Il Discorso della Pantera (Recensione)

Il Discorso della Pantera – Recensione della graphic novel di Jérémie Moreau

Una splash tratta dalla graphic novel Il Discorso della Pantera

Recensione a cura di Pietro H.P.L. - Tutte le immagini sono copyright degli aventi diritto

La “disneyzzazione della Natura” - come l’ha definita Werner Herzog in un’intervista al New Yorker - è probabilmente una delle operazioni culturali più ampie e pervasive dell’ultimo secolo. 

“The bears - continua il grande regista - are cuddly and you have to hug them and sing to them” [“Gli orsi sono tutti coccolosi, prendiamoli in braccio e cantiamogli la ninna-nanna”]. 
Conviviamo fin da bambini con l’idea che gli animali selvatici siano nostri amici e che tutti quanti, dal fringuello al cinghiale, siano lì pronti a intrecciare nastri nei nostri capelli e a cucire il nostro abito per andare al Gran Ballo del Principe. E vogliamo parlare della mamma di Bambi? Quanti milioni di traumi nel corso degli anni!
Ultimo arrivato lo spot francese, divenuto virale, in cui un lupo, soccombendo alla “peer pressure”, diventa vegetariano.

Altre visioni - persino antitetiche - della Natura, per esempio quella di Giacomo Leopardi e la sua Natura matrigna e indifferente, non potranno mai diventare altrettanto “pop”, specialmente in questi tempi dove tutto deve essere consolatorio, “uplifting” e trasformarsi in un meme.

Ben venga dunque la severa semplicità de Il Discorso della Pantera di Jérémie Moreau, tradotto e pubblicato da Tunué, a suggerire una narrazione alternativa della Natura.

Una grande vignetta tratta dalla graphic novel Il Discorso della Pantera

La premessa è la stessa dai tempi di Kipling o di Esopo: in letteratura usiamo gli animali selvatici - così come gli alieni - come nostri specchi. Parlano come noi, si comportano come noi, hanno le nostre malizie e i nostri desideri. 
Moreau ci propone dei personaggi che sono in parte archetipi umani (il tordo esploratore, il bufalo eroe idealista, il paguro hikikomori); in parte “buoni selvaggi” rousseauviani e in parte bambini ingenui e meravigliati, non ancora avvelenati dall’ipocrisia.

Nel racconto che apre il libro, quello del bufalo e del varano, possiamo ritrovare un’eco della famosa favola della rana e dello scorpione (apparsa per la prima volta nel 1933 in un romanzo russo). Come lo scorpione, anche il varano morde il bufalo senza malizia o crudeltà, lo morde perché sì, perché è la sua natura, perché è quello che fa. E il bufalo non lo giudica e non lo condanna per questo, non lo odia. Accetta il suo fato in totale silenzio: un silenzio straniante. Perché non si lamenta? Perché non piange che gli è stato fatto un torto? È quello che faremmo tutti… È proprio questo “vuoto” nel racconto a renderlo spiazzante e, nello stesso tempo, pregnante.

Due vignette dalla graphic novel Il Discorso della Pantera
 Allo stesso modo il racconto della giovane struzza (o femmina di struzzo se preferite) può essere facilmente letto come la metafora di una persona che riesce a liberarsi da una relazione tossica… poi però la protagonista fa una scelta che non rivelo (per non fare spoiler), ma basti dire che non è molto in linea con lo spirito dei nostri tempi. E anche qui c’è un vuoto, la motivazione della struzza non viene esplicitata, è lasciata al lettore. 

Una vignetta raffigurante uno s truzzo tratta dalla graphic novel Il Discorso della Pantera

I sentimenti sono apparentemente semplici, primari, ma la bravura di Moreau sta nel creare, attraverso il non-detto, una profondità che non si vede, un qualcosa che ti spinge a rileggere e rileggere e rileggere, perché avverti che c’è ancora qualcosa da trovare, da scoprire.

Proprio per questa sua semplicità che non è affatto semplice, il libro di Moreau mi ricorda le 101 Storie Zen, aforismi brevi ma non certo “facili” né tantomeno consolatori. 

Una pagina tratta dalla graphic novel Il Discorso della Pantera
Dal punto di vista grafico, l’autore lavora con contorni super-semplici, riempiti con campiture digitali. L’effetto finale è anche questo molto simile ad una stampa giapponese, priva di tridimensionalità; ma a colpirmi è soprattutto la regia, che passa da ampi paesaggi a primissimi piani con eccezionale naturalezza [è il caso di dirlo!], usando la classica griglia e rompendola in tante schegge impazzite quando è necessario.

Il Discorso della Pantera è un libro molto bello e, mi sento di dire, importante nel presentare una visione narrativa “pop” della Natura diversa da quella proposta da Walt Disney e dai suoi epigoni. Ma al di là di questo, è un racconto corale (nel finale tutte le singole storie si riuniscono) da leggere e rileggere, e nella nostra epoca di fast consuming, questo è senz’altro il pregio più grande.

Il Discorso della Pantera è disponibile come volume e come ebook su tutti i principali store di libri online, oltre che ovviamente nelle librerie di variaL'edizione italiana è stata curata da Tunué

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