Articolo a cura di Albyrinth - tutte le immagini sono copyright degli aventi diritto
Nota: Questo articolo potrebbe contenere alcuni SPOILER minori sulle due graphic novel recensite. Grazie.
Il Canada rappresenta un po' un mistero per noi europei: una terra sterminata, con una popolazione di "solo" 40 milioni di abitanti circa [la sola Italia ne conta quasi 60, giusto per fare un paragone], con una densità di popolazione stimata attorno ai 4 abitanti per chilometro quadrato, peraltro quasi tutta concentrata nelle maggiori città. Per forza di cose, quindi, quando si pensa al Canada giungono in mente immagini di grandi foreste, montagne innevate, immensi laghi ghiacciati e, più in generale, di una natura imponente e selvaggia. Quando invece si pensa alla popolazione canadese, si potrebbe generalizzare, ritenendola una versione un po' bislacca dei "cuginastri" statunitensi, ma sarebbe un grande errore. Nonostante la lingua comune (Québec a parte) e la ovvia vicinanza geografica, ci sono veramente differenze enormi, a volte diametralmente opposte (per esempio nella fascinazione per le armi) nel modo in cui i Canucks e gli americani concepiscono la vita, il lavoro e il rapporto con il proprio paese.
Evitando di addentrarmi troppo nell'argomento, ho comunque pensato di parlare di due splendide graphic novel (opera ovviamente di fumettisti canadesi) che ci parlano di aspetti del Canada inediti per noi europei, ovvero le condizioni estreme dei giacimenti di petrolio dell'Alberta (le cosiddette sabbie bituminose) e la vita dura e faticosa nella regione rurale al confine con il Michigan: grazie al (giustamente) pluripremiato Ducks di Kate Beaton e all'emozionante Essex County di Jeff Lemire abbiamo così la possibilità di scoprire aspetti poco conosciuti e decisamente interessanti della terra che ci ha regalato i Voivod e i Rush.
Ducks di Kate Beaton
Primi anni 2000: Kate è una ragazza neo-laureata in Belle Arti che vive nella regione della Nuova Scozia, sulla Costa Sud-Est del Canada. Una regione rurale, immersa nella natura e senza grandi città, il che pone Kate di fronte a un grande dilemma: la ragazza deve infatti restituire l'ingente prestito ricevuto per pagarsi l'università, ma le possibilità di trovare un lavoro legato all'arte nei dintorni della cittadina dove vive sono praticamente inesistenti. Insomma, per fare esperienza, si troverebbe a fare stage pagati due lire, con intanto il debito che si ingigantisce mese dopo mese a causa degli interessi. Non avendo abbastanza soldi per potersi spostare in una delle grandi città del Canada, Kate compie una scelta estrema: andare a lavorare presso i giacimenti di petrolio dell'Alberta, le cosiddette sabbie bituminose, che offrono lavori ottimamente pagati, comprensivi di vitto e alloggio e senza il bisogno di particolari prerequisiti. Insomma, sacrificare due anni della propria vita con un impiego alienante, durissimo, con condizioni ambientali sfavorevoli e in un contesto sociale estremo per una giovane donna (la forza lavoro dei giacimenti è ovviamente al 90% formata da operai uomini), in modo da potersi liberare da quel debito universitario [Nota: Tra l'altro, è proprio in un periodo di pausa dall'impiego ai giacimenti, che Kate inizierà a caricare sul web le sue prime opere, ovvero le strisce Hark! A Vagrant, che si trasformeranno in un inaspettato successo aprendole le porte a una futura carriera nel mondo del fumetto]. La graphic novel narra appunto di quei due durissimi anni passati in giacimenti petroliferi differenti tra solitudine, depressione, vessazioni, costanti molestie e, purtroppo, anche una violenza sessuale. Al contempo, narra però anche di una natura incontaminata e straordinaria, e delle piccole e grandi storie dietro i personaggi che Kate incontra e di come l'autrice uscirà cambiata dall'esperienza.
I racconti autobiografici (o chiaramente ispirati da esperienze vissute dagli autori) sono da sempre un grande classico per quanto riguarda le opere a fumetti impegnate, anche se ho sempre pensato che rappresentassero una classica arma a doppio taglio. Se è giusto che graphic novel come Persepolis di Marjane Satrapi, Fun Home di Alison Bechdel, Blankets di Craig Thompson, alcuni racconti di Will Eisner o i reportage a fumetti di Guy Delisle siano giustamente considerate dei veri e propri classici, è altrettanto vero che capita spesso di leggere fumetti autobiografici dove l'autore di turno è convinto che la propria vita, o alcuni episodi di essa, siano rilevantissimi e meritevoli di essere narrati, ma che, a conti fatti, si rivelano solo esercizi di stile poco accattivanti, per quanto magari ben eseguiti. Fortunatamente non è assolutamente il caso di Ducks di Kate Beaton: non solo la vicenda narrata dall'autrice canadese è realmente originale e interessante, mostrandoci un lato praticamente sconosciuto del Canada, ma la fumettista riesce anche a rendere il racconto alquanto significativo, documentando le condizioni estreme di lavoro e il loro impatto sulla psiche degli operai, tentando di trovare una spiegazione dietro ai comportamenti tossici e alle molestie subite in quei due anni.
Il grande merito della fumettista è stato quello di essere stata intellettualmente onesta nel suo raccontare la storia: il che vuol dire non solo narrare situazioni davvero intollerabili in modo alquanto brutale e non filtrato, anche quando vanno a toccare una sfera molto intima e complicata, ma anche evitare di trasformare la graphic novel in un manifesto politico di accusa al patriarcato. Perché non c'è dubbio che le molestie e le violenze (sia psicologiche, che, purtroppo, fisiche) subite da Kate nei due anni di lavoro presso i giacimenti siano estreme e inconcepibili, soprattutto quando narra delle lunghe nottate passate in bianco, assediata da operai che provavano ad aprire la porta della sua stanza per sgattaiolare dentro, ma l'autrice non cade mai nella tentazione di trasformare tutto in un atto di accusa a senso unico, ma tenta invece di capire perché uomini magari sposati e con famiglia, finiscano per comportarsi in modo così "bestiale". Insomma, la denuncia, più che verso le singole persone, è verso il contesto lavorativo disumanizzante, durissimo, pericolosissimo e in un ambiente isolato e caratterizzato da condizioni climatiche estreme. Inoltre, l'autrice non si dimentica anche di parlare delle persone positive incontrate nella sua incredibile esperienza, mettendo in risalto anche l'umanità dietro alcune delle facce che appaiono nel corso delle narrazione.
Aldilà del potentissimo messaggio, Ducks è una graphic novel appassionante e potente, un lungo racconto dove conosciamo sprazzi totalmente inediti del Canada, fatta di potentissimi contrasti come la splendida scena dove l'autrice rimane spiazzata dall'aurora boreale, ritratta sullo sfondo di un mastodontico macchinario. È in momenti come questi dove si può apprezzare il talento di Kate Beaton, capace di racchiudere un intero concetto in una sola pagina. La fumettista ci mette un tratto forse non così d'impatto a prima vista, caratterizzato da figure abbastanza cartoonistiche [che mi hanno ricordato un po' il character design del cartone animato di culto Daria] che si muovono invece su sfondi molto curati, il tutto con uno storytelling davvero efficace e un azzeccatissimo utilizzo della mezzatinta.
Ducks è però anche e soprattutto il viaggio interiore di una ragazza che si affaccia al mondo del lavoro nel modo più brutale e sconvolgente e che risulta un romanzo di formazione originale ed emozionante, sicuramente uno dei fumetti più importanti degli ultimi anni. Insomma, la graphic novel (che, nel frattempo, si è portata a casa un meritatissimo Eisner Award) è un piccolo gioiello, assolutamente consigliato a qualunque amante del buon fumetto e a chi cerchi una storia potente ottimamente bilanciata tra reportage, critica sociale e romanzo di formazione autobiografico.
Ducks è però anche e soprattutto il viaggio interiore di una ragazza che si affaccia al mondo del lavoro nel modo più brutale e sconvolgente e che risulta un romanzo di formazione originale ed emozionante, sicuramente uno dei fumetti più importanti degli ultimi anni. Insomma, la graphic novel (che, nel frattempo, si è portata a casa un meritatissimo Eisner Award) è un piccolo gioiello, assolutamente consigliato a qualunque amante del buon fumetto e a chi cerchi una storia potente ottimamente bilanciata tra reportage, critica sociale e romanzo di formazione autobiografico.
Ducks è disponibile come volume nei maggiori store online di libri ed ebook in versione inglese (per Drawn and Quarterly) e italiana, per Bao Publishing. Il volume è anche disponibile in fumetteria e nelle librerie di varia, ovviamente.
Essex County di Jeff Lemire
Il nome di Jeff Lemire dovrebbe essere ben noto ai (pochi) lettori del blog, avendo parlato di due sue opere, L'Acchiapparane e Sentient, nel primissimo anno di vita del sito. A dire il vero, Essex County è stata realizzata molto prima di queste opere e, anzi, è la graphic novel che ha portato il suo nome alla ribalta sulla scena, spalancandogli le porte delle maggiori case editrice e dando il via a una carriera prolificissima dove Jeff ha spaziato tra vari generi, mantenendo sempre una grande costanza e rendendolo uno dei migliori fumettisti nordamericani degli ultimi vent'anni.Essex County è in realtà composta da tre graphic novel distinte, che però piano piano mostra i legami tra i vari personaggi principali, andando a formare una storia unitaria che parte dagli anni '40 e arriva fino ai giorni nostri.
Nella prima storia, facciamo la conoscenza di Lester, un bambino rimasto orfano di madre che viene affidato alle cure dello zio Ken, un contadino introverso e burbero che, ovviamente non ha idea di come crescere un ragazzo problematico. Per affrontare il lutto, Lester si è creato un mondo di fantasia ispirato dai fumetti supereroistici, tanto da indossare costantemente una sorta di costume che si è creato da solo. La storia narra delle difficoltà dello Zio Ken nel rapportarsi al nipote, ma anche del mondo fittizio ideato da Lester, in cui è incluso Jimmy Lebeuf, un ex-giocatore di hockey rimasto ritardato a causa di un infortunio che lo zio non vuole che frequenti. Attraverso la lente alterata della propria fantasia, Lester comincerà un lungo percorso di elaborazione, che lo porterà anche a scoprire una verità nascosta sulla propria famiglia.
Nella seconda storia seguiamo Lou Lebeuf, un altro contadino ormai troppo anziano per gestire la propria fattoria, che soffre di demenza senile e che è accudito dalla volenterosa infermiera Anne Quenneville; Lou, nei sempre più rari momenti di lucidità, inizia a ripensare alla storia della propria vita, in particolare a quando, grazie alle sue abilità nel gioco dell'hockey, riuscì ad abbandonare il piccolo mondo rurale di Essex County per andare a vivere in una grande città come Toronto. Lo stesso percorso sarà compiuto anche dal fratello minore di Lou, Vince, con ancora più talento per l'hockey, che lo porteranno a diventare una stella locale, quasi pronto al grande salto tra i professionisti. La convivenza dei due, complice anche la presenza della fidanzata di Vince, Beth, incrinerà i rapporti tra i due fratelli, che abbandoneranno per motivi differenti la carriera sportiva e che prenderanno percorsi differenti, senza più parlarsi per decine di anni: Lou rimarrà a vivere a Toronto sbarcando il lunario come autista di tram, mentre Vince e Beth torneranno a Essex County per sposarsi e crescere il figlio Jimmy. La morte della madre dei due fratelli sarà l'occasione per rivedersi dopo anni, facendo deflagrare i rancori rimasti sopiti così a lungo.
La terza storia è basta sull'infermiera Anne, che ha preso sempre più a cuore le sorti di Lou (ora ricoverato in un ospizio) e che tenta di riconciliarlo con il nipote Jimmy prima che sia troppo tardi. La storia da un lato segue i suoi tentativi e come questi finiscano per toccare tutti i protagonisti dei tre volumi, dall'altro è occupata da un lungo flashback che ci mostra la storia della nonna di Anne, Suor Margaret, che gestiva negli anni '40 un orfanatrofio (che ospitava, tra l'altro, quello che sarebbe divenuto il nonno di Lester) e che si ritrova a dover proteggere gli orfani durante un pericoloso viaggio tra i boschi, dopo che la casa dove vivevano è andata a fuoco.
Come è chiaro dalla (lunga) sinossi, Essex County è un romanzo grafico di ampio respiro, una vera e propria saga generazionale che abbraccia sette decadi, dove Jeff Lemire racconta tante piccole storie differenti, dove però tutti i protagonisti sono in qualche modo legati tra loro, andando a formare un quadro affascinante. Per dare vita al suo affresco, l'autore canadese decide di ambientare le storie in un luogo che conosce bene, essendoci nato e cresciuto, ovvero la Contea di Essex, una regione prevalentemente povera e rurale, in pieno contrasto con quella che è una delle realtà maggiormente industrializzate degli States, ovvero la confinante Detroit. Una terra dominata da fattorie e campi, popolata da persone semplici, ma forgiate da lavori duri ed estenuanti e da condizioni di vita modeste, mentre per i giovani l'unica via possibile di uscita è l'hockey; un luogo che, immancabilmente, finisce per segnare le vite di tutti i protagonisti.
Lemire è bravissimo non solo nel gestire magistralmente una storia così sfaccettata, ma soprattutto nel collegare in modo sottile e rigoroso i tanti personaggi, non solo per i legami parentali che li uniscono, ma anche per una certa ricorsività degli avvenimenti [per esempio: tutti e tre i volumi sono caratterizzati da personaggi nati da relazioni extra-coniugali] che hanno plasmato il loro destino. Nel farlo non solo imbastisce una grande saga generazionale, ma mette sempre i sentimenti, i rimorsi, i ricordi e le emozioni in primo piano, senza però mai sconfinare nel melodramma fine a se stesso. Il risultato è una graphic novel assolutamente brillante e avvincente, che riesce ad agganciare ed emozionare il lettore. Anche dal punto di vista tecnico, il lavoro di Jeff Lemire è assolutamente encomiabile: la scansione delle pagine è sempre molto dinamica, con l'utilizzo di molte variazioni su numero e dimensioni delle vignette, privilegiando comunque sempre il ritmo, rendendo l'opera assolutamente scorrevole. Il tratto dell'autore canadese è sempre piuttosto personale e complesso, ma, complice anche un utilizzo azzeccatissimo dei chiaroscuri molto decisi, qui è decisamente più morbido e meno respingente di come si sarebbe poi evoluto in futuro (in particolare su una delle sue opere più popolari, quello Sweet Tooth poi adattato brillantemente in una serie TV Netflix). Insomma, nonostante sia ancora praticamente un fumettista esordiente, su Essex County, Jeff Lemire mostra già una maturità impressionante e non è un caso se, di lì a poco, la sua carriera sarebbe letteralmente esplosa, sia come puro sceneggiatore che come autore completo.
Essex County è disponibile come volume nei maggiori store online di libri ed ebook in versione inglese (per Top Shelf) e italiana, per Panini Comics. Il volume è anche disponibile in fumetteria e nelle librerie di varia, ovviamente. La graphic novel è già stata adattata in una serie TV prodotta e sceneggiata dallo stesso Jeff Lemire, che però è purtroppo rimasta inedita e risulta, al momento, irreperibile in Italia.
In Conclusione
Ducks e Essex County sono due opere che ci mostrano lati inediti e praticamente sconosciuti di un paese già enigmatico (per chi non lo conosce) come il Canada: due graphic novel che meritano di essere recuperate e lette non solo per i loro temi, ma soprattutto perché perfetta espressione del grande talento che accomuna Kate Beaton e Jeff Lemire, nonostante i due fumettisti abbiano poi avuto carriere alquanto differenti nel mondo del fumetto. Insomma, due appassionanti opere di grande spessore che ci mostrano che la terra dei Canucks non è solo hockey, sciroppo d'acero e grandi foreste, ma che mostra al suo (sterminato) interno, realtà davvero difficili da immaginare.
