lukas Gosch (in arte L.G.) - autore anche delle suggestive copertine - sono una formazione che ha lentamente guadagnato consensi, pur in una scena ristretta e definita come quella del black metal atmosferico e del blackgaze. Se già il precedente Ellenbogengesellschaft aveva mostrato un netto miglioramento nel sound del gruppo con un songwriting più personale e maturo, con Zerfall, gli Ellende fanno un ulteriore salto di qualità: lo stile rimane sempre quello di un black metal atmosferico ben bilanciato tra aggressività (ben presente e in primo piano) ed efficaci e suadenti melodie, dove trovano spazio ampi riferimenti alla musica folk (con tanto di strumenti classici che fanno capolino), con un'atmosfera a tratti bucolica [ci sono pure le mucche nell'ottima opener "Wahrheit Teil I"!] e rilassante; a differenza del passato, il songwriting si è fatto più conciso e snello, lasciando indietro alcuni momenti più pretenziosi e prolissi.
A fronte di un sound forse fin troppo codificato e, in parte, prevedibile, Lukas dimostra ottime capacità a livello di songwriting e arrangiamento: Zerfall è così un lavoro molto compatto e piacevole, prodotto in maniera ineccepibile (spesso vero tallone d'Achille per dischi di questo genere con l'esasperata ricerca di inutili sensazioni lo-fi) e senza veri punti deboli (forse solo la banalotta "Ode ans Licht"). Uno di quei dischi che, in completa controtendenza con i trend attuali, mostra il suo punto di forza nell'ascolto integrale: questo vuole anche dire che si tratta di un disco molto omogeneo e che non ci siano veramente quel paio di brani in grado di svettare sugli altri (le mie preferite rimangono comunque la title track con i suoi inserti elettronici e le due "Wahrheit Teil").
In conclusione, Zerfall non riscrive certo le regole di un genere tra l'altro molto codificato come il black metal atmosferico e non regala certo grandi sorprese all'ascoltatore, ma mostra un ulteriore impennata nella qualità del songwriting di Lukas Gosch, per un lavoro compatto e davvero piacevole. Se amate il genere, potete andare tranquillamente sul sicuro.
Zerfall è disponibile in formato digitale e fisico sul sito ufficiale dell'etichetta AOP Records. E' inoltre disponibile in formato fisico e digitale su tutti i maggiori store online. Il disco è ovviamente inoltre disponibile su tutti i maggiori servizi di musica in streaming, oltre che sulla Pagina Bandcamp della band. Per maggiori informazioni, visitate la Pagina LinkTree della band.
Winterfylleth - The Unyielding Season (Recensione)
Quella dei britannici Winterfylleth è decisamente una carriera molto solida e produttiva, visto che, con questo The Unyielding Season siamo arrivati al nono disco in poco più di diciott'anni, insomma, una media di un'uscita ogni due anni. Aldilà della prolificità, la formazione inglese è riuscita nel tempo a plasmare un sound riconoscibile quanto estremamente codificato, un black metal sinfonico ben giocato tra melodie, momenti più ricercati, atmosfere drammatiche e oscure mutuate dal doom metal e una certa epicità di fondo. Forse nulla di veramente troppo originale, ma il modo in cui Chris Naughton e soci sono riusciti ad assemblare il tutto con buona personalità, portando avanti il proprio discorso musicale con indubbia coerenza.
Proprio per questo motivo, l'ascolto di The Unyielding Season (che segna l'approdo della band albionica sotto la sempre più potente Napalm Records) non riserva chissà quali sorprese a chi segue già da tempo i Winterfylleth, fatta eccezione per una quantità maggiore di melodia e minore di blast beat rispetto al passato più recente, ma l'album porta a casa il risultato in modo estremamente brillante in virtù di un songwriting molto coeso e ispirato. A svettare ci sono "Perdition's Flame", forse la traccia più potente e tirata e la splendida "In Ashen Wake", con la sua lunga intro sinfonica, una parte centrale esaltante dominata dai blast-beat e una coda finale più tranquilla e sognante. Per contro, l'album dura forse una decina di minuti di troppo (siamo appena oltre l'ora) e alcuni momenti di raccordo potevano forse essere tagliati senza troppe remore; in più la produzione tende a impastare un po' i suoni, soprattutto quando a essere protagoniste sono le tastiere. Menzione a parte la merita la curiosa cover [un po' spompa, se devo essere sincero] che chiude l'album, ovvero "Enchantment" dei Paradise Lost: che il sound dei Winterfylleth abbia una certa componente mutuata dal doom è innegabile, ma non è certo il tipo di canzone che avrei mai pensato di trovare su un album della band britannica.
In definitiva The Unyielding Season non presenta chissà quali novità e sorprese nel sound dei Winterfylleth, ma è "solo" l'ennesimo album di qualità in una carriera alquanto solida: un disco esaltante, riuscito e davvero piacevolissimo, che continua imperterrito a girare nelle mie rotazioni. In un'annata fino a questo punto piuttosto avara di uscite davvero significative in campo black metal (parere personale), The Unyielding Season svetta decisamente e si candida prepotentemente a un posto nelle classifiche di fine anno.
The Unyielding Season è disponibile in formato digitale e fisico sul sito ufficiale dell'etichetta Napalm Records. E' inoltre disponibile in formato fisico e digitale su tutti i maggiori store online. Il disco è ovviamente inoltre disponibile su tutti i maggiori servizi di musica in streaming, oltre che sulla Pagina Bandcamp della band. Per maggiori informazioni, visitate la Pagina Instagram della band.
Ammetto che non conoscevo la precedente incarnazione della band, chiamata ovviamente Blindead e implosa (credo in maniera poco amichevole) nel 2022 e dedita a uno stile ispirato dai primi Mastodon o Gojira. Tempo 4 anni e il fondatore Mateusz Smierzchalski (con un passato da chitarrista nei Behemoth) ha rimesso in piedi la baracca, aggiungendo un "23" al nome e richiamando il cantante originale della formazione, Patryk Zwoliński. A completare la lineup sono arrivati Roger Öjersson, ex-chitarrista dei Katatonia e Paweł Jaroszewicz, tecnicissimo batterista e session man di lusso molto attivo nella scena. Il sound proposto dai Blindead 23 si può riassumere come un progressive metal che ingloba ispirazioni che spaziano dai già citati Mastodon e Gojira (ben riconoscibili nei primi minuti della splendida opener "Immersion I"), passando per gli inevitabili Tool, Opeth e Katatonia, toccando lidi post-metal, e arrivando addirittura in territori più vicini all'avantgarde di Arcturus ed Enslaved.
Insomma, un bel minestrone sonoro [che piacerebbe tanto alla strega titolare della rubrica], ma che i Blindead 23 dimostrano di sapere gestire in modo alquanto convincente con un songwriting sì estroso e pieno di variazioni, ma che non si dimentica mai della forma canzone e dell'importanza del fare "fluire" in modo organico l'ascolto. "Deuterium", nonostante una ricchezza sonora a tratti spiazzante e un certo impegno richiesto, con brani la cui lunghezza media è sui 7 minuti o giù di lì, risulta un disco accattivante sin dal primo ascolto, dove si è catturati dalle ottime melodie e dallo splendido timbro pulito di Patryk Zwoliński (peraltro solidissimo anche sulle parti in growl), che mi ha ricordato in più di un punto il compianto Chris Cornell. A svettare sono il binomio "Immersion I" e "Immersion II" e la lunga suite "Worst Laid Plans", ma, a parte la semi-ballata "Wither" (un po' troppo smaccatamente ispirata dagli Opeth di Damnation), non c'è una sola traccia sottotono. Certo, alcuni passaggi risultano un po' forzati e prolissi, così come si potevano tranquillamente tagliare alcune lungaggini strumentali di troppo, ma sono difetti che non inficiano più di tanto il giudizio, alquanto positivo. Insomma, se amate il progressive metal in tutte le declinazioni, date a Deuterium un bell'ascolto. Uno dei probabili dischi dell'anno, per quanto mi riguarda.
Deuterium è disponibile in formato digitale e fisico sul sito ufficiale dell'etichetta Peaceville Records. E' inoltre disponibile in formato fisico e digitale su tutti i maggiori store online. Il disco è ovviamente inoltre disponibile su tutti i maggiori servizi di musica in streaming, oltre che sulla Pagina Bandcamp della band. Per maggiori informazioni, visitate la Pagina Linktree del leader Mateusz.
SABOTØR – Første Aksjon (Recensione)
Che il mondo della musica pesante abbia una certa fascinazione per le tematiche belliche e per le due Guerre Mondiali, è una cosa ben nota, ma, negli ultimi tempi, è spuntata più di una band con un approccio più filologico e studiato all'argomento. Stiamo ovviamente parlando dei ben noti (e validi) 1914 con il loro black metal caratterizzato da atmosfere alquanto ricercate e malinconiche e dei Kanonenfieber, con un approccio decisamente più "bombastico" e un blackened death metal ad altissimo numero di ottani: nonostante un sound radicalmente differente, entrambe le formazioni basano il loro concept sulle lettere scritte dai soldati in trincea durante la prima guerra mondiale. Anche i SABOTØR basano il loro high concept sulla guerra, in questo caso però la seconda guerra mondiale, raccontando (nella loro lingua natìa) le poco conosciute storie della resistenza norvegese.
A stupire, piuttosto, è il genere scelto, ovvero un grezzissimo speed metal primigenio con chiarissimi riferimenti alla scena punk inglese di fine anni '70: insomma, un po' di Venom, un po' di primissimi Metallica, qualcosina dei Darkthrone del periodo crust punk e un po' delle formazioni più vicine al punk della scena NWOBHM, con un occhio ai coretti epici. Aggiungendo al mix un cantato sguaiato il giusto e la ovvia produzione lo-fi e otteniamo un lavoro sì nostalgico e quasi fuori tempo massimo, ma anche genuinamente energetico, dove si avverte tangibilmente la passione e l'onestà intellettuale di questi tre ragazzi norvegesi. Un fattore che si avverte perfettamente durante l'ascolto delle sette tracce (per 33 minuti totali) che compongono questo Første Aksjon, che si rivela un disco esaltante da headbanging sfrenato e che dà il meglio di sé nei coretti più epici, come in "Sabotør" o nella opener "Jerngrepets Inntog" oltre che in alcuni riusitissimi assolit, come quello di "Flagget".
Certo, ci sono anche un paio di momenti un pelino imbarazzanti, come il ritornello di "Skyggens Frekvens" che è in piccolo plagio alla ben nota "Still Waiting" dei Sum 41 (!) o a "Brente Jords Taktikk" dove la scelta di essere il più possibile grezzi e sguaiati va decisamente fuori controllo. Aldilà di questi difetti, posso dire che Første Aksjon porta casa il risultato brillantemente e si è rivelato essere una genuina sferzata di energia e, certe volte, è proprio quello che serve.
Første Aksjon è disponibile in formato digitale e fisico sul sito ufficiale dell'etichetta Dark Essence Records. E' inoltre disponibile in formato fisico e digitale su tutti i maggiori store online. Il disco è ovviamente inoltre disponibile su tutti i maggiori servizi di musica in streaming, oltre che sulla Pagina Bandcamp della band. Per maggiori informazioni, visitate la Pagina Facebook della band.
Abandon Agony - Endbringer (Recensione)
A chi segue questo blog da un po' dovrebbe essere piuttosto noto che il cosiddetto "Gothenburg sound" ovvero il death metal melodico di scuola scandinava sia un po' come il comfort food per il sottoscritto e ho sempre la tendenza ad avere un occhio (anzi un orecchio) più benevolo verso questo tipo di produzioni [ne è un buon esempio la recensione dei becerissimi Horizon Ignited]. Detto questo, ho trovato piuttosto interessante l'ascolto di Endbringer, album di debutto [ma sarebbe più corretto chiamarlo una ristampa rimasterizzata dei primi due EP con alcuni brani inediti] degli svedesi Abandon Agony. I riferimenti primari della formazione scandinavi sono sia i sempreverdi In Flames dei tempi d'oro (The Jester's Race), sia la scena finlandese, con un sound idealmente abbastanza simile a quello degli Omnium Gatherum. A questo si aggiunge un certo orecchio per un riffing più pulito e moderno e qualche riferimento alla scena doom-gothic degli anni '90, in particolare ai Paradise Lost. Tutto molto semplice e definito, ma gli Abandon Agony dimostrano di avere da subito una buona personalità, un gusto melodico degno di nota (davvero ottimo il lavoro del chitarrista Tobias Järvelä) e una buona capacità nello scrivere brani concisi e immediati (giusto le due tracce finali superano i 5 minuti), ma significativi. Endbringer è così un album compatto ed esaltante, dove a svettare è il trittico centrale formato dalle canzoni "Entropy", "Sunrise" e "Lunar Storm": certo, alla fine si tratta di un disco indubbiamente derivativo che non nasconde nessuna delle sue ispirazioni, ma credo che gli Abandon Agony dimostrino da subito di avere buoni numeri di potere dire qualcosa, pur in una scena inflazionatissima come quella melodeath. Insomma, debutto (peraltro autoprodotto e anche piuttosto bene) davvero promettente e ascolto consigliatissimo se amate queste sonorità.
Endbringer è disponibile in formato digitale e fisico sulla Pagina Bandcamp della band. E' inoltre disponibile in formato digitale su tutti i maggiori store online. Per maggiori informazioni, visitate il Sito Ufficiale della band.
