Recensione a cura di Albyrinth - tutte le immagini sono copyright degli aventi diritto
Note:
- Questo articolo potrebbe contenere alcuni SPOILER riguardante la serie The Maxx di Sam Kieth. Grazie.
- Solitamente evito di parlare di opere di difficile reperibilità e, purtroppo, The Maxx, dopo la pregevole edizione Magic Press di molti anni fa, non è più stato ristampato in Italia (per quanto ancora recuperabile, con qualche difficoltà, tramite il mercato dell'usato). Allo stesso modo, dopo la riedizione ricolorata e riscansionata IDW di qualche anno fa, anche l'edizione americana è molto difficile da recuperare sia in formato fisico che digitale. Detto questo, volendo tributare comunque un omaggio a un autore unico e personale come Sam Kieth, ho pensato che non si potesse non parlare della sua opera più personale, ovvero The Maxx, sperando che, dopo la sua morte, si muova qualcosa sul fronte ristampe.
Arrivato nel 1993, nella seconda ondata di uscite dell'allora neonata Image Comics, The Maxx di Sam Kieth, nonostante la presenza di alcuni (blandi) elementi supereroistici (un protagonista che agisce come un vigilante con costume e un cattivo con poteri sovrannaturali, ma è solo una pura facciata), il fumetto, durato poi ben 35 numeri e poi concluso 5 anni più tardi, si rivelò qualcosa di molto differente rispetto a quanto partorito dai fondatori della casa editrice: una serie sicuramente più vicina all'approccio maturo di una Vertigo che ai supereroi testosteronici partoriti da Rob Liefeld e soci, che incorporava elementi surreali, approfondimenti psicologici e un approccio visionario che richiama in parte gli universi partoriti dalla mente di quel genio che corrisponde al nome di David Lynch. Ma, soprattutto, The Maxx è la serie che certifica l'esplosione del talento grafico di Sam Kieth, con tavole potenti e intricate, un character design unico ed estremo, e una fantasia strabordante. Nonostante alcuni oggettivi problemi nelle sceneggiature e, soprattutto, nella gestione delle trame, The Maxx rimane una serie di cui vale sicuramente la pena parlare, anche perché, purtroppo, Sam Kieth ci ha lasciato qualche mese fa dopo avere combattuto una lunga malattia ed è giusto tributare un omaggio al suo talento.

Vagabondi, Spiriti Animali, Assistenti Sociali e Regine della Giungla!
The Maxx si divide in due storyline. Nella prima, Maxx è in realtà un vagabondo di nome Dave che si crede un vigilante e che indossa uno strano costume viola e giallo: il senzatetto è assistito da un'eccentrica assistente sociale, Julie Winters, con la quale è però convinto di avere un legame più profondo. Maxx, infatti, è vittima di allucinazioni che lo catapultano in una dimensione parallela, l'Outback, popolata da incredibili e fantasiose creature, e la cui sovrana è la Regina della Giungla, ovvero una versione alternativa della stessa Julie. Come se non bastasse, in città appare un inquietante personaggio (in realtà un sadico maniaco sessuale) che si fa chiamare Mr. Gone e che sembra sapere perfettamente cosa sta succedendo. Maxx dovrà vivere avventure sempre più incredibili e surreali per scoprire l'incredibile verità sulle sue origini e sul suo legame con Julie.
Nella seconda storyline, ambientata alcuni anni dopo la prima, seguiamo invece Sarah, una ragazza problematica seguita in passato dalla stessa Julie (con cui ha però litigato interrompendo ogni rapporto). Esattamente come Julie, anche Sarah dovrà fare i conti con elementi provenienti dall'Outback, in particolare un'efferata lumaca gialla gigante chiamata Iago, che possiede una lista di future vittime, tra cui la stessa Sarah. Ad aiutarla, arriverà una versione differente di Maxx, un altro vagabondo di nome Norm, anche se, con la situazione che diventa sempre più assurda e pericolosa, Sarah sarà costretta a riallacciare i rapporti col proprio padre, che odia profondamente: si tratta infatti proprio di quel Mr. Gone (ora pentito e cambiato) che aveva seminato il panico in città anni prima!
L'Autore
Sam Kieth ha sempre rappresentato un oggetto strano all'interno della scena fumettistica nordamericana: per gran parte della carriera ha associato il proprio nome alle big three (DC, Marvel e Image), mantenendo però uno status autoriale e libertà creative (sia dal lato delle illustrazioni che da quello dei testi) uniche. Dopo un inizio di carriera presso la casa editrice indipendente Comico, dove fece gavetta soprattutto come inchiostratore [ma fece in tempo a creare, ancora diciassettenne, una breve storia intitolata Max the Hare dedicata a un coniglio omicida, che pare a tutti gli effetti una prova generale di The Maxx], nel 1989 il il disegnatore approda in casa DC Comics, dove ha la possibilità di entrare subito nella storia del fumetto: a Sam viene infatti assegnato il compito di illustratore le prime 5 storie del Sandman di Neil Gaiman, venendo poi accreditato, insieme all'inchiostratore Mike Dringenber, come creatore grafico del personaggio. Nonostante il suo contributo alla serie si fermò a quei primi 5 numeri (lo stesso Sam raccontò di avere abbandonato Sandman in quanto non riteneva il suo particolare tratto adatto alle atmosfere della testata, anche se l'episodio ambientato all'inferno mostra tutta la potenza e l'inventiva dell'illustratore americano), il suo nome sarà per sempre associato a uno dei capolavori della Nona Arte.
Dopo alcune storie e copertine illustrate per DC, Marvel e Dark Horse, dove lo stile di disegno mostra una costante evoluzione in uno stile altamente personale, surreale e pittorico, Sam decide di fare il grande salto e lanciare il suo primo progetto creator-owned presso la neonata Image Comics, The Maxx, scritto e disegnato da lui, con l'aiuto dell'amico William Messner-Loebs per la stesura dei dialoghi. Nonostante la serie sia piuttosto differente da quello che proponevano gli altri fondatori Image, grazie anche al traino della bolla economica vissuta dal mercato dei comics in quegli anni, la testata ottiene un successo più che discreto e un seguito di culto, tanto da essere opzionata per una breve serie animata su MTV. Una volta terminata The Maxx, durata ben 35 numeri, Sam Kieth diventa un vero e proprio autore completo freelance, alternando progetti per Marvel e soprattutto DC (in particolare dedicandosi a Batman e Lobo) a progetti più personali e sperimentali (Zero Girl, il coraggioso Four Women, il particolare Ojo e addirittura un inaspettato crossover tra Batman e The Maxx). Il sopraggiungere di una malattia degenerativa l'ha piano piano allontanato dal mondo dei comics, fino alla prematura morte quest'anno, a soli 63 anni.
Un Avvio Interlocutorio
Nonostante l'impatto delle illustrazioni di Sam Kieth sia letteralmente deflagrante, con tavole complesse, dettagliate e intricatissime, e un tratto egualmente potente e grottesco, i primissimi episodi di The Maxx sono indubbiamente problematici, in gran parte per l'inesperienza dello stesso disegnatore, ad una delle prime prove come autore completo, peraltro di una serie che si rivelerà alquanto ingarbugliata come trame e tematiche. Il primo problema è l'aderenza "formale" della serie agli stilemi supereroistici/dark della prima Image: Maxx viene presentato come una specie di violento vigilante, che deve proteggere una ragazza (Julie) dalle grinfie di un violento e sadistico maniaco (Mr. Gone) con poteri magici e un mantello che sembra richiamare quello di Spawn. Certo, poi Mr. Gone è accompagnato da assurdi (e alquanto voraci) mostriciattoli neri, Maxx ogni tanto si ritrova in una landa fantasy popolata da balene giganti e dove Julie si trasforma in un'eroina di Frank Frazetta, ma l'impressione è che Sam avesse quasi paura di indirizzare subito la serie verso i suoi reali lidi (cioè quello di un racconto fantasy/noir psichedelico caratterizzato da un forte approccio psicologico) e abbia optato quindi per un esordio più familiare e meno traumatico per il lettore dei tempi.
Maxx Contro la Sua Nemesi, Mr. Gone Nel farlo, però, sembra perdere le redini del racconto, spingendo un po' troppo sul lato più violento e horror, soprattutto per quanto riguardano i comportamenti del villain Mr. Gone e la sconvolgente scena di stupro (fortunatamente non mostrata direttamente) che lo vede protagonista. Insomma, l'impressione è che le caratterizzazioni di tutti i protagonisti siano fin troppo estreme, soprattutto confrontate con l'evoluzione che avranno nel corso degli episodi. Il secondo problema riguarda invece la sceneggiatura: appare piuttosto chiaro che Sam Kieth ce la metta tutta per creare tavole ricercate e complesse, piene di dettagli e idee. Questo porta sì a pagine realmente impressionanti dal punto di vista grafico, che però sacrificano pesantemente lo storytelling, rendendo la lettura lenta e poco scorrevole, appesantita dalle onnipresenti didascalie [invero un problema comune a molte delle produzioni Image dei tempi], nonostante Bill Messner-Loebs ce la metta tutta per mettere una pezza coi dialoghi. Fortunatamente la bellezza delle illustrazioni di Sam Kieth, alcune idee molto accattivanti e il buon numero di misteri seminati con sapienza dall'autore americano riescono ad agganciare il lettore ed è una cosa positiva, perché la serie crescerà parecchio a partire dal settimo episodio e fino alla chiusura del primo ciclo, con il numero 20.
Lo Strambo Crossover con The Pitt di Dale KeownUn Primo Ciclo Complessivamente Brillante
Superato lo scoglio dei primi 6 episodi (corrispondenti al primo volume), la serie comincia a ingranare: gli elementi più tipicamente supereroistici gradualmente perdono d'importanza (pur rimanendo parte della narrazione) per lasciare il campo a una trama più articolata e complessa dove, episodio dopo episodio, vengono rivelate le vere origini di Maxx, la nascita del legame affettivo con Julie e la vera natura del mondo fantastico e selvaggio dell'Outback. È a questo punto che si può apprezzare la grande fantasia e inventiva di Sam Kieth, che riesce a creare un universo intricato, sorretto però da molte idee valide (per quanto indubbiamente ispirate da alcune tematiche sicuramente mutuate dalle opere di David Lynch) e da un coraggio sicuramente degno di nota. Se il tratto rimane sempre estremo e potentissimo, a migliorare nettamente è lo storytelling, con l'illustratore che opta per tavole meno elaborate, ma più funzionali alla narrazione, rendendo la lettura decisamente più scorrevole e piacevole. Ma è soprattutto l'evoluzione dei protagonisti [esclusa la surreale parentesi di Julie criminale, francamente troppo sopra le righe anche in una serie assurda come questa] a fare svoltare la serie, con i personaggi che acquisiscono caratterizzazioni tridimensionali, sorrette da un approccio psicologico piuttosto puntuale. Insomma, quando tutti i pezzi del puzzle creato dall'illustratore americano si incastrano [in modo non sempre perfetto, a volere essere onesti], mostrano un quadro affascinante, emozionante e indubbiamente molto originale, soprattutto paragonandolo alle altre uscite in casa Image di quei tempi.
Una Seconda Metà Molto Problematica
A partire dal numero 21, Sam Kieth sposta la narrazione avanti di alcuni anni, cambiando anche i protagonisti: non più Maxx/Dave e Julie, ma la problematica Sarah (comunque uno dei personaggi secondari presenti nel primo ciclo) e Norm, un nuovo Maxx. Grazie alle solide fondamenta (la vera natura dell'Outback e il vero ruolo di Maxx) gettate nel corso della prima tranche di episodi, l'autore americano può imbastire una nuova trama ancora più ambiziosa. Partendo dal classico mostro sfuggito al controllo che semina morte e panico in città, la lente della narrazione si sposta quasi interamente sull'approfondimento psicologico della nuova protagonista, puntando i riflettori sul travagliato rapporto col padre, quel Mr. Gone che era stato il villain della serie nei primi episodi. In particolare, l'autore sembra volere fare ammenda per la caratterizzazione estrema del personaggio, dipingendolo in una luce molto più positiva e tentando di trovare una giustificazione al suo comportamento aberrante. Ne nasce così un episodio sicuramente coraggioso quanto controverso, dove l'autore americano non teme di affrontare di petto tematiche molto complesse (ancora di più in un fumetto mainstream dei primi anni '90) come abusi, stupri, disturbo da stress post-traumatico e ricorsività della violenza nelle generazioni.
Aldilà di questo episodio, tutto questo secondo ciclo amplia decisamente la portata della trama, finendo addirittura in territori apocalittici e coinvolgendo anche tutti i protagonisti del primo blocco di episodi.
Sarah, Protagonista del Secondo Siclo di The MaxxPurtroppo, all'aumentare dell complessità della trama, aumentano anche le difficoltà di Sam Kieth nel mantenere la coerenza narrativa: la narrazione si fa sempre più ondivaga, con tante divagazioni che, in realtà, sono dei vicoli ciechi, comprese quelle che dovrebbero illustrare l'adolescenza di Julie e che non aggiungono quasi nulla al ricco quadro. Anche le sceneggiature tornano a essere alquanto problematiche: tolti i primissimi episodi (20, 22 e 23, ancora co-sceneggiati da Messner-Loebs) e l'episodio 21, che è addirittura sceneggiato dal "sommo" Alan Moore (e il cui contributo è decisamente palpabile), Sam Kieth decide che è l'ora di fare tutto da solo e , purtroppo, la sua inesperienza si fa sentire terribilmente. I dialoghi diventano molto pesanti, il ritmo di lettura sempre più lento, affossato da un numero esorbitante di didascalie e l'autore americano comincia ben presto a perdere il filo della trama. L'ultimo blocco di episodi risulta così confuso e difficile da seguire e il finale, per quanto contenga come sempre idee interessanti, poco soddisfacente e incapace di chiudere le (tante) sottotrame, alcune delle quali abbandonate senza spiegazione. L'impressione è che Sam non sapesse più che pesci pigliare e che abbia deciso di chiudere il tutto in qualche modo, realizzando un finale che ho personalmente trovato deludente.

Luci e Ombre
Come si evince dagli scorsi paragrafi, The Maxx è una serie sicuramente imperfetta e problematica, ma comunque significativa e con molti spunti di interesse. Innanzitutto, è giusto collocare quest'opera nel giusto contesto storico, ovvero il fumetto mainstream anni '90 in piena esplosione supereroistica: tolto l'imprint Vertigo che ha sempre fatto un po' storia a sé, non c'era sicuramente nessuna opera pensata per il mercato della big three con così tanta personalità e coraggio come The Maxx. Trent'anni fa parlare in modo diretto di temi complessi come gli abusi, gli stupri, lo stress da disturbo post-traumatico, nonché rappresentazioni più tridimensionali e controverse dei personaggi femminili non solo non era comunque, ma anzi quasi totalmente assenti. A questo si aggiunge uno stile di disegno potentissimo ed estremo, con anatomie distorte, illustrazioni surreali e continue variazioni di atmosfera; una narrazione assolutamente incasinata e non lineare, e, infine, un world-building piuttosto articolata e ambizioso, che sembra ispirarsi alle idee di David Lynch su universi paralleli e doppelganger. Nonostante, con gli anni, il mercato americano dei comics (in particolare la stessa Image) si sia decisamente aperto a generi differenti e a un tipo di narrazione più autoriale e indipendente, vale ancora la pena recuperare le avventure surreali e visionarie di The Maxx.
Una Tavola Tratta dal Primo Numero
Per contro, non c'è alcun dubbio che la serie abbia la sua bella dose di problemi, dovuti alla mancanza di esperienza da parte di Sam Kieth e all'assenza di una minima figura di editor (non credo che esistessero ai tempi in casa Image, se non come mere figure di tramite tra autori e casa editrice) che potesse dargli una mano. Abbiamo così quel primo blocco di episodi dove il tono è fin troppo calcato verso una narrazione violenta e straniante, con uno storytelling poco scorrevole. Abbiamo alcune svolte narrative (su tutte quella che trasforma Julie in una disinibita criminale per un paio di episodi) francamente esagerate e una storia che a volte sembra arenarsi in sottotrame inutili. È l'ultimo blocco di episodi, in particolare a presentare le maggiori criticità, tra dialoghi pesantissimi, una gestione della trama che sfugge completamente al controllo dell'autore e un finale che sembra chiudere il tutto in maniera troppo veloce e compressa. Insomma, The Maxx è sicuramente una serie memorabile, ma profondamente imperfetta: quello che fa rabbia è che, forse, sarebbe bastato uno sceneggiatore di supporto con maggiore personalità (e l'episodio sceneggiato da Alan Moore ne è un esempio piuttosto lampante) o un editor capace e con personalità (per esempio Karen Berger, figura fondamentale per il successo della Vertigo) per fare compiere a The Maxx quel salto che l'avrebbe resa un'opera indimenticabile.
In Conclusione
Vale quindi la pena recuperare (difficoltosamente) un'opera come The Maxx? Se si prende in considerazione il solo aspetto grafico, la risposta è assolutamente positiva: quest'opera certifica l'esplosione artistica di Sam Kieth, con illustrazioni di una potenza incredibile e un'immaginazione incontenibile, soprattutto nei memorabili momenti ambientati nell'Outback. Anche dal punto di vista delle idee, The Maxx rimane un'opera significativa: partendo da una base supereroistica, il fumetto si trasforma in un racconto psichedelico e psicologico, che riesce a mettere su carta alcune delle intuizioni di David Lynch, compito alquanto complesso, riuscendo anche a parlare in modo diretto e onesto di alcuni temi sociali sicuramente molto complessi e pericolosi. Dove invece delude The Maxx è sulle sceneggiature e, soprattutto, sulla gestione della trama, in particolare nell'ultimo, alquanto problematico, blocco di episodi. Se tutto questo valga lo sforzo di cercare i volumi Magic Press alle varie fiere o sulle varie piattaforme online dedicate alla vendita di articoli usati, non lo saprei dire: di certo, se volete scoprire il grande talento grafico di Sam Kieth, potete cominciare dalle sue storie di Batman, facilmente recuperabili, dove tra l'altro il compianto autore americano aveva sicuramente superato le incertezze che avevano caratterizzato la sua esperienza du The Maxx. Quello che è certo è che l'enorme immaginazione dell'illustratore americano ci mancherà terribilmente e che il mondo del fumetto americano ha perso una delle sue voci più personali e uniche.
The Maxx, dopo la pregevole edizione in cinque volumi Magic Press di molti anni fa, non è più stato ristampato in Italia: i vecchi volumi sono ancora recuperabili in formato fisico, con qualche difficoltà, tramite il mercato dell'usato. Non è disponibile invece una versione digitale italian per ebook.
Per quanto riguarda l'edizione originale, dopo la ristampa ricolorata e riscansionata IDW di qualche anno fa, anche la versione americana è molto difficile da recuperare sia in formato fisico che digitale. Non resta che sperare che lo strambo eroe viola possa tornare con una nuova ristampa che onori la memoria del suo creatore Sam Kieth.