Recensione a cura di Albyrinth - tutte le immagini sono copyright degli aventi diritto
Note Importanti:
- Questo articolo potrebbe contenere alcuni SPOILER riguardanti la serie Absolute Batman. Grazie.
- L'articolo è basato sulla lettura dei primi 3 volumi americani, quindi sui numeri 1-18 della serie regolare, sull'annual numero 1 e sullo speciale riguardante Arkham Asylum. Non ho ancora letto la saga con protagonisti i Robin in versione mecha.
- Nell'ambito della linea Absolute, per il momento, ho avuto modo di leggere solo la testata dedicata a Batman per mere questioni di tempo piuttosto che di interesse.
- Come dichiarato recentemente dallo stesso Scott Snyder, con la pubblicazione del numero 25, la serie si prenderà una lunga pausa.
Ha fatto decisamente molto rumore l'arrivo, ormai un paio di anni fa, di Absolute Batman, una nuova scintillante versione del Pipistrellone senza alcun vincolo di continuità, dove gli autori e creatori Scott Snyder e Nick Dragotta avessero la totale libertà creativa. Libertà, che, devo ammettere, è stata sfruttata davvero fino in fondo per regalarci una versione estrema e inedita del personaggio che modifica alcuni dei capisaldi intoccabili [per esempio: Bruce non è più un milionario, ma una persona comune; Alfred è un agente segreto incaricato di indagare a Gotham; la madre Martha è ancora viva], ma che, soprattutto, trasforma Batman in un bestione violento, tamarrissimo, con una certa tendenza masochistica al prendere botte a destra e a manca, e a infilarsi in situazioni suicide andando contro orde di nemici. Insomma, una specie di versione moderna dei supereroi ipertrofici della prima ondata Image Comics, con l'azione sopra le righe di film come Fast & Furious e quella stilosa di John Wick, la violenza del Berserk di Kentaro Miura e l'esagerazione tipica di alcuni manga shōnen basati su combattimenti. Con queste premesse era facile deragliare nel prodotto di pura exploitation senza alcun merito e, invece, devo ammettere che Snyder e Dragotta hanno realizzato una serie che, quando ha il coraggio di spingere sull'acceleratore, è maledettamente divertente. Puro intrattenimento un pelino insensato, ma indubbiamente accattivante, pur non esente affatto da difetti, in primis alcune puntate di raccordo alquanto noiosette.
Molto Grosso, Veramente Incazzato e Piuttosto "Povero"
In questo nuovo universo, Bruce Wayne non è un miliardario: lavora come ingegnere civile nella violenta e corrotta Gotham City e ha l'hobby del pugilato. Bruce, a seguito di un attentato terroristico quando era bambino, ha perso il padre. Questo fatto gli ha instillato un'inestinguibile sete di giustizia e che l'ha portato, in età adulta, a prendere diverse lauree, a mettere su parecchia massa, ad allenarsi duramente in svariate arti marziali e divenire così un imponente vigilante con il nome e il costume di Batman. Peccato che Gotham stia venendo messa a ferro e fuoco da una gang di sbandati, i Party Animals, che renderanno alquanto complicati, dolorosi e violenti i primi mesi di attività del Pipistrellone. Che però, troverà un inatteso aiuto da Alfred Pennyworth, super-spia dell'MI6 [il servizio di intelligence britannico], giunto in quel di Gotham per indagare sulle attività della potentissima e loschissima azienda JK Industries: una volta intuita l'identità segreta di Batman, Alfred prende in simpatia Bruce e decide di aiutarlo nella sua folle (e, forse, suicida) crociata. Peccato che i Party Animals saranno solo l'inizio e a Gotham arriveranno minacce sempre più letali, tra cui quella di Bane, un assassino internazionale apparentemente invincibile che tenterà di distruggere non solo Batman, ma anche la vita del suo alter ego Bruce Wayne.
L'Inversione del Canone
Quando ci fu da buttare giù idee per una versione Absolute di Batman (quindi, non solo fuori dalla continuity, ma anche completamente reinventata), non stupisce certo che in casa DC Comics abbiano pensato a Scott Snyder, l'autore più significativo (nel bene e nel male) per il Pipistrellone negli ultimi 15 anni e un fumettista già noto per non avere problemi ad inzaccherarsi le mani con versioni tamarre e sopra le righe di Batman (tra Death Metal e il Batman Che Ride c'è solo l'imbarazzo della scelta). In realtà, Scott avrebbe dovuto fungere solo da ideatore e supervisore del progetto, ma, alla fine, è stato convinto a prendere totalmente le redini di Absolute Batman in compagnia del talentuosissimo disegnatore Nick Dragotta (co-creatore insieme a Johnathan Hickman dell'acclamata serie fantascientifica East of West per Image Comics).
L'idea che sorregge la serie è quella di invertire il canone di Batman: Bruce Wayne non è più un ricco miliardario a capo di una potentissima azienda, ma un normale lavoratore della classe media. Ma, soprattutto, nei panni del suo alter ego, Batman, non è più quel guerriero estremamente controllato e calcolatore, ma, bensì, una persona che prima mena e poi pensa, con non tanto nascoste tendenze masochistiche e suicide e con un'attitudine alquanto imprevedibile e anarchica. Insomma, una versione del Pipistrellone che, per atteggiamento (ma, ovviamente, non compasso morale), assomiglia più ai suoi villain classici, piuttosto che al vigilante che abbiamo conosciuto per decenni. Al contempo, a divenire più controllato ed equilibrato, è il suo villain principale, il Joker: il suo alter ego Jack Grimm è il CEO delle potentissime JK Industries, grazie alle quali compie esperimenti molto poco etici e, inoltre, possiede una villa enorme a Gotham con una caverna nascosta.
È chiaro che tutti questi elementi "sovversivi" siano stati il gancio perfetto per generare curiosità nei lettori [a fare il resto ci avrebbe poi pensato la DC Comics con lo sfruttamento di tutte le più becere manovre commerciali, soprattutto un abuso delle copertine variant], soprattutto la storia del Batman "povero", ma, in realtà, a fare la differenza è volontà da parte di Snyder e Dragotta di non porsi alcun freno nella gestione del personaggio, presentandoci un Batman alquanto tamarro e badass, con trovate assurde e sopra le righe (il simbolo di Batman che diventa un'ascia? why not?), trame esagerate e, soprattutto, botte da orbi! Insomma, il canovaccio sembra proprio quello della primissima Image, che puntava su versioni ipertrofiche ed esagerate dei supereroi, il tutto accompagnato da disegni spettacolari: naturalmente Snyder è uno sceneggiatore molto più solido e scafato di quanto lo fossero i fondatori Image, ma lo spirito è quello e mi ha ricordato in particolare quello del The Savage Dragon di Erik Larsen.
Ma, se mi è permessa una piccola digressione, aldilà del marketing aggressivo e dell'effetto novità, a funzionare è un'idea semplice semplice quanto efficace che mi ha fatto notare l'amico e collaboratore Pietro H.P.L.: a garantire il successo di Absolute Batman è il fatto che al lettore, ogni tanto, piace da morire vedere il Pipistrellone che mena come un fabbro senza alcuna remora morale, mettendo in mostra le sue capacità superiori per riempire di botte orde di sgherri piuttosto che il villain di turno. Lo aveva capito perfettamente anche il leggendario (e mai abbastanza compianto) Dennis O' Neil nel creare il personaggio di Azrael, che, per qualche mese, avrebbe sostituito Bruce Wayne nel ruolo di Batman, presentandosi con una super armatura scintillante e un'attitudine "shoot first" inedita. Una versione così efficace, che gli autori delle serie del Pipistrellone avrebbero dovuto inventarsi tutta la storia dell'attitudine religiosa invasata e psicotica per favorire il ritorno del solo e unico Batman. Scott Snyder questo concetto l'ha capito alla perfezione e l'ha reso il vero cardine su cui poggia la serie.
Ma, se mi è permessa una piccola digressione, aldilà del marketing aggressivo e dell'effetto novità, a funzionare è un'idea semplice semplice quanto efficace che mi ha fatto notare l'amico e collaboratore Pietro H.P.L.: a garantire il successo di Absolute Batman è il fatto che al lettore, ogni tanto, piace da morire vedere il Pipistrellone che mena come un fabbro senza alcuna remora morale, mettendo in mostra le sue capacità superiori per riempire di botte orde di sgherri piuttosto che il villain di turno. Lo aveva capito perfettamente anche il leggendario (e mai abbastanza compianto) Dennis O' Neil nel creare il personaggio di Azrael, che, per qualche mese, avrebbe sostituito Bruce Wayne nel ruolo di Batman, presentandosi con una super armatura scintillante e un'attitudine "shoot first" inedita. Una versione così efficace, che gli autori delle serie del Pipistrellone avrebbero dovuto inventarsi tutta la storia dell'attitudine religiosa invasata e psicotica per favorire il ritorno del solo e unico Batman. Scott Snyder questo concetto l'ha capito alla perfezione e l'ha reso il vero cardine su cui poggia la serie.
Cosa Funziona
Come già detto nel paragrafo precedente, Absolute Batman funziona molto bene quando abbraccia in toto la sua anima più tamarra e ignorante, cioè quando punta tutto sull'azione bombastica, sulle botte da orbi, sulle splash spettacolari e sulle trame totalmente esagerate e fuori di testa. Insomma, quando abbandona ogni velleità da fumetto "serio" per dedicarsi a un puro intrattenimento forse non esattamente raffinato, ma indubbiamente appagante. Non c'è dubbio che Snyder non abbia la minima paura di sporcarsi le mani e le braccia ben oltre il gomito, tra un Bane che abusa così tanto del venom da diventare un kaiju, un Joker letteralmente demoniaco [per quanto i dentazzi e la lingua finiscono per ricordare un certo simbionte della Concorrenza], scene politicamente scorrette come Batman che lancia un nanetto ipertecnologico nella stratosfera con un calcio (!!!), un mastodontico camion ipercorazzato con rostri al posto della Batmobile, violenza esplicita con splatter spinto e un generale senso di totale libertà creativa. A supportare Snyder in questo delirante viaggio, c'è l'ottimo Nick Dragotta (a cui si affiancano altri disegnatori ospiti di grande talento come Jock, Gabriel Walta, Marcos Martin e l'italiano Werther Dell'Edera), bravissimo a rendere le tavole sempre molto dinamiche con un utilizzo ben congegnato di splash page e giocando molto bene con le anatomie, distorcendo quella del protagonista e dei villain a seconda delle esigenze per sottolineare al meglio la spettacolarità delle varie scene. Insomma, un tratto sicuramente estremo, ma anche sempre sotto controllo, che rappresenta indubbiamente uno dei motivi per cui Absolute Batman è così efficace.
Una piccola nota: bravi Snyder e Dragotta ad approfittare della libertà creativa concessa dalla DC Comics, ma ritengo che l'autore ad avere capito al meglio l'essenza di questo Batman tamarro e senza regole e il perché piaccia così tanto sia stato il solito enfant prodige Daniel Warren Johnson [QUI trovare la recensione di Murder Falcon e QUI quella di Do a Powerbomb!], che, per il primo annual dedicato al personaggio, ha pensato a una storia (credo ambientata prima degli eventi di Absolute Batman 1) dove il Pipistrellone dà una sacco di mazzate a gruppi di suprematisti bianchi e agenti dell'ICE. Forse non una critica politica raffinatissima, ma la soddisfazione quasi bambinesca nel vedere 50 pagine di violenza insensata dove un Batman ipertrofico massacra decine e decine persone di merda è impagabile.
Cosa Non Funziona
Nonostante l'indubbio spasso, non c'è dubbio che materiale così sopra le righe finisca per avere qualche difetto. In particolare, ho trovato troppo poco omogeneo il ritmo generale di lettura: alcuni episodi sono tiratissimi, tutti votati all'azione e alla spettacolarità e dotati, perciò, di grandissimo ritmo. Altri episodi, spesso piazzati tranquillamente in mezzo a mini-saghe, spezzano invece il ritmo per narrare flashback su qualche personaggio, che sia Bane, lo stesso Bruce o qualcuno dei suoi amici destinato a diventare in futuro uno dei villain. Sono episodi anche scritti bene e con soluzioni di sceneggiatura non banali, ma che sembrano quasi superflui (e, a volte, pure noiosetti) in un'opera che fa del puro intrattenimento il suo vessillo. Così, per esempio, mentre aspettiamo con ansia di vedere Bane e Batman darsele di santa ragione, ci tocca prima leggere le origini dello stesso Bane [ma sono poi così necessarie? non basta sapere che è grosso, invincibile e intelligentissimo?] e poi vedere narrato un flashback con protagonisti Bruce Wayne e Waylon Jones (ovvero il futuro Killer Croc) che poco aggiunge a quello che già si intuiva dai dialoghi tra i due.
Oltre a questo, devo dire che Scott Snyder a volte sembra andare un po' fuori giri con la sceneggiatura appiccicando troppe didascalie alle vignette, appesantendo così la narrazione, dal momento che è raro che utilizzi gabbie con un alto numero di vignette. Per carità, il ritorno delle didascalie pesanti, che erano tipiche di un certo fumetto supereroistico anni '90 dove si dava più peso a disegni e pin-up che alla sceneggiatura, è un fattore che sto notando nei (relativamente pochi) comics americani che leggo, ma, in una serie così votata all'azione ipercinetica, si notano fin troppo.
Oltre a questo, devo dire che Scott Snyder a volte sembra andare un po' fuori giri con la sceneggiatura appiccicando troppe didascalie alle vignette, appesantendo così la narrazione, dal momento che è raro che utilizzi gabbie con un alto numero di vignette. Per carità, il ritorno delle didascalie pesanti, che erano tipiche di un certo fumetto supereroistico anni '90 dove si dava più peso a disegni e pin-up che alla sceneggiatura, è un fattore che sto notando nei (relativamente pochi) comics americani che leggo, ma, in una serie così votata all'azione ipercinetica, si notano fin troppo.
Un'ultima polemicuccia gratuita: una cosa che mi ha piuttosto dato fastidio è l'avere strombazzato la supposta ispirazione da manga e anime che, però, a parte certi elementi presi dal Berserk di Kentaro Miura e da alcuni manga shōnen basati sui combattimenti, è apparsa come molto superficiale. Certo, ci sono le gradevolissime variant cover basate su alcuni popolari fumetti giapponesi (potete vedere alcune comparazioni QUI), ma, alla fine, l'unico vero omaggio esplicito è nell'episodio conclusivo della saga riguardante Bane, che richiama apertamente il finale dell'anime di Akira. Un anime che, in modo piuttosto incredibile, rappresenta una vera e propria ossessione per gli americani, che hanno omaggiato la iconica [in questo caso l'aggettivo è usato in modo appropriato] scena della motocicletta di Kaneda in qualunque salsa. Il che però mi fa pensare che, tolto ovviamente il pubblico di appassionati, la conoscenza del mondo dei manga e degli anime da parte dell'americano medio si fermi giusto ad Akira e (forse) a qualche opera di Miyazaki e che Snyder, alla fine, sia voluto andare sul sicuro. Detto questo, non vorrei che qualcuno pensasse che non ritenga l'Akira di Katsuhiro Otomo né più né meno che un capolavoro, sia nella versione animata, che nel bellissimo fumetto.
In Conclusione
A giudicare da alcune immagini promozionali, Absolute Batman pareva essere uno scherzo di cattivo gusto, e invece la serie di Scott Snyder e Nick Dragotta ha sicuramente la propria ragione di essere, che è quella di un fumetto assolutamente sopra le righe, votato all'azione con un occhio alla stilosità e alla tamarraggine. Puro intrattenimento, a volte di grana grossa, ma ben realizzato, con uno Snyder che, nonostante qualche momento morto e un abuso delle didascalie, riesce a mantenere la barra dritta e con un Dragotta in grado di assecondare le follie partorite dallo sceneggiatore americano, tra esagerazioni, coolness assortita e una solidità invidiabile. Certo, non è un fumetto in grado di rivaleggiare coi capolavori batmaniani e, probabilmente, le molteplici candidature all'Eisner Award sono state davvero un po' troppo generose (e un segnale preoccupante sullo stato qualitativo del fumetto statunitense), ma rimane una lettura d'evasione divertente in cui viene realizzata la grande fantasia di molti fan del Pipistrellone: quella di vedere il proprio eroe massacrare di botte cattivi assortiti senza troppe menate. Bravo Snyder ad averlo capito e ad avere saputo fare tesoro della totale libertà creativa che gli è stata accordata.
Absolute Batman, pubblicato ovviamente da DC Comics, è disponibile in versione digitale sulle maggiori piattaforme di ebook. La serie è tradotta e pubblicata in Italia da Panini Comics, come albetti da 32 pagine in edicola che sono poi raccolti in volume.
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