Carrie (Stagione 1 - Recensione)

 Il banner italiano per la serie TV Carrie, trasmessa su Prime Video

Recensione a cura di Albyrinth - tutte le immagini sono copyright degli aventi diritto

Note Importanti: 

  1. Questo articolo contiene alcuni SPOILER riguardanti la prima stagione della serie TV dedicata a Carrie. La sezione che parla di alcuni aspetti della puntata finale - sono fondamentali per spiegare il mio giudizio sullo show - è contraddistinta dalla scritta "SPOILER WARNING!!!" in colore rosso e da un link per saltarla. Grazie.
  2. Potete trovare la recensione degli show curati da Mike Flanagan per Netflix ai seguenti link:
    - Horror Peak TV - Gli Show Creati da Mike Flanagan per Netflix (Articolo con Recensioni - Prima Parte: Hill House e Bly Manor)
    - Horror Peak TV - Gli Show Creati da Mike Flanagan per Netflix (Articolo con Recensioni - Seconda Parte: Midnight Mass, The Midnight Club e La Caduta della Casa Usher)
  3. Potete trovare la recensione del film La Vita di Chuck, scritto e diretto da Mike Flanagan e tratto da un racconto di Stephen King, QUI. 
Non è certo un segreto che il sottoscritto abbia una certa passione per le opere dirette o curate da Mike Flanagan, e che, addirittura, consideri The Haunting of Hill House la migliore serie degli ultimi quindici anni per la sua capacità di coniugare orrore, introspezione psicologica e di regalare emozioni allo spettatore. Attendevo così con una certa ansia la prima serie curata da Mike Flanagan per Prime Video, ovvero Carrie, quarto (!) adattamento (due film e un pilot per una serie tv, a cui si aggiunge un sequel apocrifo) del primissimo (e ancora oggi amatissimo) libro pubblicato da Stephen King, autore con cui il regista americano ha decisamente un certo feeling, avendo già adattato Il Gioco di Gerald, Doctor Sleep e La Vita di Chuck. Sarà riuscito il regista americano a dire qualcosa di nuovo riguardo un racconto per certi versi universale e archetipico come questo? Ma, soprattutto, sarà riuscito a evitare il trappolone della noia e delle sottotrame inutili nell'ampliare una novella di circa 200 pagine in una serie di otto puntate?

La famosa scena della doccia tratta dal primo episodio della serie TV Carrie

Cyberbullismo e Superpoteri

Dopo la morte dell'operaio Ralph White, i servizi sociali compiono una scoperta scioccante: nello sgabuzzino della casa si nascondono spaventate la moglie Margaret (Samantha Sloyan) e la figlia Carrie (Summer H. Howell), che, in pratica, non ha mai lasciato i confini del giardino della casa e, quindi, non è mai andata a scuola, venendo educata privatamente dalla madre. I servizi sociali, per non dovere portarle via Carrie, obbligano Margaret - in realtà una persona alquanto problematica e ostile, seguace delle teorie del complotto e fondamentalista religiosa cristiana - a trovarsi un lavoro e a mandare Carrie al liceo, dove deve frequentare il secondo anno. Nonostante l'entusiasmo per la nuova avventura, la solare quanto ingenua Carrie scoprirà ben presto che la scuola è un incubo, in particolare quando avrà il suo primo ciclo, una circostanza che la spaventerà a morte (la madre la ha tenuta all'oscuro di tutto) e che la renderà immediatamente un bersaglio per il bullismo delle altre ragazze, soprattutto Christine "Criss" Hargensen (Alison Thornton) che la riprende senza pietà con lo smartphone. Quando poi Criss crea un account anonimo su Instagram per bullizzare e ridicolizzare prima Carrie e poi tutti gli "sfigati" a scuola, la situazione diventerà sempre più pesante per la povera ragazza che però, in seguito allo stress, mostrerà alcune capacità telecinetiche straordinarie. Sarà la caustica Emaline (Thalia Dudek), una delle poche ragazze a mostrarsi amichevole con Carrie in quanto bullizzata a suo tempo, ad aiutarla nel suo percorso di controllo dei poteri. Purtroppo, una serie di circostanze esacerberà il conflitto tra Criss e Carrie, fino alla sera del ballo della scuola, dove Criss ha in mente uno scherzo crudele per ridicolizzare la sua rivale. Uno scherzo che avrà conseguenze davvero tragiche. 

La giovane attrice Summer H. Howell nei panni di Carrie

Un Aggiornamento Necessario?

Per inquadrare al meglio questa serie, è forse necessario partire dall'inizio: era da qualche anno che gli Amazon Studios avevano acquisito i diritti per un nuovo adattamento moderno di Carrie, primo libro di Stephen King e stavano cercando uno showrunner adatto. Quando Mike Flanagan, alla scadenza dell'accordo pluriennale con Netflix, ha stretto un contratto di prelazione con Prime Video, ha poi accettato di buon grado di accollarsi l'adattamento di Carrie, sia per la sua affinità elettiva con le opere di Stephen King (che, a sua volta, ha dichiarato di avere totale fiducia nel regista americano) sia per guadagnarsi la stima e la fiducia dei vertici degli Amazon Studios in vista della alquanto ambiziosa e già annunciata serie dedicata alla Torre Nera, vero e proprio passion project di Mike.
Aldilà di tutto, riuscire a dire qualcosa di nuovo su un romanzo dalle tematiche tutto sommato ancora attuali, peraltro già adattato in modo fedele e brillante da Brian De Palma, non era certo un compito semplicissimo. Si può dire che l'approccio scelto da Mike Flanagan per l'adattamento del romanzo segua due direttive fondamentali. La prima è, inevitabilmente, quella di aggiornare tutta la vicenda ai giorni nostri: non si tratta però di un tocco meramente cosmetico lasciando però lo svolgimento intatto, come successo con l'inutile remake del 2013 con protagonista Chloë Grace Moretz, ma un tentativo di rendere tutta la vicenda più adatta ai nostri tempi. 
Il cast della serie TV Carrie
Il Cast
Così la madre di Carrie diventa paranoica e complottista, oltre che bigotta e tutt'altro che contraria alla tecnologia, tanto da divenire addirittura una specie di influencer (con idee molto vicine al popolo MAGA), in una delle scelte più controverse fatte da Mike Flanagan; anche tutta la parte riguardante la vessazione di Carrie si aggiorna abbracciando le tematiche attualissime e scottanti riguardanti il cyberbullismo. Che, a differenza del libro, finisce anche per colpire tutta la scuola (professori compresi), scatenando una spirale di scontri e proteste che rispecchia fedelmente i tempi complicati e divisivi (soprattutto negli States) in cui viviamo.
La seconda direttrice (e decisamente la più sorprendente) è il cambio di atmosfera e genere: la storia di Carrie perde quasi totalmente i suoi connotati legati all'horror (tanto che la scena madre del ballo è sorprendentemente tagliata abbastanza corta) per trasformarsi in una serie drammatica, che sfocia, inevitabilmente, nella tragedia. Una scelta piuttosto inattesa, contando che Mike Flanagan è senza dubbio una delle voci più autorevoli nel genere negli ultimi 15 anni, ma che narrativamente ha il suo senso, contando anche i controversi cambiamenti alla storia introdotti nel finale (di cui parlerò più avanti in un paragrafo con SPOILER).

Una delle locandine della serie TV Carrie, con la protagonista incoronata reginetta

Addio al Manicheismo

Un'altra scelta fondamentale compiuta dallo showrunner e regista americano è stata quella di tentare di allontanarsi il più possibile dal manicheismo presente nel libro originale e nei successivi adattamenti. Nel romanzo di Stephen King, Carrie è una brava (quanto ingenua, oserei dire quasi "candida") ragazza che sogna semplicemente di avere una vita come tutte le altre, ma finisce per diventare la vittima innocente della follia bigotta e repressiva della madre e della cattiveria gratuita delle sue compagne, in particolare di Christine. Non ci sono sfumature di grigio tra i due estremi, almeno fino a che lo scherzo al ballo la trasforma in una bestia vendicativa fuori controllo. Caratterizzazioni per certi versi semplicistiche e archetipiche, ma, invero, perfette per il tipo di racconto, che, grazie anche a questo fattore, risulta così universale e senza tempo.
È altrettanto ovvio che Mike Flanagan, trovandosi a dovere espandere la storia originale fino a raggiungere gli otto episodi, non poteva appoggiarsi a soluzioni così definite, anche per evitare il rischio di trasformare la serie una continua tortura per la protagonista, che avrebbe reso il tutto troppo pesante dal punto di vista psicologico. Così, il regista e sceneggiatore americano, potendo contare anche sul tanto tempo a disposizione, decide di lavorare sulle caratterizzazioni dei tanti personaggi presenti per renderli più sfumati e tridimensionali, senza per questo "tradire" troppo i canovacci originali del romanzo. 
I personaggi di Carrie e Margaret dalla serie TV
Il Rapporto Madre-Figlia, è Decisamente Più Strutturato Che Nel Libro
In questo modo, Carrie, pur rimanendo la ragazza per certi versi pura e ingenua, con la presa di coscienza dei propri poteri e della loro portata, comincia già da molto prima rispetto al ballo a mostrare un lato oscuro e vendicativo (soprattutto nei confronti della madre). Margaret non è più il mostro fondamentalista del libro, ma, aldilà delle sue convinzioni e dell'atteggiamento aggressivo, mostra comunque un sincero (quanto possessivo e distorto) amore di base verso sua figlia. Molto spazio è riservato anche a Christine, che rimane sì la classica "Ape Regina" del gruppo, ma è il personaggio su cui Flanagan lavora maggiormente dopo Carrie, nel tentativo di comprendere cosa renda una normale ragazza un demonio capace di rovinare la vita ai suoi compagni tramite il bullismo; un lavoro sorprendentemente di fino per un personaggio che sarebbe potuto esistere come puro archetipo, esattamente come nel film di DePalma (dove, sostanzialmente, la sua unica caratterizzazione era quella di essere semplicemente stronza). 

Alcune scene tratte dalla serie tv Carrie

Un Cast in Palla e una Messa in Scena Curata

Come successo in passato, una delle qualità migliori di Mike Flanagan è la sua capacità di selezionare e fare rendere al meglio il cast. Anche in questo caso c'è più di una faccia nota (tra cui un inatteso e spettacolare cameo di Mark Hamill), ma a parte la fedelissima Samantha Sloyan, che interpreta Margaret White, il resto dei personaggi principali era al suo esordio (o quasi) con il regista americano. In particolare le poco conosciute Summer H. Howell nel ruolo di Carrie e Alison Thornton in quello di Christine "Criss" Hargensen si rivelano particolarmente centrate nel ruolo, capace di dare quello spessore alle caratterizzazioni richiesto dalla sceneggiatura, cosa non certo scontata per due attrici giovani e senza ruoli così importanti alle spalle. Allo stesso modo, la serie brilla per la sua messa in scena alquanto curata, soprattutto per quanto riguarda la scene a scuola che occupano, per forza di cose, una buona percentuale della narrazione e che risulta il cuore di essa. Infine, la regia è di buon livello, anche se si nota nettamente lo stacco tra le puntate dirette da Mike Flanagan stesso (ovvero le prime e le ultime due) e quelle affidate ad altri registi, per quanto sicuramente professionali. Insomma, la serie Carrie dal punto di vista tecnico e delle interpretazioni, mostra tutta quella grande cura che ha reso Flanagan uno dei migliori showrunner degli ultimi quindici anni, benché si distanzi per atmosfere e tematiche dai confortanti confini dell'horror, sanguinolento o psicologico che sia. 

Una scena con la protagonista di Carrie alle prese con uno smartphone

Una Storia Stiracchiata

Sin dall'annuncio della serie ho avuto un grosso dubbio: come è possibile ampliare un romanzo, peraltro molto conciso e basilare come il Carrie di Stephen King, in una serie di otto (!) episodi? Per quanto le intenzioni di Mike Flanagan fossero indubbiamente buone, nel tentativo di caratterizzare in modo più tridimensionali i personaggi e farli uscire dal loro guscio archetipico, oltre che a rendere molto più graduale la padronanza della protagonista verso i suoi poteri telecinetici, è altrettanto vero che, soprattutto nel blocco centrale di episodi, si avverte una certa tendenza a rallentare troppo il ritmo e a stiracchiare esageratamente la storia. C'è tutta una trama (quella del professore interpretato da Raul Kohli) che è sostanzialmente ininfluente nella storia, se non come critica al cyberbullismo (ma, in realtà, il messaggio è molto più confuso e contraddittorio di così e non è l'unico momento nella serie) nel sottolineare i danni compiuti dall'account troll di Criss. Ma in realtà, è tutta la trama traccheggiare: una volta che Carrie è vittima del terribile scherzo di Criss nel cantiere dove è morto il padre (a voler ben vedere, psicologicamente molto, ma molto peggiore rispetto a quello del ballo) e il conflitto tra le due ha raggiunto il punto di non ritorno. Invece la serie si incarta prima nella sottotrama di Maggie influencer (!) e poi in un confronto pubblico che vorrebbe tanto essere social commentary della polarizzazione negli States, ma che risulta in realtà superficiale e decisamente superfluo ai fini della narrazione. In realtà, sarebbero bastati un paio di episodi in meno , ma sappiamo bene come le astruse regole di engagement [sostanzialmente è più importante il numero di minuti passati a vedere contenuti, che il numero di persone che le guarda effettivamente] delle produzioni in streaming impongano una durata standard (solitamente 8 o 10 episodi a seconda della piattaforma).

Una scena col personaggio di Margaret che diventa una sorta di influencer

Una Visione dei Social Abbastanza Semplicistica

Prima di affrontare l'elefante nella stanza, ovvero il finale con tanto di spoiler, volevo comunque sottolineare un altro fattore che mi ha abbastanza infastidito, ovvero la visione abbastanza semplicistica (e, per certi versi, fatta su misura per un pubblico, ehm, più attempato) dei social. Se, lo ripeto, la scelta di aggiornare il bullismo di cui è vittima Carrie includendo le dinamiche del cyberbullismo è sicuramente intelligente, il modo in cui questo argomentato è implementato è abbastanza deludente. C'è un account Instagram [non esattamente il social più usato dai giovanissimi, a dire il vero, almeno non hanno tirato fuori Facebook] che sarebbe stato probabilmente sospeso alla prima segnalazione di contenuti offensivi e illegali; lo stesso account, dal nulla, diventa immediatamente virale, anche qui un'altra semplificazione esagerata. E, infine, c'è tutta la sottotrama, un po' stupidina a volere essere onesti, della madre di Carrie, Margaret, che, per proteggere la figlia, diventa una sorta di influencer che, solo taggando persone, diventa una piccola celebrità nella comunità di Chamberlain. Capisco perfettamente l'intento "politico" della scelta, con Maggie che diventa sostanzialmente una tipica sostenitrice MAGA con tanto di immancabile base complottista, ma mi è sembrata una trama davvero poco a fuoco e davvero poco verosimile.

Nota Importante: i prossimi paragrafi contengono alcuni spoiler sostanziali sul finale della prima stagione di Carrie. Se non avete ancora visto la serie, potete saltare in blocco i paragrafi per arrivare alle considerazioni finali, cliccando QUI.

La celeberrima scena del ballo in Carrie

Un Finale Controverso [SPOILER WARNING]

Se c'è una cosa che non manca a Mike Flanagan è decisamente il coraggio, dal momento che, in modo davvero sorprendente, il regista americano ha completamente modificato il finale del libro, inserendo nuovi (e fondamentali) elementi e arrivando addirittura a sovvertire totalmente un punto fermo assoluto, ovvero quella della morte della protagonista. Ma andiamo per ordine. Ovviamente l'ottavo e ultimo episodio della serie è dedicata alla celeberrima scena del ballo scolastico, quando Carrie, dopo il crudele scherzo di Criss, entra in uno stato psicotico scatenando tutta la portata distruttiva dei propri poteri. O, almeno, così era sempre stato. Di base, la struttura rimane quella del libro e del film, ma sono i particolari a fare la differenza. In particolare uno, ovvero la presenza di Emaline, che, sostanzialmente, si fa dare il controllo da parte di Carrie ed è lei a eseguire la mattanza o così parrebbe.
Un particolare di un'altra locandina della serie Carrie
Apro un inciso: se c'è una cosa in cui Mike Flanagan è maestro è nel mantenere quella sottile ambiguità tra psicosi e orrore: le presenze che vedono i personaggi sono reali o sono il frutto di un crollo psicologico? Il regista americano tenta di fare la stessa cosa anche in Carrie con il personaggio di Emaline (un'altra ragazza dotata di poteri in grado di proiettare il proprio corpo astrale o manifestazione del desiderio di accettazione di Carrie?), ma, questa volta, manca il bersaglio. Sarà per anni passati a leggere fumetto degli X-Men, sarà perché, questa volta, Mike ha lavorato meno di fino (si capisce quasi immediatamente che Emaline non è fisicamente presente e che solo Carrie può vederla), ma non ho mai avuto dubbi che l'amica di Carrie fosse reale e fosse un'altra ragazza con i poteri. Chiuso l'inciso, rimane il problema del fatto che, sostanzialmente, Carrie è realmente responsabile solo dell'omicidio (non voluto) del povero Tommy e del (tentato) omicidio della madre, il che è un ribaltamento importante del cuore stesso del romanzo originale con quella scena catartica di pura distruzione, che qui, invece, non solo è tagliata piuttosto corta, ma non è minimamente liberatoria.
Una scelta che parrebbe fin troppo conveniente, ma che ha invece il suo senso se presa nella prospettiva che, a sorpresa, il progetto della serie di Carrie, come dichiarato poi dallo stesso showrunner, copre in realtà tre stagioni. Il che comporta una decisione alquanto drastica, ovvero fare in modo che Carrie alla fine sopravviva: stando così le cose, è abbastanza ovvio che Mike Flanagan abbia optato per fare in modo che il peso sulla coscienza di Carrie fosse decisamente meno opprimente (anche se il discorso nella macchina tra Emaline e Carrie che chiude la stagione risulta alquanto moralmente ambiguo a riguardo). C'è comunque da sottolineare come Stephen King fosse produttore esecutivo della serie e che avesse potere di veto su tutte le scelte di Mike, quindi tutti i cambiamenti sono, alla fine, stati avallati dallo stesso scrittore.

Il personaggio interpretato da Kate Siegel nella serie Carrie

Stephen King's Extended Universe? [SPOILER WARNING]

Oltre ai due cambiamenti sostanziali sul finale, Mike Flanagan introduce altri elementi controversi, che sembrano provenire dritti dritti dalle pagine degli X-Men. In pratica, oltre ad Emaline, nella palestra dove si svolge il ballo, ci sono alcuni elementi estranei, ovvero altre due ragazze dotate di poteri speciali e Amanda (interpretata da Kate Sackhoff), madre di una ragazza con poteri che fa parte di una specie di "resistenza" volta a eliminare la minaccia delle ragazze con poteri. Nel corso della puntata, scopriremo quindi che esiste un'organizzazione, guidata dalla misteriosa Adelaide (Kate Siegel), che raccoglie appunto queste ragazze con poteri, ma che non sembra affatto avere intenzioni amichevoli, tanto da cancellare alcuni ricordi dalle sopravvissute al massacro e da uccidere la madre di Carrie, tra l'altro in modo identico al libro (bel tocco di classe questo). Intuiremo inoltre che Emaline, oltre a essere la figlia di Amanda, era parte dell'organizzazione, ma ne è fuggita e ha manipolato Carrie pr fare in modo che si unisse a lei. In mezzo a queste due fazioni, ci sono anche gli umani che vogliono uccidere tutte le ragazze con poteri: insomma, un bel guazzabuglio narrativo (non così originale, a voler essere sinceri) che sembra indirizzare la serie verso un'inaspettata deriva supereroistica. Bisogna capire quale sia l'idea di Mike Flanagan per il prosieguo della serie (che è stata un enorme successo inaspettato ed è stata rinnovata ufficialmente) e se intenderà includere altri personaggi dai libri di King (se c'è una cosa che abbonda nei romanzi dello scrittore è la presenza di personaggi dotati di poteri), magari per creare una sorta di "Stephen King's Extended Universe" o, addirittura, rendere la serie di Carrie legata all'imminenta show dedicato alla saga della Torre Nera, a cui sta ovviamente lavorando lo stesso Flanagan. Di certo, non mi stupirebbe vedere apparire una certa ragazza con poteri pirotecnici nella seconda stagione...

I personaggi di Emaline e Carie dalla serie tv Carrie

In Conclusione

Appena arrivato in casa Prima Video, il buon Mike Flanagan si è visto appioppare il progetto di una serie tv dedicata a Carrie, in virtù del feeling che il regista e sceneggiatore americano ha con le opere di Stephen King. Un progetto sicuramente con alcune problematiche, non ultima la durata originale del romanzo e il fatto che sia stato già adattato due volte al cinema e una in televisione, con un tipo di storia peraltro archetipica. Flanagan ha optato per un intelligente aggiornamento dei temi presenti nel libro, adattandoli ai giorni nostri e rendendo social e smartphone fondamentali per il bullismo subito da Carrie. In più, il regista americano ha scelto di andare oltre il manicheismo presente nel romanzo, tentando di rendere tridimensionali i protagonisti e di caratterizzarli in modo più profondo, compresa l'antagonista Christine. Fortunatamente Flanagan ha fatto le scelte giuste di cast, facendolo peraltro rendere al meglio, rendendo così i cambiamenti bene integrati nella narrazione. Per contro, un paio di episodi di troppo, alcune semplificazioni fastidiose sul mondo dei social e, soprattutto, un finale con elementi alquanto controversi sono sicuramente elementi di cui tenere conto, soprattutto contando che il finale del romanzo era sostanzialmente perfetto nella sua (crudele) semplicità. Non resta che aspettare di capire come si evolverà la storia nella già confermata seconda stagione, sperando che Mike Flanagan non si limiti a riciclare storyline degli X-Men in salsa kinghiana.

La prima stagione di Carrie è trasmessa in esclusiva dalla piattaforma streaming Prime Video.


Commenti